Villa Certosa cambia padrone: la reggia di Berlusconi passa agli Al Thani in un affare da 350 milioni di euro

C’è chi compra un appartamento vista mare e chi si porta a casa uno dei simboli più riconoscibili dell’era berlusconiana. Dopo mesi di indiscrezioni, trattative e voci che si rincorrevano tra Milano, Roma e il Golfo Persico, Villa Certosa avrebbe trovato il suo nuovo proprietario. La storica residenza sarda appartenuta a Silvio Berlusconi passerebbe infatti nelle mani della famiglia Al Thani, la dinastia che governa il Qatar da oltre un secolo e mezzo.

L’operazione segnerebbe la fine di un capitolo che ha accompagnato per decenni la storia politica, imprenditoriale e personale del fondatore di Forza Italia. Per molti anni Villa Certosa non è stata soltanto una residenza privata. È stata un luogo simbolico, un palcoscenico internazionale, una vetrina del potere e della ricchezza del Cavaliere.

Dalla residenza del Cavaliere al patrimonio dell’emiro

Secondo le ricostruzioni finanziarie, il prezzo finale dell’operazione si aggirerebbe intorno ai 350 milioni di euro. Una cifra enorme che tuttavia resta inferiore alle valutazioni da mezzo miliardo di euro circolate quando la proprietà era stata messa sul mercato.

Dietro l’acquisizione ci sarebbe la galassia finanziaria riconducibile alla famiglia Al Thani e in particolare a Hamad bin Jassim Al Thani, uno degli uomini più influenti e facoltosi del Qatar, già ministro degli Esteri e primo ministro dell’emirato.

La struttura societaria utilizzata per l’operazione farebbe capo a Constellation Hotels Holding, veicolo con sede in Lussemburgo che gestisce parte degli investimenti immobiliari internazionali della famiglia reale qatariota.

Una villa diventata leggenda

Villa Certosa è molto più di una residenza di lusso. Affacciata sul golfo di Marinella, tra Porto Rotondo e la Costa Smeralda, è entrata nell’immaginario collettivo italiano e internazionale.

Tra le sue mura sono passati capi di Stato, imprenditori, star dello spettacolo e protagonisti della politica mondiale. È stata il luogo delle vacanze private di Berlusconi, delle celebri fotografie in bandana, degli incontri informali con leader stranieri e delle feste che per anni hanno alimentato curiosità e cronache.

Con il passare del tempo la villa è diventata una sorta di monumento privato al berlusconismo, una proprietà che identificava il suo proprietario quasi quanto le sedi di Mediaset o Palazzo Grazioli.

Gli Al Thani rafforzano la loro presenza in Italia

L’acquisto di Villa Certosa non rappresenterebbe un debutto per la famiglia reale del Qatar nel nostro Paese. Gli Al Thani possiedono già partecipazioni strategiche in numerosi settori dell’economia italiana, dalla moda al turismo fino alla sanità.

Attraverso Mayhoola controllano una quota di maggioranza della maison Valentino, mentre il fondo sovrano qatariota continua a investire in marchi del lusso, immobili di pregio e infrastrutture.

Anche la Sardegna è da tempo uno dei territori di riferimento per gli investimenti dell’emirato. Dalla Costa Smeralda al Mater Olbia Hospital, la presenza qatariota nell’isola si è consolidata negli anni attraverso operazioni miliardarie che hanno contribuito a rafforzare il legame tra Doha e il territorio sardo.

Un’operazione che chiude un’epoca

Per la famiglia Berlusconi la vendita rappresenta uno dei tasselli più importanti della gestione dell’eredità lasciata dal fondatore di Fininvest dopo la sua scomparsa.

L’operazione consentirebbe infatti di completare alcuni passaggi legati all’esecuzione testamentaria e alla riorganizzazione del patrimonio familiare.

Ma al di là degli aspetti economici e societari, il significato simbolico appare evidente. Villa Certosa è stata per oltre trent’anni una delle immagini più riconoscibili del potere berlusconiano. Vederla passare a una delle famiglie più ricche del pianeta significa assistere alla conclusione definitiva di una stagione politica, economica e mediatica che ha segnato profondamente la storia italiana.

Dal Cavaliere all’emiro. Da Porto Rotondo a Doha. La villa delle bandane, delle cene di Stato e delle estati del potere cambia proprietario. E con lei cambia anche un pezzo di racconto dell’Italia degli ultimi decenni.