Il terremoto nel mondo arbitrale italiano passa dalle carte dell’inchiesta della procura di Milano e arriva dritto al cuore della Serie A. Al centro c’è Gianluca Rocchi, ex designatore arbitrale ora autosospeso, accusato di concorso in frode sportiva. Secondo l’ipotesi investigativa, intorno alla gestione delle designazioni e delle valutazioni arbitrali si sarebbe costruito un sistema fatto di rapporti interni, fedeltà, correnti e presunte pressioni, con arbitri considerati più “allineati” premiati nelle gare di maggiore peso e altri progressivamente messi ai margini.
Il “sistema” Rocchi e le designazioni finite sotto accusa
Nelle carte dell’inchiesta si parla di designazioni “pilotate” e “combinate”, secondo quanto riferito da alcuni testimoni. La scelta di un arbitro per una partita rispetto a un altro, sempre secondo questa ricostruzione, non sarebbe stata legata soltanto al merito o alla forma tecnica, ma anche a rapporti personali, appartenenze interne e grado di fiducia rispetto alla linea del designatore.
Uno degli sfoghi raccolti dagli investigatori fotografa il clima: «Non ho più visto la Serie A dopo un confronto acceso con lui», avrebbe riferito un ex direttore di gara. Parole che non provano da sole un sistema, ma che per la procura contribuiscono a descrivere un ambiente attraversato da tensioni profonde.
I casi citati riguardano, almeno per ora, due episodi di sospetta combine legati a San Siro, il 2 aprile 2025. Il primo coinvolge Andrea Colombo, arbitro ritenuto “gradito” all’Inter secondo quanto attribuito a Rocchi, in vista di una successiva trasferta a Bologna. Il club nerazzurro, va precisato, non risulta coinvolto nell’indagine. Il secondo riguarda Daniele Doveri, indicato come “meno gradito” e scelto per una semifinale di Coppa Italia con l’obiettivo, secondo l’ipotesi degli inquirenti, di non utilizzarlo poi in un’eventuale finale o nelle ultime partite decisive dell’Inter.
Gervasoni davanti ai pm e il nodo delle sale Var
Mentre Rocchi, almeno per ora, ha scelto di non presentarsi davanti al pm Maurizio Ascione, il suo ex numero due Andrea Gervasoni è atteso per l’interrogatorio. L’ex supervisore di Serie A e Serie B ha fatto sapere di voler rispondere alle domande. Al centro ci sarà anche il video della sala Var di Salernitana-Modena, partita di Serie B finita nel fascicolo per un rigore prima assegnato agli emiliani e poi revocato dopo l’intervento della sala Var.
Secondo la procura, la decisione sarebbe arrivata dopo una “bussata” di Gervasoni. Lui, però, attraverso la difesa, sostiene di essere stato assegnato quel giorno alla Serie A e quindi di trovarsi fisicamente in un’altra palazzina. Non solo: agli atti ci sarebbe anche il video della sala Var di Inter-Roma, con il caso del fallo su Bisseck che, secondo alcune testimonianze, non sarebbe diventato calcio di rigore proprio per un intervento esterno.
Il tema delle “bussate” è uno dei punti più sensibili dell’intera inchiesta. Secondo l’ipotesi investigativa, quegli interventi informali servivano a orientare alcune valutazioni e a garantire giudizi positivi a determinati arbitri o addetti Var, così da mantenerli alti nelle graduatorie. Tra i nomi citati ci sono Di Paolo, Marini e Paterna, quest’ultimo indagato, tutti Var diventati internazionali durante la gestione Rocchi.
Rapporti, fedelissimi e legami pericolosi tra arbitri e società
Un altro capitolo riguarda la distribuzione nelle sale Var di Lissone. Secondo alcune testimonianze, i più vicini a Rocchi sarebbero stati collocati nelle sale 4, 5 e 6, quelle più facilmente raggiungibili dal tavolone del supervisore. Gli arbitri ritenuti più autonomi, invece, sarebbero stati destinati alle sale laterali, la 1 e la 7. Un dettaglio logistico che per gli inquirenti potrebbe avere un peso, perché i vetri trasparenti consentivano una comunicazione visiva tra chi era dentro e chi si trovava all’esterno.
L’inchiesta guarda anche alla rete dei rapporti personali. Amicizie, frequentazioni, vecchie appartenenze e legami con le società diventano materiale sensibile quando si intrecciano con designazioni, valutazioni e partite decisive. Viene citato Giorgio Schenone, addetto agli arbitri dell’Inter, indicato come uno dei guardalinee preferiti da Rocchi, con cui avrebbe condiviso diverse trasferte europee. Viene citato anche Maggiani, addetto agli arbitri della Juventus, legato da una storica amicizia all’arbitro Massa.
Il quadro che emerge è quello di un mondo chiuso, regolato da equilibri interni difficili da decifrare dall’esterno. In alcuni casi i rapporti diventano veti o condizionamenti: Maresca e Guida sarebbero stati tenuti lontani dalle partite del Napoli per il loro tifo, mentre Orsato per anni avrebbe evitato di dirigere l’Inter dopo l’errore nel match con la Juventus legato alla mancata espulsione di Pjanic, episodio che pesò nella corsa scudetto del Napoli di Sarri.
Per ora tutto resta sul piano dell’inchiesta e delle ipotesi investigative. Ma la portata delle accuse è pesante, perché tocca uno dei pilastri della credibilità del calcio: la fiducia nell’indipendenza degli arbitri. Se le designazioni diventano terreno di correnti, favori e pressioni, il problema non riguarda più soltanto singole partite o singoli episodi, ma l’intero sistema di governo arbitrale.







