La possibile revisione del processo ad Alberto Stasi non passa dal rumore mediatico, ma da un punto giuridico molto preciso: per riaprire davvero il caso Garlasco davanti alla Corte d’appello di Brescia serviranno nuove prove capaci di incrinare almeno alcuni dei sette elementi “gravi, precisi e concordanti” sui quali la Cassazione, nel 2015, costruì la condanna definitiva dell’ex fidanzato di Chiara Poggi.
È questo il vero spartiacque della nuova fase. Non basta che l’inchiesta riaperta a Pavia su Andrea Sempio abbia prodotto nuove consulenze, approfondimenti o piste alternative. Occorre che dentro quelle migliaia di pagine ci siano elementi tali da dimostrare, da soli o insieme alle prove già valutate nei processi, che Stasi debba essere prosciolto. Altrimenti la revisione resterà una possibilità discussa sui giornali, ma difficilissima da trasformare in un nuovo giudizio.
Garlasco, perché la revisione del processo Stasi passa dai sette indizi
A chiedere la revisione non potrà essere la Procura di Pavia, che pure ha riaperto e sviluppato il nuovo filone investigativo su Andrea Sempio. L’eventuale istanza potrà essere avanzata solo dalla Procura generale di Milano oppure dalla difesa di Alberto Stasi. È in questo quadro che si inserisce l’incontro tra il procuratore di Pavia Fabio Napoleone e la procuratrice generale di Milano Francesca Nanni, che ha già messo le mani avanti: «Non sarà uno studio né veloce né facile».
Nelle prossime settimane da Pavia partirà un’informativa con una serie di atti relativi all’indagine per omicidio volontario in concorso con Stasi o con ignoti, che dal 14 febbraio 2024 è tornata a coinvolgere Andrea Sempio. Solo dopo l’esame di quel materiale, ed eventualmente dopo la richiesta di ulteriori atti, la Procura generale potrà decidere se avanzare o meno la richiesta di revisione.
Orario della morte, sangue e scena del crimine: i punti più esposti
Il cuore del problema resta nei sette indizi valorizzati dalla sentenza definitiva. Per mettere in discussione il giudicato, almeno alcuni di quei punti dovranno vacillare. Tra quelli oggi più esposti alla nuova attività investigativa ci sono soprattutto l’orario della morte, la ricostruzione della scena del crimine, le tracce ematiche e il racconto fornito da Stasi quando disse di avere scoperto il corpo della fidanzata.
Uno degli elementi citati nella condanna è l’impronta digitale di Stasi sul dispenser del sapone, che secondo la ricostruzione processuale sarebbe stato lavato in corrispondenza di un’impronta insanguinata di scarpa sul tappetino del bagno. Altro punto centrale è l’assenza di un alibi nel lasso di tempo fra le 9.12 e le 9.35, finestra temporale in cui i giudici collocarono la morte di Chiara Poggi.
Proprio su questo segmento la nuova inchiesta ha investito una parte importante del proprio lavoro. La Procura di Pavia ha affidato all’anatomopatologa Cristina Cattaneo una consulenza che non riguarda soltanto le ferite sul corpo della vittima e la possibile arma, o le possibili armi, mai identificate, ma anche la verifica del tempo del decesso. Se quella finestra temporale dovesse essere spostata in avanti o rimessa in discussione in modo scientificamente solido, uno dei pilastri della sentenza potrebbe indebolirsi.
Biciclette, dna e racconto di Stasi: gli ostacoli più difficili
Tra i capitoli più discussi del caso Garlasco c’è poi quello delle biciclette. Da quanto emerge, la Procura di Pavia non sembra aver affrontato direttamente questo tema nella nuova indagine, anche se resta uno dei versanti più controversi sul piano probatorio e mediatico. Il punto riguarda soprattutto la bicicletta nera da donna che Stasi non avrebbe mai menzionato nel 2007, ma che venne richiamata dai genitori in interrogatori distinti, peraltro collocandola in luoghi differenti.
A questo si aggiunge la questione della Umberto Dei Milano di colore bordeaux, una bici da collezione che presentava componenti ritenuti non originari, fra cui i pedali. Proprio su quei pedali fu rilevata una copiosa quantità di dna di Chiara Poggi, definita nelle sentenze come “altamente cellulata” e, secondo la Corte d’appello di Brescia che nel 2021 respinse la prima richiesta di revisione, riconducibile con elevate probabilità a sangue. Il Ris di Parma, già nel 2007, aveva individuato sugli elementi dei pedali più microtracce positive ai test per sangue ed emoglobina.
Forse l’elemento più pesante resta però il racconto di Alberto Stasi sul ritrovamento del corpo. Quel narrato venne giudicato dai magistrati “illogico e falso”, soprattutto con riferimento alla scoperta del cadavere sulle scale del seminterrato della villetta di via Pascoli. Nell’appello bis del 2014, i periti si concentrarono sulle possibilità di non calpestare il sangue entrando o uscendo dal disimpegno e sui primi gradini della scala. Le percentuali stimate furono minime: 0,00038% per chi si fosse fermato al primo gradino e 0,00002% per chi si fosse fermato al secondo. Un dato che pesò enormemente nella costruzione della responsabilità di Stasi.
È proprio qui che la nuova inchiesta potrebbe provare a incidere. La Procura di Pavia ha disposto nuovi accertamenti sulle tracce e sulle impronte di sangue, con una consulenza affidata al Ris di Cagliari attraverso la Bloodstain Pattern Analysis, la disciplina che studia la distribuzione delle tracce ematiche. La consulenza è ancora secretata, ma il punto è decisivo: se da quelle analisi dovessero emergere orme non rilevate all’epoca o una ricostruzione compatibile con il racconto di Stasi, uno dei fondamenti più forti della sentenza definitiva potrebbe essere messo in crisi.
Il fascicolo che arriverà a Milano è enorme: verbali, perizie, consulenze genetiche, informatiche, dattiloscopiche, medico-legali e analisi della scena del crimine. Ci sono la perizia sul dna sotto le unghie, la consulenza di Cattaneo, l’analisi sul computer di Chiara Poggi, la Bpa del Ris di Cagliari, la consulenza sulla traccia 33 e la maxi informativa finale dei carabinieri del Nucleo investigativo di Milano.
Tutto finirà sul tavolo della Procura generale, chiamata a capire se dentro questo materiale esistano davvero nuove prove capaci di scardinare almeno in parte il sistema dei sette indizi della condanna. È per questo che i tempi non saranno brevi. Potrebbero volerci settimane, più probabilmente mesi. E solo allora si capirà se il caso Garlasco resterà dentro il perimetro della nuova indagine su Andrea Sempio o se tornerà davvero a investire la condanna definitiva di Alberto Stasi.







