Emergono nuovi e drammatici dettagli sull’inchiesta relativa alla morte di Beatrice, la bambina di due anni deceduta il 9 febbraio scorso a Bordighera nell’Imperiese. A quasi quattro mesi dalla morte della piccola Beatrice, l’inchiesta ha segnato una svolta significativa. Gli investigatori hanno infatti aggravato le contestazioni nei confronti della madre, Emanuela Aiello, detenuta da febbraio e recentemente trasferita nel carcere di Torino, e del compagno Manuel Iannuzzi, 42 anni, arrestato nelle scorse ore. L’originaria ipotesi di omicidio preterintenzionale ha lasciato il posto a quella di maltrattamenti aggravati dalla morte della minore, reato che prevede una pena compresa tra 12 e 24 anni di reclusione.
Le indagini proseguono in attesa della relazione definitiva dei Ris e dell’esito completo dell’autopsia, ma gli elementi raccolti finora avrebbero già consentito di ricostruire con precisione le circostanze che hanno portato alla morte della bambina.
Sulla bimba maltrattamenti e violenze continue
Secondo gli inquirenti, il decesso non sarebbe stato provocato da una caduta accidentale, come inizialmente sostenuto, bensì dall’esito di reiterati maltrattamenti e violenze. Gli accertamenti indicano che la piccola sarebbe morta nell’abitazione di Iannuzzi, a Perinaldo (Imperia), diverse ore prima della chiamata al 118 effettuata dalla madre.
Nell’ordinanza di custodia cautelare, composta da 33 pagine, il giudice per le indagini preliminari descrive un contesto caratterizzato da continue violenze e gravi forme di abuso. Nel telefono del 42enne arrestato gli investigatori hanno trovato anche foto della bimba tumefatta, scattate subito dopo i pestaggi sia nelle settimane precedenti sia poco prima della morte. In un video shock, inoltre, alla bambina di soli due anni la madre e il convivente impongono di fumare una sigaretta: la piccola piange, mentre loro ridono.
La madre e il suo compagno ridevano dopo le sevizie
La madre aveva infatti riferito ai soccorritori che la bambina si era sentita male improvvisamente nell’abitazione di Montenero, a Bordighera. Le indagini hanno invece accertato che la piccola si trovava a Perinaldo e che sarebbe deceduta proprio nella casa del compagno della donna. Successivamente il corpo sarebbe stato trasportato in automobile fino a Bordighera insieme alle altre due figlie minori.
Particolarmente rilevanti si sono rivelate le testimonianze delle sorelle maggiori della vittima, ascoltate in modalità protetta dagli investigatori. Le due bambine avrebbero raccontato di aver assistito agli ultimi momenti di sofferenza della sorellina e di aver più volte chiesto agli adulti di portarla in ospedale. Secondo quanto emerso, le richieste di soccorso sarebbero rimaste inascoltate. Le minori avrebbero inoltre riferito di essere state invitate a non raccontare quanto accaduto e a mantenere il silenzio sugli eventi di quei giorni.
Sulla bimba colpi ripetuti inferti con un oggetto contudente
Gli accertamenti medico-legali hanno evidenziato lesioni e traumi incompatibili con l’ipotesi di una semplice caduta dalle scale. Le ferite riscontrate sul corpo della bambina sarebbero invece riconducibili, secondo gli investigatori, a colpi ripetuti inferti con un oggetto contundente.
L’inchiesta avrebbe inoltre fatto emergere un quadro di grave trascuratezza nei confronti delle tre figlie. Secondo gli investigatori, le bambine sarebbero state lasciate più volte sole in casa, anche durante la notte, mentre la madre si recava dal compagno a Perinaldo.
La sorella: Beatrice urlava e vomitava
.Al centro degli accertamenti degli investigatori c’è la testimonianza della sorella maggiore, una ragazzina di 9 anni, che ha raccontato le ultime ore di vita della piccola descrivendo una situazione di grave sofferenza. La bambina avrebbe riferito che già dalla sera del 7 febbraio Beatrice manifestava condizioni preoccupanti mentre si trovava a Perinaldo, nell’abitazione del compagno della madre, Manuel Iannuzzi. Nel racconto della minore, la piccola avrebbe urlato più volte e vomitato ripetutamente. Le due sorelle maggiori avrebbero cercato di richiamare l’attenzione degli adulti presenti in casa senza però ottenere l’intervento richiesto.
La mattina successiva la situazione sarebbe ulteriormente peggiorata. La testimone ha riferito agli investigatori di aver sentito la sorellina piangere mentre si trovava in bagno con l’uomo. Quando lei e l’altra sorella sono entrate nel locale, avrebbero trovato Beatrice in condizioni molto critiche: sangue dal naso, occhi chiusi e il capo che ciondolava.
La bimba non riusciva a tenere la testa sollevata
Tra i passaggi più significativi della deposizione, la descrizione delle condizioni fisiche della bambina. La sorella ha raccontato che il corpo e le labbra apparivano violacei e che la piccola non riusciva a mantenere la testa sollevata. In un’altra circostanza avrebbe verificato che, sollevandole un braccio, questo ricadeva immediatamente.Secondo quanto riferito, nel corso del pomeriggio le condizioni della bambina sarebbero peggiorate ulteriormente. La minore ha raccontato di aver assistito a manovre praticate sulla sorellina e di aver notato anche una ferita sul mento.
La mattina del 9 febbraio, sempre secondo la testimonianza, lei e l’altra sorella sarebbero state svegliate con la comunicazione che non sarebbero andate a scuola. Poco dopo Beatrice sarebbe stata trasportata in auto avvolta in una coperta. Durante il tragitto verso Bordighera la madre e il compagno avrebbero chiesto alle due bambine di non raccontare di essere state a Perinaldo e di non riferire di conoscere l’uomo.L’inchiesta prosegue per chiarire le responsabilità e ricostruire con precisione quanto accaduto nelle ore precedenti al decesso.







