Nessuna scarcerazione e nessun differimento della pena. Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour (Cuneo) condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di reclusione per il duplice omicidio dei rapinatori entrati nel suo negozio nell’aprile del 2021, resta nel carcere di Asti. L’Ufficio di Sorveglianza di Torino ha infatti respinto l’istanza presentata dai legali del commerciante.
Nel provvedimento firmato dal magistrato di sorveglianza Elena Massucco si evidenzia come non si ravvisino — né siano state concretamente indicate dalla difesa — «le circostanze di necessità e di urgenza indispensabili per provvedere cautelativamente in questa sede». Con il no dell’organo giurisdizionale torinese, il fascicolo passa ora al vaglio del Tribunale di Sorveglianza, alla Procura generale presso la Corte d’Appello di Torino e all’Ufficio di Sorveglianza di Milano per i successivi passaggi procedurali.
Il fronte patrimoniale: il sequestro dei beni e il conto in Tunisia
Mentre il dibattito politico e l’opinione pubblica continuano a dividersi sul tema della legittima difesa, dalla cronaca giudiziaria riemerge un secondo e complesso capitolo legato al patrimonio personale di Roggero. Parallelamente alla condanna penale irrevocabile emessa dalla Corte di Cassazione, la magistratura ha disposto nei mesi scorsi il sequestro conservativo di beni per un valore complessivo stimato in oltre 1,17 milioni di euro.
Tra i capitoli centrali della ricostruzione contabile effettuata dalla Guardia di Finanza spicca il blocco d’urgenza di un conto corrente aperto in Tunisia, cointestato a Roggero e alla moglie, su cui nel settembre del 2024 erano stati bonificati 50 mila euro provenienti dalle filiali piemontesi.
Donazioni e risarcimenti alle vittime
Secondo le indagini delle Fiamme Gialle, parte di quel capitale proveniva dalle raccolte fondi e dalle donazioni di solidarietà promosse negli anni da sostenitori ed esponenti politici a favore del gioielliere. Se la difesa ha sempre sostenuto che tali fondi servissero a coprire le imponenti spese legali, la Corte d’Assise d’Appello di Torino ha letto l’operazione sotto un’altra luce, definendola nell’ordinanza giudiziaria come un «pervicace e reiterato tentativo» di sottrarre disponibilità finanziarie alle garanzie dei creditori.
La sentenza di condanna prevede infatti l’obbligo di risarcire le parti offese: la Corte ha stabilito una provvisionale immediatamente esecutiva di 480 mila euro destinata ai familiari dei due rapinatori uccisi e al terzo complice rimasto ferito, oltre alle spese di giudizio e ai successivi risarcimenti da quantificare in sede civile. Spostare liquidità in un Paese extra-Unione Europea avrebbe reso tali somme sostanzialmente inaccessibili alle procedure d’esecuzione e ai pignoramenti della giustizia italiana.
La presunta cessione dei beni immobili
Il bonifico in Nord Africa non rappresenta peraltro un episodio isolato. Già nel marzo del 2024, il commerciante si era presentato davanti a un notaio per cedere alla consorte le proprie quote relative a quattro immobili situati a La Morra, nel Cuneese. Gli inquirenti hanno qualificato la manovra come un’intestazione fittizia finalizzata a spogliare formalmente il condannato delle proprie proprietà, mantenendone la disponibilità all’interno del nucleo familiare ed eludendo le pretese risarcitorie.
Di fronte al concreto pericolo di dispersione delle garanzie patrimoniali, la magistratura è intervenuta ponendo i sigilli sia ai beni immobiliari sia ai depositi bancari. Tra la conferma della detenzione in carcere e i rigidi vincoli finanziari sui beni di famiglia, il quadro giudiziario attorno alla figura di Mario Roggero si fa dunque sempre più definito e serrato.







