Finto cantiere e colpo da 280 mila euro a Milano: assalto all’Affinatore, spariscono le rarissime bottiglie Romanée-Conti

Sembravano due operai diretti a un cantiere: caschetti arancioni, pettorine ad alta visibilità e movimenti rapidi, quasi ordinari. In realtà, dietro quell’apparenza da addetti ai lavori si nascondeva un piano studiato nei dettagli per mettere a segno uno dei furti più singolari e preziosi degli ultimi anni a Milano.

Nel mirino è finito l’Affinatore, ristorante della zona Sempione conosciuto dagli appassionati per la sua selezione di carni pregiate e soprattutto per una cantina che custodisce alcune delle etichette più ricercate al mondo. Alle 7.33 di sabato mattina i due uomini sono entrati in azione. Obiettivo: le bottiglie della Domaine de la Romanée-Conti, considerate dagli intenditori il Santo Graal del vino. Il bottino, secondo una prima stima, ammonta a circa 280 mila euro.

L’assalto alla teca blindata in pochi minuti

Le immagini registrate dalle telecamere di sicurezza raccontano una scena quasi chirurgica. I due malviventi hanno praticato un foro nel vetro antisfondamento della porta d’ingresso. Attraverso quel piccolo varco sono riusciti a raggiungere il pomolo interno e ad aprire l’accesso al locale. Una volta dentro, hanno replicato la stessa tecnica sulla teca blindata che custodiva le bottiglie più preziose. Nei filmati si vedono chiaramente i punti di perforazione e gli strumenti utilizzati.

Quando il vetro ha ceduto, i ladri hanno afferrato le bottiglie conservate orizzontalmente e le hanno infilate in una grande sacca. Questione di pochi minuti e poi la fuga. Le fotografie scattate dopo il colpo mostrano i segni lasciati dall’azione: le superfici dei vetri appaiono attraversate da profonde ragnatele di crepe. Tutt’intorno, però, molte altre bottiglie di grande valore sono rimaste al loro posto.

I ladri cercavano soltanto le Romanée-Conti

È proprio questo dettaglio ad aver colpito gli investigatori. Chi è entrato all’Affinatore sapeva esattamente dove mettere le mani. I responsabili hanno ignorato numerose etichette pregiate e si sono concentrati esclusivamente sulle bottiglie della Domaine de la Romanée-Conti, tra le più rare e costose del pianeta.

«Presenteremo denuncia e confidiamo che i responsabili vengano individuati», spiega Pino Scalise, titolare del ristorante e volto noto della ristorazione milanese. Oltre all’Affinatore, l’imprenditore è proprietario anche del Gattopardo, dello Chatulle e della Bullona. In passato aveva costruito parte della sua fortuna gestendo alcuni locali simbolo della movida cittadina, come il Loolapaloosa e il Pitbull Café.

Secondo una prima ricostruzione, il valore commerciale delle bottiglie rubate sfiora i 280 mila euro. Ma anche riuscire semplicemente a sostituirle sarebbe un’impresa. «Anche il semplice costo di riacquisto sarebbe enorme: oltre 150 mila euro, ammesso di riuscire a rintracciare esemplari analoghi sul mercato internazionale attraverso aste e collezionisti specializzati».

Il vigilante è arrivato tre minuti dopo l’allarme

Il locale dispone di un sistema di videosorveglianza e di un servizio di vigilanza privata attivo ventiquattr’ore su ventiquattro. Al momento del furto, però, l’addetto alla sicurezza era impegnato presso un altro ristorante del gruppo. Quando è scattato l’allarme, la guardia è arrivata in circa tre minuti. Un tempo troppo lungo per impedire la fuga dei responsabili, che si erano già dileguati.

Nelle prossime ore verrà formalizzata la denuncia. Parallelamente, l’Affinatore sta collaborando direttamente con la Domaine de la Romanée-Conti per ricostruire i numeri seriali delle bottiglie sottratte e trasmetterli alle autorità e agli operatori del settore.

L’obiettivo è rendere praticamente impossibile la loro rivendita sul mercato internazionale. Si tratta infatti di bottiglie rarissime, seguite con estrema attenzione da collezionisti, case d’asta e appassionati, e proprio questa notorietà potrebbe trasformarsi nel principale ostacolo per i ladri.

Un furto studiato nei dettagli

Dalle immagini e dalle modalità del colpo emerge un elemento che gli investigatori considerano decisivo: nulla sembra essere stato lasciato al caso. L’abbigliamento da operai, l’orario scelto, la tecnica utilizzata per forare i vetri e soprattutto la selezione estremamente precisa delle bottiglie fanno pensare a un’azione preparata con cura.

Non un colpo improvvisato, ma un furto costruito attorno a poche etichette dal valore straordinario. Bottiglie che, per chi le colleziona, rappresentano molto più di un vino e che, sul mercato, possono arrivare a valere quanto un appartamento nel cuore di Milano.