Garlasco, Taccia lancia il guanto alla Procura: «Dimostrate una sola bugia di Andrea Sempio»

Angela Taccia

Per Angela Taccia il punto centrale dell’inchiesta non riguarda una bottiglietta d’acqua o uno scontrino del parcheggio. Il vero dato, sostiene la legale di Andrea Sempio, è un altro: ogni circostanza raccontata dal suo assistito avrebbe trovato conferma nel corso delle indagini. È questa la linea che l’avvocata continua a difendere mentre la Procura di Pavia prosegue gli approfondimenti sul delitto di Chiara Poggi.

Taccia invita a guardare il quadro complessivo e non i singoli dettagli diventati oggetto del dibattito pubblico. «In questo anno e mezzo tutto quello che ha raccontato Andrea o i suoi genitori ha sempre trovato riscontri nei fatti, che hanno dimostrato la veridicità del racconto», afferma con convinzione, rivendicando il lavoro svolto dalla difesa.

«Se discutiamo della bottiglietta significa che manca la prova decisiva»

Secondo l’avvocata, il clamore nato attorno alla bottiglietta d’acqua dimostra soprattutto la debolezza dell’impianto accusatorio.

«Se passiamo una settimana a parlare di una bottiglietta d’acqua senza tappo non siamo messi benissimo. Non c’è la pistola fumante», osserva Taccia, che interpreta il dibattito come la conferma dell’assenza di elementi decisivi contro il suo assistito.

La legale richiama poi uno dei particolari emersi negli ultimi giorni. Andrea Sempio aveva riferito che quel giorno il bar di Vigevano gli aveva consegnato una bottiglietta priva del tappo. Un dettaglio che, sottolinea Taccia, ha trovato una spiegazione concreta nell’ordinanza prefettizia allora in vigore, con la quale il Comune vietava agli esercizi pubblici di servire bottiglie complete di tappo per ragioni di ordine pubblico.

«Come faceva Andrea a sapere che proprio quel giorno le bottigliette venivano vendute senza tappo?», domanda l’avvocata, indicando proprio quell’ordinanza come uno dei riscontri oggettivi richiamati dalla difesa.

«Andrea oggi non ricorda, ma sua madre non inventa»

Taccia riconosce che Sempio non ricorda quel particolare specifico, ma invita a non trasformare questa circostanza in un elemento di sospetto.

«Andrea continua a dire di non ricordare questo dettaglio, ma se sua madre lo sostiene evidentemente non è un’invenzione», afferma la legale, convinta che anche questo episodio finisca per rafforzare la credibilità della ricostruzione fornita dalla famiglia.

L’avvocata aggiunge anche un’osservazione maturata sul piano personale. Racconta di conoscere bene le abitudini di Sempio e ricorda che spesso, quando beveva molta acqua o birra, lasciava il pranzo a metà. Una circostanza che, precisa lei stessa, non possiede alcun valore processuale ma contribuisce a spiegare perché il mancato pranzo non rappresenti necessariamente un’anomalia.

«Parlare con i pm? Andrea ascolta i suoi avvocati»

Taccia chiarisce anche la scelta di Sempio di non presentarsi all’interrogatorio richiesto dalla Procura.

Secondo la legale, il suo assistito avrebbe preferito seguire la strategia concordata con il collegio difensivo, evitando di esporsi in una fase così delicata dell’indagine.

«Dopo quello che sta subendo da dieci anni va a parlare con i pubblici ministeri? Uno si tutela e ascolta i propri avvocati», sostiene Taccia, ricordando che la difesa ritiene più opportuno affrontare il confronto direttamente davanti a un giudice.

La stessa impostazione vale anche per le numerose dichiarazioni rese in passato da Andrea Sempio. L’avvocata spiega che il suo assistito avrebbe sempre voluto raccontare pubblicamente la propria versione dei fatti, ma il collegio difensivo gli ha consigliato di limitare le esposizioni mediatiche perché ogni parola rischia di diventare materiale d’indagine.

«La Procura è una parte, deciderà un giudice»

Taccia guarda infine ai nuovi approfondimenti disposti dagli inquirenti dopo il deposito delle consulenze della difesa e ribadisce la propria fiducia nel futuro processo.

L’avvocata si dice sorpresa dalla scelta della Procura di proseguire con ulteriori verifiche dopo avere annunciato la chiusura delle indagini e ricorda che il compito di valutare la solidità scientifica delle consulenze spetterà esclusivamente a un giudice.

«La Procura è comunque una parte. Noi entreremo davvero in battaglia davanti a un giudice terzo e imparziale», conclude, confermando la convinzione della difesa che il materiale raccolto finirà per rafforzare la posizione di Andrea Sempio.