Garlasco, diciannove anni dopo Chiara Poggi attende ancora una verità definitiva: il 13 agosto più decisivo dall’inizio del caso

La scena del crimine del delitto di Chiara Poggi

Il 13 agosto 2026 saranno trascorsi diciannove anni dalla mattina in cui qualcuno uccise Chiara Poggi nella villetta di famiglia a Garlasco. Diciannove anni di indagini, processi, assoluzioni, condanne, archiviazioni e nuove accuse. Mai, però, l’anniversario era arrivato dentro una contraddizione giudiziaria tanto profonda: Alberto Stasi sconta una condanna definitiva a 16 anni, mentre la Procura di Pavia sostiene che ad assassinare Chiara sia stato Andrea Sempio, da solo.

Non si tratta ancora di due verità giudiziarie sullo stesso piano. La colpevolezza di Stasi deriva da una sentenza definitiva; quella di Sempio rappresenta invece l’ipotesi dell’accusa e dovrà superare prima il vaglio di un giudice, poi eventualmente quello di un processo. Sempio respinge ogni addebito e continua a proclamarsi innocente. Proprio questa distanza rende il diciannovesimo anniversario uno dei passaggi più delicati dell’intera vicenda.

Garlasco, la sentenza contro Stasi e la nuova accusa a Sempio

La Cassazione ha chiuso il processo contro Alberto Stasi nel dicembre 2015, confermando la condanna pronunciata nell’appello bis. Per la giustizia italiana, dunque, l’ex fidanzato di Chiara resta responsabile dell’omicidio. Quella decisione conserva piena efficacia e nessuna nuova indagine può cancellarla automaticamente.

La nuova Procura di Pavia ha però costruito una ricostruzione radicalmente diversa. Secondo i magistrati, Andrea Sempio avrebbe ucciso Chiara da solo, dopo un approccio respinto dalla giovane. I pubblici ministeri hanno eliminato dal capo d’accusa l’originaria ipotesi del concorso con Stasi o con altre persone e hanno attribuito all’amico di Marco Poggi la responsabilità esclusiva del delitto.

Se questa tesi arrivasse davanti a un tribunale, la giustizia dovrebbe confrontarsi con un interrogativo enorme: come può una sentenza definitiva attribuire l’omicidio a Stasi mentre una nuova accusa indica Sempio come unico assassino? La risposta non può arrivare dai dibattiti televisivi. Servono prove capaci di resistere al contraddittorio.

Le quattro consulenze che possono decidere il futuro dell’inchiesta

La Procura attende ora quattro consulenze tecniche ordinate dopo il deposito degli elaborati della difesa di Sempio. Gli accertamenti riguardano il Dna, le impronte di scarpa, la compatibilità delle dimensioni del piede e il profilo psichiatrico dell’indagato.

Il confronto più delicato riguarda le tracce fisiche raccolte nella villetta. I consulenti dovranno misurare la tenuta delle conclusioni sul materiale genetico recuperato dalle unghie di Chiara e verificare l’attribuzione delle impronte insanguinate. La difesa sostiene che questi elementi non dimostrino la presenza di Sempio sulla scena del delitto e contesta metodo e risultati dell’accusa.

Resta fuori dalle quattro consulenze l’impronta 33, la traccia parziale trovata sulla parete delle scale che conducono alla cantina. La Procura la attribuisce a Sempio, mentre i suoi avvocati respingono questa conclusione. Un eventuale processo potrebbe affidare l’esame a un perito nominato dal giudice, chiamato a lavorare in posizione terza rispetto all’accusa e alla difesa.

Il 28 settembre e il possibile nuovo processo per Garlasco

La scadenza indicata per il nuovo filone d’inchiesta è il 28 settembre. Entro quella data la Procura dovrà completare gli ultimi accertamenti e decidere se chiedere il rinvio a giudizio di Andrea Sempio. Soltanto allora il giudice potrà valutare se gli elementi raccolti giustifichino l’apertura di un processo.

Sul fronte opposto resta la posizione di Alberto Stasi. I suoi difensori valutano una nuova richiesta di revisione, mentre anche la Procura generale di Milano potrebbe assumere un’iniziativa autonoma. Un eventuale processo a Sempio e una revisione della condanna di Stasi seguirebbero percorsi diversi, ma ruoterebbero intorno alla stessa domanda: chi ha ucciso Chiara Poggi?

Diciannove anni dopo, la certezza riguarda ancora soprattutto la vittima. Chiara aveva 26 anni, si trovava sola nella casa di via Pascoli e con ogni probabilità aprì la porta a una persona che conosceva. L’arma del delitto non è mai comparsa. Il movente continua a dividere accusa e difese. E il caso che sembrava chiuso da una condanna definitiva torna ad avvicinarsi alle aule di giustizia con un nome diverso da quello scritto nella sentenza.

Il 13 agosto non segnerà quindi soltanto un altro anniversario. Arriverà a poche settimane dalla scelta che potrebbe aprire un secondo processo per lo stesso omicidio e mettere direttamente a confronto la nuova ricostruzione della Procura con la verità giudiziaria pronunciata contro Stasi. Per Garlasco sarà il passaggio più difficile: capire se diciannove anni di indagini abbiano finalmente avvicinato la verità oppure abbiano reso ancora più profonda la frattura che attraversa il caso.