Garlasco, i diari choc di Andrea Sempio: “Ho sognato il carcere”, “Avevo bisogno di approvazione”, “Ho commesso cose brutte”

Andrea Sempio al centro delle indagini di Garlasco

Centocinquantadue pagine scritte a mano. Appunti, riflessioni, sfoghi personali, sogni, paure e frasi spezzate. È il contenuto delle agendine sequestrate ad Andrea Sempio nel 2025 e finite ora agli atti della nuova indagine sul delitto di Garlasco. Un materiale che gli investigatori considerano importante per ricostruire il profilo psicologico del 38enne accusato dalla Procura di Pavia di aver ucciso Chiara Poggi il 13 agosto 2007.

A pubblicare in esclusiva parte dei contenuti è il settimanale Giallo. Dai quaderni emerge il ritratto di un uomo inquieto, fragile, ossessionato dal giudizio degli altri e dal timore del rifiuto. Ma soprattutto compaiono frasi che oggi, alla luce della nuova inchiesta, assumono un peso inevitabilmente diverso.

“Le mie paure più grandi: essere rifiutato, perdere il controllo”

Tra le annotazioni finite agli atti ce n’è una che colpisce più di tutte: “Le mie paure più grandi: essere rifiutato, perdere il controllo”.

Una frase che gli investigatori leggono dentro il nuovo impianto accusatorio costruito attorno a Sempio. La Procura ipotizza infatti che il movente del delitto possa essere legato a un rifiuto da parte di Chiara Poggi.

Nelle agendine Sempio torna spesso sul tema dell’approvazione personale e della difficoltà nei rapporti con le donne.

“Ho un disperato bisogno di approvazione”, scrive in un altro passaggio.

I sogni sul carcere e le frasi sui coltelli

Le pagine contengono anche riferimenti inquietanti ai sogni e alla violenza.

“Sognato il carcere”.

“Sognato me che accoltellavo gente”.

“Commesso grossi errori”.

“Commesso cose brutte”.

Frasi brevi, isolate, spesso prive di contesto, ma che oggi vengono analizzate dagli investigatori insieme alle intercettazioni ambientali raccolte negli ultimi mesi.

Le pagine strappate e i vuoti negli anni cruciali

Un altro dettaglio che gli inquirenti considerano significativo riguarda alcune pagine mancanti.

In diversi punti delle agendine risultano infatti fogli strappati. Proprio nel periodo successivo al liceo e precedente all’inizio del lavoro nel negozio di telefonia.

Secondo quanto emerge, quei vuoti temporali avrebbero colpito anche gli investigatori, che cercano di ricostruire gli anni meno documentati della vita di Sempio.

L’ossessione per il caso Stasi e i rapporti con i Poggi

Nei diari non compare mai il nome di Chiara Poggi né riferimenti diretti all’omicidio. Ma emerge chiaramente l’attenzione costante di Sempio per la vicenda giudiziaria di Alberto Stasi.

Le annotazioni raccontano anche i rapporti continui con Marco Poggi, con la famiglia Poggi e con l’avvocato Gian Luigi Tizzoni.

Secondo gli investigatori, il materiale personale sequestrato aiuta a delineare uno stato emotivo segnato da ansia, attacchi di panico e forte instabilità interiore.

I soliloqui sul sangue e la scena del crimine

Le agendine si aggiungono ora agli altri elementi raccolti dalla Procura di Pavia: le intercettazioni ambientali, i soliloqui registrati in auto, le consulenze genetiche e le nuove analisi sui reperti.

Tra gli audio che hanno attirato maggiormente l’attenzione degli inquirenti ci sarebbe anche una frase pronunciata da Sempio che sembra evocare la scena del crimine.

“Lui dice di non aver… con i piedi… quando sono andato io… il sangue c’era…”.

Una frase frammentaria che gli investigatori stanno cercando di contestualizzare.

Il profilo psicologico al centro dell’inchiesta

La Procura considera le agendine uno degli elementi utili per costruire il quadro psicologico dell’indagato.

I quaderni descrivono una personalità tormentata, segnata dal bisogno di riconoscimento, dalla paura dell’abbandono e da una costante inquietudine personale.

“La mia vita ha passato sfighe, sfortune, risate, merda e colpi di culo”, annota Sempio in uno dei passaggi riportati dal settimanale.

Parole che oggi entrano ufficialmente dentro uno dei fascicoli giudiziari più discussi degli ultimi vent’anni italiani.