Garlasco, aperto un fascicolo sull’esposto di Stefania Cappa, ma senza indagati: cosa significa davvero la scelta dei pm

I protagonisti del giallo di Garlasco

Garlasco, aperto un fascicolo sull’esposto di Stefania Cappa, ma la Procura non iscrive alcun indagato. Ed è proprio questo il punto più importante della vicenda. I magistrati non contestano reati specifici e scelgono il modello 45, cioè il registro che raccoglie segnalazioni ed esposti ancora privi di elementi sufficienti per sostenere un’accusa penale.

In pratica, la Procura non indaga formalmente nessuno. I pm acquisiscono gli atti, li esaminano e verificano se esistano davvero presupposti concreti per andare avanti. Una scelta tecnica che, nel linguaggio giudiziario, ridimensiona almeno per ora il peso penale della denuncia.

Stefania Cappa denuncia De Rensis, “Le Iene” e l’ex maresciallo Marchetto

Stefania Cappa, cugina di Chiara Poggi e mai indagata nell’inchiesta sul delitto di Garlasco, ha presentato un esposto contro l’avvocato Antonio De Rensis, storico legale di Alberto Stasi, contro l’inviato de “Le Iene” Alessandro De Giuseppe e contro l’ex maresciallo dei carabinieri Francesco Marchetto.

Nella denuncia, la Cappa ipotizza diffamazione aggravata, calunnia e istigazione a delinquere nelle forme della diffamazione. Al centro dell’esposto finiscono dichiarazioni, ricostruzioni e contenuti diffusi negli ultimi mesi durante la nuova ondata mediatica sul caso Garlasco.

Perché il modello 45 cambia il significato della vicenda

La scelta della Procura di utilizzare il modello 45 cambia parecchio il quadro. I magistrati non aprono un procedimento penale classico, non convocano indagati e non formulano accuse. Prima vogliono capire se le dichiarazioni contestate superino davvero il limite del diritto di cronaca, del diritto di critica o della difesa processuale.

Per questo motivo il fascicolo resta, almeno per ora, una verifica preliminare. E non è escluso che la Procura possa chiudere tutto senza ulteriori sviluppi se non emergeranno elementi penalmente rilevanti.

Il caso Garlasco continua a produrre guerre parallele

Negli ultimi mesi il delitto di Chiara Poggi è tornato al centro dell’attenzione con una forza impressionante. La nuova indagine su Andrea Sempio, le consulenze sul Dna, le intercettazioni, i presunti moventi legati ai video privati e i continui scontri televisivi hanno riacceso il caso come non accadeva da anni.

Dentro questo clima, anche persone mai coinvolte formalmente nelle indagini si sono ritrovate al centro di insinuazioni, sospetti e ricostruzioni mediatiche sempre più aggressive. Proprio questo scenario ha spinto Stefania Cappa a rivolgersi alla magistratura.

Da omicidio a guerra infinita tra esposti, querele e tv

Il caso Garlasco ormai non riguarda più soltanto l’omicidio di Chiara Poggi. Attorno all’inchiesta ruota una battaglia continua fatta di querele, denunce, consulenze contrapposte, interviste, trasmissioni televisive e scontri tra avvocati, giornalisti ed ex investigatori.

E la decisione della Procura di Milano fotografa perfettamente questa fase: gli atti arrivano sul tavolo dei magistrati, ma per ora nessuno finisce ufficialmente sotto indagine.