«Lo stupro è una strategia di riproduzione accettata dalla natura». Andrea Sempio è seduto sul letto della sua camera e parla davanti a una videocamera. Non sta rispondendo alle domande di un investigatore né partecipando a una discussione pubblica. Sta registrando uno dei suoi soliloqui privati, destinati a rimanere nell’hard disk del computer. Le parole che pronuncia sono sconvolgenti, soprattutto perché accompagnano una riflessione nella quale attribuisce alle vittime di violenza sessuale reazioni che sembrano normalizzare lo stupro.
Sono alcuni dei filmati inediti emersi dal materiale informatico sequestrato a Sempio, indagato nell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi. Le registrazioni, mostrate da Verità Nascoste, restituiscono una serie di dichiarazioni e comportamenti che aprono interrogativi sul contenuto dei suoi archivi personali. Accanto ai video nei quali parla da solo compaiono materiale pornografico violento, immagini private di donne apparentemente riprese a loro insaputa e documenti dedicati ai serial killer, alle violenze sessuali e alle tecniche di omicidio silenzioso.
«Durante lo stupro molte donne sono calme e rilassate»: il monologo sul letto
Il filmato più controverso riguarda la violenza sulle donne. Sempio, seduto sul letto della propria camera, espone una teoria che presenta lo stupro come un comportamento riconducibile alla riproduzione naturale.
«Lo stupro è una strategia di riproduzione accettata dalla natura. Nel momento in cui un uomo sta violentando una donna, una parte di lei è sicuramente distrutta e scioccata per quello che accade mentre un’altra parte di lei, quella più primitiva, sta ragionando. Molte donne durante lo stupro sono calme e rilassate».
Sono parole pronunciate dall’indagato nel video, non valutazioni scientifiche. La descrizione della violenza sessuale come strategia riproduttiva e l’idea che una vittima possa essere «calma e rilassata» non costituiscono spiegazioni attendibili del consenso o delle reazioni a un’aggressione.
La registrazione colpisce per il tono con cui Sempio affronta l’argomento, sviluppando il ragionamento davanti alla telecamera senza interlocutori. Non emerge dal materiale disponibile la data esatta del filmato, né il contesto nel quale abbia elaborato quelle considerazioni.
Nell’hard disk le immagini di una parente e delle colleghe: il sospetto delle riprese nascoste
Tra i contenuti rinvenuti nel computer figurano anche fotografie e video privati di una parente stretta e di alcune colleghe di lavoro.
Secondo la ricostruzione diffusa, alcune donne sembrerebbero essere state riprese senza esserne consapevoli. In determinati filmati l’obiettivo si soffermerebbe anche sulle parti intime, mentre un altro video risulterebbe girato sotto una gonna.
È uno degli aspetti più delicati del materiale emerso, perché introduce la questione delle modalità con cui quelle immagini sarebbero state realizzate e conservate.
Le informazioni disponibili non chiariscono se tutte le persone ritratte siano state identificate, se abbiano confermato di non aver autorizzato le riprese o se siano state presentate specifiche contestazioni relative a quei file.
Resta il contenuto delle immagini descritte, che gli investigatori potranno valutare anche in relazione alla loro provenienza e alle circostanze della registrazione.
Il file «Violetta», le torture simulate e i manuali sugli omicidi silenziosi
Un altro gruppo di contenuti riguarda il materiale pornografico presente nell’hard disk.
Tra i file sequestrati compare un video intitolato Violetta, nel quale una ragazza appare legata mani e piedi con catene e imbavagliata con nastro nero. La ricostruzione descrive inoltre altri filmati pornografici nei quali vengono simulate torture ai danni di giovani donne.
Nello stesso archivio sarebbero presenti libri dedicati ai serial killer, testi di medicina riguardanti gli stupri, manuali sulle tecniche di omicidio silenzioso e video motivazionali.
Secondo quanto riferito, alcuni di questi contenuti sarebbero considerati rilevanti dagli inquirenti. Non è stato però precisato quali file abbiano assunto un effettivo valore investigativo, né quali collegamenti siano stati eventualmente individuati con il delitto di Chiara Poggi.
La presenza di materiale violento o di testi su argomenti criminali non dimostra di per sé un coinvolgimento in un omicidio. L’interesse dell’archivio, in questa fase, riguarda ciò che può documentare sulle attività e sulle registrazioni personali dell’indagato.
«Avevo diverse occasioni per aprirla»: gli altri video sulle donne
In un’altra registrazione Sempio sembra rimproverare se stesso per un approccio non riuscito con una ragazza. Il linguaggio è esplicito e il monologo assume il tono di un’autocritica.
«C’era una ragazzina davanti a me, che ho avuto diverse occasioni per aprirla e non ho aperto, non ci ho fatto assolutamente niente perché sono un co******. Questa è una cosa che voglio che cambi e da domani vediamo di metterci sotto, con le missioni e tutto e vediamo come va. Sarà un po’ un casino trovare il tempo, le donne e tutto il resto però vediamo».
Il riferimento alle «missioni» compare nella registrazione, ma il materiale diffuso non permette di stabilire a che cosa si riferisse concretamente Sempio.
In un altro filmato, registrato all’interno di un’automobile, l’uomo commenta un incontro con una donna e manifesta il rimpianto di non essersi comportato diversamente.
«Potevo fare meglio, potevo trattare meglio quella lì perché era gioiosa e un po’ mi dispiace. Forse avrei potuto essere più sessuale con quella ragazzina».
Sono monologhi che mostrano il modo in cui Sempio parlava delle proprie esperienze e dei rapporti con le donne. Non risultano però elementi sufficienti per identificare le persone alle quali si riferiva o ricostruire gli episodi descritti.
Il video del 2015: «Hai fatto tante cose, alcune neanche le possiamo dire»
Tra i documenti emerge infine una registrazione risalente al 2015. Sempio appare visibilmente ubriaco e si rivolge ancora una volta a se stesso, pronunciando una frase che, isolata dal resto del filmato, assume un significato ambiguo.
«Sai amico mio, tu hai fatto tante cose in vita tua e alcune neanche le possiamo dire». La registrazione risale a otto anni dopo l’omicidio di Chiara Poggi. Non contiene, per quanto riportato, un riferimento esplicito al delitto o a una specifica condotta criminale.
Il suo significato dipende quindi dal contesto complessivo del video, che non emerge dalle informazioni diffuse. Attribuire quella frase all’omicidio sarebbe una conclusione priva di riscontro nel materiale disponibile.
La novità più importante è la quantità e la natura dei contenuti personali che stanno emergendo dall’analisi dell’hard disk: dalle dichiarazioni sulla violenza sessuale alle riprese apparentemente clandestine, fino ai filmati pornografici violenti e ai monologhi registrati in momenti diversi della vita di Sempio.
La questione che ora interessa l’inchiesta è quali di questi elementi possano avere un significato concreto nella ricostruzione del delitto di Garlasco. Le parole registrate sono documentabili attraverso i video; il loro eventuale rapporto con l’omicidio di Chiara Poggi, invece, resta da dimostrare.







