La nuova inchiesta sul delitto di Garlasco si avvia verso uno dei passaggi più delicati. Dopo mesi di accertamenti, consulenze, nuove analisi genetiche e approfondimenti investigativi, la fine di settembre potrebbe rappresentare un momento decisivo non soltanto per Andrea Sempio, ma anche per Alberto Stasi, condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi.
Entro quella data scadranno infatti i termini delle indagini coordinate dalla Procura di Pavia. Parallelamente è attesa la decisione della Procura generale di Milano sulla richiesta di revisione del processo a Stasi, un passaggio che molti osservatori considerano destinato a incidere sull’intera vicenda giudiziaria.
La riflessione di Umberto Brindani
A sintetizzare questo scenario è stato il direttore di Gente, Umberto Brindani, che in un lungo intervento pubblicato sui social ha paragonato il caso Garlasco a una partita arrivata all’intervallo.
«Se il caso Garlasco fosse una partita di calcio – scrive sul suo profilo Facebook – saremmo alla fine del primo tempo, con le squadre negli spogliatoi e i tifosi che commentano, allo stadio e sui social. Pare che bisognerà aspettare settembre per avere un primo risultato».
Secondo Brindani, il vero nodo riguarda soprattutto la decisione della Procura generale di Milano sulla richiesta di revisione della condanna di Alberto Stasi.
Il ruolo della Procura generale
Nel suo ragionamento, Brindani individua nella procuratrice generale Francesca Nanni la figura chiamata a compiere la scelta più delicata dell’intera vicenda.
«La logica dice che se la dottoressa Francesca Nanni propenderà per l’invio della richiesta di revisione a Brescia, ben difficilmente Brescia potrà giudicarla inammissibile, e pertanto partirà il processo di revisione. Nel frattempo, o in seguito, prenderà il via anche il procedimento contro Sempio, indipendente dalla revisione di Stasi, ma fortemente condizionato da essa».
L’analisi proposta dal direttore di Gente è una valutazione personale e non rappresenta una ricostruzione ufficiale dell’autorità giudiziaria, ma mette in evidenza il rapporto tra i due procedimenti destinati a svilupparsi nei prossimi mesi.
L’ipotesi opposta
Brindani individua anche lo scenario alternativo.
«Viceversa, se la Nanni dirà no alla revisione, i giochi saranno finiti. La difesa di Stasi proporrà la sua richiesta di revisione, ma dopo il no di Milano le probabilità di accoglimento saranno più scarse. E se Stasi rimarrà giuridicamente colpevole, non avrà più senso il processo a Sempio, anche perché la riforma Cartabia impone di concedere il rinvio a giudizio solo se ci sono ragionevoli previsioni di colpevolezza».
Anche questa è una valutazione interpretativa dell’autore del post e non anticipa decisioni della magistratura, che resta l’unica titolare delle scelte processuali.
Una decisione destinata a pesare
Lo stesso Brindani conclude il proprio ragionamento sottolineando il peso della decisione affidata alla Procura generale.
«In poche parole, il destino di Stasi e Sempio è nelle mani di una sola persona: Francesca Nanni. Come diceva Spiderman, da un grande potere derivano grandi responsabilità. Non sono un giurista, ma solo un giornalista. Ho fatto un semplice ragionamento logico: se ho sbagliato qualcosa prego chi è più esperto di farmelo notare».
L’autore precisa dunque che si tratta di una riflessione personale basata sulla lettura degli sviluppi processuali e non di un’anticipazione sull’esito delle decisioni giudiziarie.
Settembre mese decisivo
Per la Procura di Pavia restano ancora alcuni approfondimenti investigativi da completare prima della conclusione delle indagini. Tra questi figurano anche gli accertamenti informatici e le consulenze ancora in corso.
Sarà quindi il mese di settembre a concentrare due passaggi fondamentali: da un lato la chiusura dell’inchiesta pavese, dall’altro la decisione della Procura generale di Milano sulla richiesta di revisione del processo a Stasi.
Due procedimenti distinti ma inevitabilmente destinati a intrecciarsi nel caso che, a quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, continua a rappresentare uno dei più complessi e dibattuti della cronaca giudiziaria italiana.







