Per Vladimir Putin non è soltanto una questione di numeri. È il segnale che anche uno dei pilastri del suo sistema di potere, il consenso interno, comincia a mostrare qualche crepa. E il dato assume un significato ancora maggiore perché arriva dagli stessi istituti demoscopici vicini al governo russo, tradizionalmente considerati prudenti nelle rilevazioni sul presidente.
Secondo il VTsIOM, il principale istituto pubblico di ricerca russo, l’indice di fiducia nei confronti di Putin è sceso in una sola settimana dal 76,7 al 73,3 per cento, perdendo 3,4 punti. Ancora più significativo il dato sull’approvazione dell’operato del presidente: dal 70,4 al 66,9 per cento, con una flessione di 3,5 punti percentuali tra il 22 e il 28 giugno.
Parallelamente cresce il numero di chi esprime un giudizio negativo. Il 21 per cento degli intervistati dichiara di non approvare l’azione del presidente, contro il 19,7 per cento della settimana precedente. Percentuali che, lette in un sistema politico fortemente controllato, assumono un peso diverso rispetto a quello che avrebbero in una democrazia occidentale.
Un calo che il Cremlino non può ignorare
Da oltre vent’anni il consenso rappresenta una delle principali fonti di legittimazione del potere di Putin. Anche durante le crisi più difficili, dalle sanzioni internazionali alla guerra in Ucraina, il presidente russo ha continuato a esibire livelli di approvazione molto elevati.
Proprio per questo una flessione così marcata, registrata dagli istituti che fanno capo allo Stato, viene osservata con particolare attenzione. Non significa automaticamente che il consenso stia crollando, ma segnala che qualcosa si muove anche dentro un sistema dove il controllo dell’informazione e il clima politico rendono tutt’altro che semplice esprimere apertamente un giudizio negativo sul capo del Cremlino.
Un secondo sondaggio, realizzato dall’istituto FOM, restituisce un quadro leggermente diverso ma comunque orientato nella stessa direzione. Il 70 per cento dei cittadini valuta positivamente l’operato di Putin, un punto in meno rispetto alla settimana precedente. Soltanto l’indice di fiducia registra un lieve aumento, salendo al 71 per cento.
Economia e guerra pesano sull’umore dei russi
Dietro questi numeri potrebbe esserci soprattutto il peggioramento della percezione economica.
Secondo Gallup, tra marzo e maggio il 60 per cento dei russi ha dichiarato che la situazione economica della propria città o della propria regione è peggiorata. È il dato più alto registrato dall’istituto americano dall’inizio delle rilevazioni in Russia, nel 2006.
L’inflazione, il peso crescente dell’economia di guerra, le difficoltà dei consumi e gli effetti delle sanzioni continuano infatti a incidere sulla vita quotidiana di una parte crescente della popolazione. A questo si aggiunge il logoramento provocato da un conflitto che dura ormai da anni e che continua ad assorbire enormi risorse economiche, industriali e militari.
Il Cremlino mantiene un saldo controllo dell’apparato statale e della sicurezza interna, ma il malcontento economico rappresenta da sempre uno dei fattori più difficili da neutralizzare.
Le scommesse sulla caduta del presidente
Nelle ultime ore un altro episodio ha alimentato le speculazioni sul futuro politico di Putin.
Sulla piattaforma di prediction market Polymarket un utente anonimo ha puntato circa 400 mila dollari sull’ipotesi che Vladimir Putin non sia più presidente della Federazione Russa entro la fine del 2026.
Di per sé la scommessa non costituisce alcuna prova di sviluppi imminenti. I mercati previsionali raccolgono puntate basate su convinzioni personali, analisi politiche o semplicemente strategie speculative. Non rappresentano informazioni riservate né anticipano necessariamente eventi reali.
L’entità della somma investita, tuttavia, ha attirato l’attenzione degli osservatori perché alimenta inevitabilmente una domanda: si tratta soltanto di una scommessa particolarmente rischiosa oppure di qualcuno convinto che nei prossimi diciotto mesi possano verificarsi cambiamenti profondi ai vertici del potere russo?
Il fantasma del golpe continua ad accompagnare il Cremlino
Dopo la rivolta del gruppo Wagner guidato da Evgenij Prigožin nel giugno 2023, il tema della stabilità interna è diventato ancora più sensibile per il Cremlino. Da allora Putin ha rafforzato ulteriormente i meccanismi di controllo sulle forze armate, sui servizi di sicurezza e sugli apparati dello Stato.
Proprio per questo ogni segnale di indebolimento del consenso viene letto con estrema attenzione. Nessun dato disponibile autorizza oggi a parlare di una crisi imminente del potere di Putin, che continua a mantenere livelli di consenso molto elevati rispetto agli standard internazionali e conserva il controllo degli strumenti politici, militari e di sicurezza del Paese.
Tuttavia, il calo registrato dai sondaggi vicini al governo e il crescente pessimismo sull’economia raccontano che anche il sistema costruito dal presidente russo non è impermeabile all’usura del tempo, della guerra e delle difficoltà economiche.
Per il Cremlino il problema non è tanto il dato in sé, quanto la tendenza. Perché in un sistema fortemente personalizzato come quello russo, la forza del leader coincide in larga misura con la percezione della sua invincibilità. E quando anche quella percezione comincia a incrinarsi, il segnale diventa inevitabilmente politico.







