Un anziano trovato morto in un’intercapedine, ferite da arma da taglio sul collo e su un polso, un coltello che la prima testimone sostiene di non aver visto e reperti mai analizzati. Sedici anni dopo, il caso di Giovanni Ferri torna a scuotere Garlasco. La Procura di Pavia ha riaperto l’inchiesta sulla morte dell’88enne, inizialmente archiviata come suicidio, mentre il criminologo Gianni Spoletti sta ricostruendo in tre dimensioni la scena del ritrovamento attraverso un software utilizzato anche dall’FBI.
L’obiettivo è verificare se la disposizione degli spazi, le tracce ematiche e la posizione del corpo siano compatibili con la ricostruzione originaria. Un lavoro che potrebbe fornire nuovi elementi su una morte mai accettata dalla vedova Gabriella Conti, convinta che il marito non si sia tolto la vita.
Il software 3D dell’FBI per ricostruire la scena della morte
Gianni Spoletti, criminologo ed ex appartenente alla Polizia di Stato, collabora con l’avvocato Fabrizio Gallo, che assiste la vedova Ferri. Il professionista è tornato nell’intercapedine di via Mulino, dove il 22 novembre 2010 venne rinvenuto il cadavere, per effettuare una nuova documentazione fotografica degli ambienti.
«Un software dedicato 3D che ricostruisce la scena del crimine», ha spiegato Spoletti, illustrando la tecnologia utilizzata. Le immagini serviranno a riprodurre digitalmente gli spazi e a confrontarli con i risultati delle altre attività investigative. Particolare attenzione sarà riservata alle macchie di sangue e alla loro distribuzione, attraverso un’analisi della dinamica compatibile con i principi della Bloodstain Pattern Analysis.
La ricostruzione tridimensionale non stabilisce automaticamente se si sia trattato di un omicidio, ma permette di verificare la coerenza delle diverse ipotesi con le caratteristiche fisiche del luogo.
Il coltello mai analizzato e la testimonianza della ragazza
Uno degli aspetti più controversi riguarda il coltello trovato, secondo gli atti, tra le mani del pensionato. L’avvocato Gallo sostiene che l’arma non sia mai stata sottoposta ad analisi, così come alcuni fazzoletti di carta sporchi di sangue recuperati sulla scena.
Ma c’è un particolare ancora più sorprendente: la ragazza di diciassette anni che scoprì il corpo e diede l’allarme avrebbe dichiarato di non aver visto alcun coltello. La discrepanza tra il racconto della prima testimone e la successiva presenza dell’arma rappresenta uno degli elementi sui quali la difesa della famiglia chiede nuovi accertamenti.
Anche l’assenza di tracce di sangue sull’asfalto, segnalata tra le anomalie del caso, alimenta gli interrogativi sulla dinamica della morte. Saranno le verifiche tecniche a stabilire quale significato attribuire a queste circostanze.
Il fascicolo scomparso e poi ricostituito
Un’altra anomalia riguarda la documentazione dell’inchiesta originaria. Fabrizio Gallo ha raccontato che, quando nel giugno 2026 si rivolse al procuratore Fabio Napoleone per consultare il fascicolo, gli venne comunicato che gli atti non erano reperibili.
Successivamente, secondo il legale, Napoleone gli trasmise una comunicazione ufficiale informandolo che il fascicolo era stato ricostituito e poteva essere consultato. Proprio lo studio di quelle carte avrebbe permesso all’avvocato di individuare le incongruenze relative al coltello, ai fazzoletti e alla ricostruzione del ritrovamento.
La nuova inchiesta è stata avviata dopo un esposto presentato dalla vedova Gabriella Conti e dal suo legale. La Procura di Pavia ha riaperto il caso il 24 ottobre, tornando a esaminare i reperti ancora disponibili.
Giovanni Ferri, le ultime ore prima del ritrovamento
La mattina del 22 novembre 2010 Giovanni Ferri uscì di casa intorno alle 9.30 e raggiunse il Bar Jolly di largo Primo Maggio, come faceva abitualmente. Da quel momento non tornò più a casa.
Alcune ore dopo, una diciassettenne che passava nei pressi del civico 9 di via Mulino notò il corpo dell’anziano all’interno di un’intercapedine e diede l’allarme. Ferri presentava ferite da taglio al collo e a un polso. Gli accertamenti dell’epoca portarono a considerare la morte un suicidio, ma la famiglia ha continuato a contestare quella conclusione. La vedova ha chiesto di riesaminare il caso, sostenendo che diversi particolari non fossero compatibili con un gesto volontario.
La Procura di Pavia torna su una morte archiviata sedici anni fa
A occuparsi del fascicolo è la stessa Procura impegnata nella nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, ma non sono emersi elementi che dimostrino un collegamento tra le due vicende. L’attenzione degli investigatori si concentra sulla morte di Ferri, sulle modalità del ritrovamento e sui reperti che potrebbero ancora offrire risposte.
Il lavoro di Spoletti rappresenta un nuovo tentativo di ricostruire ciò che accadde in quell’intercapedine, confrontando le tracce disponibili con le dichiarazioni raccolte sedici anni fa. Il punto più delicato resta il coltello: perché la ragazza che scoprì il cadavere disse di non averlo visto, mentre l’arma compare nella ricostruzione successiva? È uno degli interrogativi ai quali la nuova indagine dovrà cercare di dare una risposta, insieme alla domanda che Gabriella Conti pone da sedici anni: Giovanni Ferri si tolse davvero la vita?







