Garlasco, consulente di Stasi rivela nuove perizie sulle impronte di scarpa numero 43-44

La scena del crimine del delitto di Chiara Poggi

Alberto Stasi, le tracce ematiche rilevate nella villetta di via Pascoli indicherebbero un numero di scarpe diverso da quello considerato finora nelle indagini. «Sulla scena del crimine di Garlasco abbiamo impronte riconducibili prevalentemente a scarpe che vanno dal numero 43 al 44», ha dichiarato Oscar Ghizzoni nel corso della trasmissione «Verità Nascoste». Una rivelazione che punta a riaprire il dibattito sulle evidenze medico-legali e dattiloscopiche del caso.

Perché la misura non coincide

Il consulente ha spiegato nel dettaglio il motivo per cui, nelle prime fasi investigative, si fosse giunti a un risultato differente. La discrepanza risiederebbe nelle tecniche d’indagine impiegate all’epoca per effettuare i confronti.

«È stato utilizzato un metodo di misurazione per inchiostrazione, che è ben diverso dall’effettuare sperimentazioni utilizzando sangue fresco», ha affermato Oscar Ghizzoni, precisando che il suo team ha condotto test inediti rigorosamente repertati: «Abbiamo le foto delle sperimentazioni che abbiamo fatto con il sangue».

Il fattore calore sulle tracce ematiche

A determinare la divergenza sulle dimensioni della calzatura sarebbe stato anche lo stato fisico del sangue al momento dell’impatto con il pavimento. La traccia visivamente più sovrapponibile a quella dell’omicidio è stata riprodotta con materiale ematico già in fase di essiccamento.

«Parliamo di un sangue che, in relazione alla temperatura e al periodo estivo, comincia ad asciugarsi», ha spiegato Ghizzoni. La fluidità del sangue caldo differisce in modo sostanziale dalla densità dell’inchiostro da timbro. Calcolando la media delle rilevazioni storiche, il numero 42 risultava sottostimato rispetto ai margini emersi dalle recenti simulazioni di laboratorio.