Una bottiglietta d’acqua, un tappo mancante e un’ordinanza comunale risalente al 2007. Nel delitto di Garlasco, dove ogni dettaglio torna a caricarsi di significati a distanza di quasi vent’anni, anche un acquisto apparentemente insignificante può diventare un elemento capace di dividere esperti, giornalisti e opinione pubblica. Al centro del nuovo confronto c’è il racconto di Andrea Sempio sulla mattina del 13 agosto 2007 e, in particolare, la bottiglia che avrebbe comprato in un bar di Vigevano.
Secondo quanto ricostruito, la madre di Sempio avrebbe ricordato un particolare molto preciso: la bottiglietta sarebbe arrivata a casa senza tappo. Andrea, invece, non avrebbe conservato memoria di quel dettaglio. Una differenza che per alcuni indebolisce il racconto, ma che Armando Palmegiani, docente di Scena del crimine nel Master in Criminologia e Scienze strategiche dell’Università Sapienza di Roma, interpreta in maniera completamente opposta.
L’ordinanza numero 247 del 2007
Palmegiani richiama un provvedimento emanato proprio nel 2007. L’ordinanza numero 247 del sindaco avrebbe imposto agli esercizi pubblici di consegnare le bottigliette senza tappo, presumibilmente per ragioni di sicurezza. Un particolare locale, legato a una disposizione amministrativa dell’epoca, che oggi non risulterebbe facilmente reperibile online.
È proprio su questo punto che il criminologo costruisce la propria valutazione. «C’è un’ordinanza del sindaco, la 247 del 2007, che impone di dare allora le bottigliette senza tappo», spiega. Secondo Palmegiani, chi avesse cercato di ricostruire a posteriori una versione falsa avrebbe avuto enormi difficoltà a recuperare un dettaglio tanto specifico, soprattutto a distanza di molti anni.
«È un particolare su cui non si può ritornare nel 2025», osserva. L’ordinanza, infatti, non comparirebbe tra i documenti facilmente consultabili sul sito del Comune e richiederebbe una richiesta specifica per essere recuperata. Per il docente, questo renderebbe poco plausibile l’ipotesi di una storia costruita successivamente per sostenere l’alibi di Sempio.
«Una situazione genuina e sincera»
La differenza tra il ricordo della madre e quello del figlio assume quindi un significato decisivo. Sempio non ricordava il tappo mancante, mentre sua madre sì. Per chi dubita del racconto, questa discrepanza potrebbe rappresentare un’incertezza. Palmegiani, invece, la considera un elemento di autenticità.
«Io vedo una situazione molto genuina e sincera. Lui non lo ricordava, la madre sì», afferma. Se Andrea Sempio avesse concordato con la famiglia una versione studiata nei minimi dettagli, secondo il criminologo, avrebbe probabilmente ripetuto lo stesso particolare. Il fatto che non lo ricordi mentre la madre lo conserva nella memoria mostrerebbe invece l’assenza di un copione condiviso.
Palmegiani attribuisce quindi al dettaglio della bottiglietta un valore favorevole all’indagato. Non una prova definitiva, naturalmente, ma un elemento capace di rendere più credibile il racconto di quella mattina. La bottiglia aperta corrisponderebbe infatti a una regola realmente in vigore a Vigevano nel 2007, difficilmente ricostruibile molti anni dopo senza conoscere direttamente quanto accadeva nei bar della città.
Il dettaglio che doveva aiutare Sempio
La bottiglietta nasce come possibile tassello dell’alibi di Andrea Sempio. L’acquisto dell’acqua potrebbe infatti contribuire a collocarlo lontano dalla villetta di Chiara Poggi durante una parte della mattinata del 13 agosto. Il particolare del tappo mancante, se confermato dall’ordinanza, rafforzerebbe ulteriormente la compatibilità del racconto con le regole applicate in quel periodo.
Eppure, nel corso delle ultime settimane, proprio questo elemento ha iniziato ad assumere una natura sempre più ambigua. Candida Morvillo, giornalista del Corriere della Sera, parla apertamente di un «coltello con due lame». Quello che avrebbe dovuto sostenere la posizione di Sempio rischia infatti di alimentare nuove domande e sospetti.
«La verità è che questa storia della bottiglietta è un coltello con due lame», osserva Morvillo. «Poteva essere l’alibi per Sempio, il risultato è che oggi questa storia gli si rivolta contro». Il problema non riguarda soltanto la possibilità di dimostrare l’acquisto, ma anche le conseguenze che Sempio avrebbe attribuito a quel mezzo litro d’acqua.
Il mezzo litro d’acqua e la mancanza di fame
Secondo il racconto attribuito a Sempio, la bottiglietta bevuta durante la mattinata gli avrebbe tolto l’appetito. Un’affermazione che ha scatenato sui social una lunga serie di commenti, dubbi e ricostruzioni. Molti utenti considerano insolito che mezzo litro d’acqua, bevuto in agosto, possa avere cancellato la fame fino all’ora di pranzo.
Morvillo fotografa proprio questo ribaltamento. Il dettaglio nato per spiegare gli spostamenti e le condizioni di Sempio è diventato il punto di partenza per congetture sul motivo per cui non avrebbe avuto appetito. «Molte persone fanno notare che proprio quella mattina fosse strano che non avesse fame e che fosse colpa di mezzo litro d’acqua ad agosto», afferma.
La giornalista sottolinea però che le domande nate sui social non poggiano, allo stato attuale, su elementi concreti. L’assenza di fame può dipendere da molte ragioni e non può trasformarsi automaticamente in un indizio. Il rischio consiste nel costruire scenari suggestivi, ma privi di riscontri investigativi.
Morvillo frena le speculazioni
Pur riconoscendo che la bottiglietta si sia trasformata in un problema comunicativo per Sempio, Candida Morvillo invita a non superare il confine tra dubbio e fantasia. «Questo sta scatenando sui social molte speculazioni sul perché Sempio non avesse fame quella mattina», osserva.
La giornalista non nega che il particolare possa suscitare domande, ma prende nettamente le distanze dalle interpretazioni più estreme. «In questo momento il suo potenziale alibi diventa una cosa di cui si discute con suggestioni, fantasie che, per carità, non hanno alcun fondamento».
È proprio questa la contraddizione centrale della vicenda. Da una parte esiste un dettaglio concreto, l’ordinanza comunale sulle bottiglie senza tappo, che secondo Palmegiani confermerebbe la spontaneità del racconto. Dall’altra, lo stesso episodio continua a produrre interrogativi sul comportamento e sulle condizioni di Sempio durante quella mattina.
Un dettaglio amministrativo che pesa sull’inchiesta
L’ordinanza numero 247 del 2007 assume così un ruolo inatteso nella nuova stagione del caso Garlasco. Non stabilisce dove si trovasse Andrea Sempio nel momento dell’omicidio, non dimostra chi abbia comprato la bottiglietta e non chiarisce da sola l’intera sequenza degli spostamenti. Tuttavia, offre un riscontro oggettivo a un particolare ricordato dalla madre dell’indagato.
Per Palmegiani, proprio la difficoltà di recuperare oggi quel provvedimento rende poco credibile una ricostruzione inventata. Per chi resta scettico, invece, il dettaglio non basta a trasformare la bottiglietta in un alibi solido. Manca ancora un collegamento diretto tra l’acquisto, il locale e la persona che avrebbe materialmente consegnato l’acqua.
La bottiglia senza tappo resta dunque sospesa tra due interpretazioni contrapposte. Può rappresentare il particolare dimenticato che conferma la sincerità del racconto oppure un elemento troppo debole per sciogliere i dubbi sulla mattina del 13 agosto 2007.
Nel delitto di Garlasco, anche una regola comunale dimenticata può tornare improvvisamente al centro della scena. E quella bottiglietta, nata come dettaglio marginale, oggi continua a dividere chi vede nella sua storia una conferma della genuinità di Andrea Sempio e chi considera il suo possibile alibi ancora pieno di zone d’ombra.







