Caso Malagò-FIGC, spunta il giallo del tesseramento: aperta un’indagine sulla candidabilità

Giovanni Malagò

Giovanni Malagò era davvero ineleggibile alla presidenza della FIGC? È l’interrogativo al centro dell’ultimo polverone mediatico e giudiziario che sta scuotendo i vertici del calcio italiano. Secondo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano, la vicenda nasce dal ricorso presentato durante la campagna elettorale da Renato Miele, avvocato ed ex calciatore della Lazio. Miele aveva tentato di correre per la massima carica federale ma era stato escluso per mancanza del sostegno delle varie componenti.

L’esposto dell’avvocato ed ex calciatore Miele

Nel suo esposto, il legale ha messo sotto la lente d’ingrandimento l’articolo 29 dello statuto della FIGC. La norma stabilisce che possono essere eletti o nominati alle cariche federali soltanto i soggetti in regola con il tesseramento alla data di presentazione della candidatura.

Tale principio trova conferma nelle direttive del CONI, le quali ribadiscono che la vigenza di un tesseramento valido al momento dell’assemblea rappresenta un requisito fondamentale. Il quadro normativo appare dunque lineare: senza un tesseramento attivo con la Federcalcio non è possibile correre per la presidenza.

Malagò era tesserato al momento della candidatura?

Il nodo sollevato da Miele riguarda direttamente la posizione del numero uno del CONI: Giovanni Malagò risultava regolarmente tesserato quando ha depositato la propria candidatura nella sfida contro Giancarlo Abete?

Da parte sua, la FIGC ha subito precisato che il presidente eletto è stato ritenuto pienamente candidabile dagli uffici competenti. Nonostante ciò, la Procura federale ha ritenuto opportuno aprire un fascicolo per fare luce sulla presunta ineleggibilità.

L’intervento della Procura generale dello sport

La spinta decisiva a far scattare gli accertamenti non è arrivata direttamente dal procuratore federale Giuseppe Chinè, bensì dall’intervento della Procura generale dello sport.

Dopo la discussione del ricorso di Miele davanti al Collegio di garanzia, il procuratore del CONI Ugo Taucer ha inviato una formale richiesta alla Federazione per sollecitare un’indagine approfondita, chiedendo di acquisire la documentazione sul tesseramento al fine di verificare la veridicità delle accuse e procedere con le opportune valutazioni.