Raoul Bova parla dopo scandalo “occhi spaccanti”: “Violata la mia privacy, un reato cavalcato dai media”, su Rocío spunta una verità amara

Raul Bova

A distanza di un anno dal terremoto mediatico scatenato dagli audio dei cosiddetti “occhi spaccanti”, Raoul Bova torna a parlare. Il caso, esploso nel podcast Falsissimo di Fabrizio Corona, non ha lasciato solo macerie d’immagine ma ha trascinato l’attore in una complessa battaglia giudiziaria ancora aperta. Bova, però, non punta il dito solo contro chi ha diffuso quei contenuti, ma accusa direttamente il sistema dell’informazione e la deriva dei social network.

L’affondo di Bova

Intervistato da Sette, l’attore ha tracciato un paragone impietoso tra il passato e il presente digitale. Bova ha ricordato che quando era un ragazzo non c’erano i social e “non c’era neanche questo meccanismo contorto, di poteri occulti, di guadagni facili, di aumento della popolarità a scapito di qualcun altro”.

Il giudizio sulla rete oggi è durissimo: a suo avviso, oggi i social “sono diventati terreno per mercenari che vogliono un ritorno mediatico ed economico, anche a costo di rovinare la reputazione di qualcun altro”. Per l’attore, la soluzione sarebbe radicale, guardando a modelli esteri per frenare l’anonimato e l’odio: “Con un’arma di questa portata, bisognerebbe muoversi come tanti altri paesi del mondo, soprattutto l’Australia, dove l’identità di ognuno è resa pubblica. Quando hai un nome e un cognome, se critichi una persona ti assumi le tue responsabilità”.

Bova contro i media

Il cuore della polemica riguarda la gestione mediatica degli audio diffusi da Fabrizio Corona, diventati virali in poche ore. Bova non accetta che la sua intimità sia stata data in pasto al pubblico“la violazione della privacy non è mai accettabile”. Per spiegare il suo disagio, è tornato con la memoria all’adolescenza: “Se devo dire la verità anche quando mia madre mi leggeva il diario, a 13 anni, mi arrabbiavo. Era una violenza, il fatto che un genitore leggesse i pensieri che scrivevo solo per me”.

Ma l’attacco più pesante è rivolto ai giornali che hanno rilanciato la notizia: “Quando c’è un movimento sociale che segue un reato, trovo sia veramente un problema che riguarda la società intera. Se c’è un reato, e qualcosa che può danneggiare una persona viene cavalcato dai giornali che pubblicano la notizia…”. Secondo l’attore, la stampa avrebbe fallito il suo compito etico: “che di fatto si sta promuovendo un reato commesso da altri”. Un’esperienza che lo ha segnato profondamente: “Per me questo è stato l’aspetto peggiore da vivere, perché se gli imbecilli continuano a esistere, persone valide culturalmente dovrebbero vederla diversamente”.

La rottura con Rocío Muñoz Morales

Oltre alla battaglia legale e d’immagine, lo scandalo degli audio “spaccanti” sembra aver lasciato ferite insanabili anche nella vita privata dell’attore. Poco dopo la diffusione di quei file, Raoul Bova e Rocío Muñoz Morales hanno annunciato la fine della loro lunga storia d’amore, ma il giallo sulle tempistiche resta.

Bova prova a smarcarsi dalle ombre del gossip: “Mi sembra di aver dato prova di quello che sono, di aver fatto anche cose di cui vado fiero. Se la gente crede che io sia in un modo piuttosto che in un altro, non posso farci niente. L’unica responsabilità che ho è verso le persone che amo”.

Tuttavia, le versioni dei due ex non coincidono affatto. Se l’attore ha dichiarato che la relazione era finita da mesi (scelta di non renderlo subito pubblico), Rocío ha fornito una versione molto più tagliente, affermando che il legame è giunto al capolinea proprio a causa di quanto rivelato da Corona. Una ferita che, a quanto pare, brucia ancora.