L’impronta numero 33 continua a rappresentare uno dei punti più controversi della nuova inchiesta sul delitto di Garlasco. Per la Procura di Pavia costituisce uno degli elementi che rafforzano il quadro accusatorio nei confronti di Andrea Sempio. Per la difesa, invece, quel reperto non ha alcun valore probatorio finché non verrà dimostrato che sia stato lasciato nel sangue e che risalga effettivamente al momento dell’omicidio di Chiara Poggi. È questa la linea con cui il collegio difensivo continua a contestare una delle prove ritenute più significative dagli investigatori.
«Prima dimostrate che è sangue»
Secondo la difesa, la questione centrale non riguarda tanto l’attribuzione dell’impronta quanto la sua natura. «Non mi interessa di chi sia finché non mi dimostrano, e l’onere della prova è sempre della Procura, che quella è intrisa di sangue. Finché non ho la prova del sangue su quell’impronta non mi interessa di chi sia».
I legali sottolineano inoltre che, allo stato attuale, non esisterebbe nemmeno la certezza scientifica sull’identificazione dell’impronta. «I nostri consulenti, ma anche altri esperti, sostengono che non sia possibile attribuirla. Non è nemmeno possibile datarla e ricordiamo che su quello sciagurato muro ci sono impronte dei carabinieri, di Marco Poggi e numerose strisciate».
La difesa richiama anche il risultato dell’Obti Test, il reagente utilizzato per verificare l’eventuale presenza di sangue. «L’Obti Test è stato eseguito quando il muro era ancora disponibile e ha dato esito negativo. Oggi, a diciannove anni di distanza, lavoriamo soltanto su una fotografia. Cosa si può fare di più, o di più certo, rispetto a quanto era possibile allora?».
Le telefonate di Stasi tornano al centro del confronto
Nella ricostruzione difensiva trova spazio anche un altro elemento che riguarda Alberto Stasi. Se la Procura considera sospette alcune telefonate effettuate da Andrea Sempio all’abitazione dei Poggi, secondo la difesa lo stesso criterio dovrebbe essere applicato anche ai comportamenti dell’unico condannato in via definitiva per il delitto.
«Se vengono considerate sospette le telefonate di Sempio a casa Poggi, allora bisognerebbe interrogarsi anche sulle numerose chiamate fatte da Alberto Stasi all’abitazione dei Poggi la mattina del delitto, sapendo che la sua fidanzata era da sola in casa e viveva a poca distanza». Si tratta di un’osservazione con cui il collegio difensivo cerca di evidenziare, a proprio giudizio, un diverso peso attribuito a comportamenti ritenuti analoghi.
La strategia della difesa
La linea difensiva resta quindi invariata: contestare il valore scientifico dei principali elementi raccolti dalla Procura e sostenere che, allo stato attuale, nessuno di essi sia sufficiente a collocare Andrea Sempio sulla scena del crimine al momento dell’omicidio.
L’impronta 33, il Dna, le intercettazioni e gli altri indizi raccolti dagli investigatori saranno con ogni probabilità al centro dell’eventuale dibattimento, dove accusa e difesa saranno chiamate a confrontarsi sulle rispettive consulenze tecniche e sulla reale consistenza del quadro probatorio costruito in quasi due anni di nuove indagini.







