Mentre l’inchiesta sul delitto di Garlasco continua a far discutere tra consulenze, perizie e nuove interpretazioni degli elementi raccolti negli anni, Denise Albani è tornata a parlare pubblicamente del lavoro svolto per conto della Procura di Pavia.
La genetista è la professionista che nel 2025 ha ricevuto l’incarico di analizzare una serie di reperti biologici nell’ambito della nuova attività investigativa sul caso di Chiara Poggi. Tra gli accertamenti più importanti figurano quelli sulle tracce genetiche rinvenute sotto le unghie della vittima, ma anche gli esami effettuati su altri reperti conservati negli atti dell’indagine, compresi alcuni materiali recuperati nell’abitazione di via Pascoli.
Nel corso di un’intervista televisiva, Albani ha voluto riportare l’attenzione su quello che considera il vero punto centrale dell’intera vicenda giudiziaria. «Il pensiero è sempre stato Chiara, costantemente rivolto a Chiara, perché è lei l’obiettivo principale», ha spiegato. «Lei è il centro della storia ed è lei al centro di tutto il contesto».
“Il pensiero va sempre alla vittima”
Parole che delineano l’approccio seguito dal gruppo di lavoro incaricato degli accertamenti genetici. Secondo la consulente, ogni attività tecnica svolta nell’ambito di un procedimento giudiziario deve mantenere come riferimento principale la vittima.
Albani ha sottolineato che questo metodo rappresenta una regola professionale quando si opera su incarico dell’autorità giudiziaria e quando si affrontano casi particolarmente complessi e delicati come quello di Garlasco.
Un richiamo che arriva in una fase nella quale il dibattito pubblico si concentra soprattutto sugli aspetti tecnici delle consulenze, sulle interpretazioni dei risultati e sul confronto tra esperti che, negli anni, hanno espresso valutazioni differenti sugli stessi reperti.
La ricerca della verità e il rifiuto delle polemiche
Già nei giorni precedenti la genetista aveva chiarito di non gradire particolarmente l’esposizione mediatica legata al caso. «Non amo parlare del caso Garlasco», aveva spiegato, ricordando di avere già illustrato in maniera approfondita il proprio lavoro nella relazione tecnica depositata agli atti e nelle sedi giudiziarie competenti.
Albani ha evitato qualsiasi commento sul contenuto della perizia e sulle conclusioni raggiunte durante gli accertamenti. Ha preferito invece ribadire quale fosse il mandato ricevuto e quale fosse lo spirito con cui il suo team ha affrontato l’incarico. «Il mio unico obiettivo è stato quello di cercare di dare un contributo alla ricerca della verità e della giustizia», ha affermato.
Una dichiarazione che arriva mentre la Procura di Pavia prosegue gli approfondimenti investigativi e mentre il caso continua a dividere consulenti, avvocati e osservatori, a quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi.







