Per settimane i cosiddetti “soliloqui” di Andrea Sempio hanno rappresentato uno dei punti più discussi della nuova indagine sull’omicidio di Chiara Poggi. Per la Procura quelle frasi, captate da una microspia installata nell’auto dell’indagato, potrebbero contenere riferimenti significativi all’omicidio. La difesa, invece, sostiene che non abbiano alcun valore confessorio e che siano semplicemente il frutto dell’ascolto di podcast, trasmissioni televisive e discussioni online dedicate al caso Garlasco. Su questo terreno si è inserita Francesca Bugamelli, conosciuta sul web come Bugalalla, il cui canale YouTube è stato indicato dagli stessi difensori come uno dei contenuti ascoltati da Sempio prima del lungo monologo registrato dagli investigatori. Da quel momento il confronto è diventato uno dei capitoli più controversi dell’intera vicenda.
La versione della difesa: «Commentava podcast e discussioni online»
La linea difensiva è chiara fin dall’inizio. Gli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia sostengono che Andrea Sempio stesse semplicemente ascoltando podcast, video e dibattiti dedicati al delitto di Garlasco e che le frasi pronunciate in auto fossero riflessioni ad alta voce nate da quei contenuti, non ricordi personali né tantomeno ammissioni di responsabilità. A sostegno di questa ricostruzione la difesa ha depositato una memoria corredata da screenshot, video, forum e materiale recuperato in rete, oltre a cinque consulenze tecniche. Secondo i legali, il contesto cambia completamente il significato dei dialoghi intercettati: senza quella contestualizzazione, sostengono, i monologhi rischiano di essere interpretati in maniera fuorviante.
Bugalalla: «Quella ricostruzione non torna»
È proprio questo passaggio che Francesca Bugamelli contesta con decisione. La creator ha spiegato di avere verificato personalmente i commenti indicati durante alcune trasmissioni televisive e sostiene che la ricostruzione difensiva presenti incongruenze tecniche. Uno dei messaggi richiamati, afferma, era nascosto sotto oltre trecento commenti e avrebbe richiesto molto tempo per essere individuato; altri due, invece, non provenivano nemmeno da YouTube ma dalla piattaforma Twitch, dove i messaggi della chat scorrono in diretta e non restano disponibili come i normali commenti sotto un video.
Per questo motivo Bugamelli ritiene improbabile che il lungo discorso pronunciato da Sempio possa essere nato dalla semplice lettura di quei quattro messaggi. La fondatrice di Bugalalla Crime aggiunge inoltre un altro elemento: in qualità di proprietaria del canale YouTube dispone dei dati tecnici relativi ai contenuti pubblicati e si è dichiarata disponibile a metterli a disposizione della Procura qualora gli inquirenti ritenessero opportuno effettuare verifiche dirette.
La replica di Angela Taccia: «Non ci siamo inventati nulla»
La risposta della difesa non si è fatta attendere. L’avvocata Angela Taccia ha respinto integralmente le contestazioni, spiegando che i difensori hanno visionato i video, letto i commenti, salvato il materiale e allegato tutta la documentazione alla memoria depositata in Procura. Se oggi alcuni contenuti non risultassero più reperibili online, secondo il legale, ciò non inciderebbe sul lavoro già svolto e documentato. Taccia ha inoltre criticato il tono utilizzato da Bugamelli, sottolineando che sarà la Procura a valutare il materiale prodotto e non il confronto mediatico tra le parti.
Perché questa disputa può avere un peso nell’inchiesta
Al di là dello scontro pubblico, la vicenda pone una questione concreta. Se la ricostruzione difensiva dei soliloqui dovesse essere confermata dagli accertamenti tecnici, l’ipotesi che quei dialoghi rappresentino un elemento indiziario perderebbe forza. Se invece emergessero incongruenze nella ricostruzione proposta dai legali, gli investigatori potrebbero attribuire un diverso valore interpretativo ai monologhi intercettati.
La decisione finale non dipenderà né da Bugalalla né dalla difesa di Andrea Sempio, ma esclusivamente dalle verifiche della Procura e dall’eventuale valutazione di un giudice. È però evidente che quella che sembrava una semplice polemica tra una creator e i difensori dell’indagato si è trasformata in un confronto che tocca direttamente uno degli elementi investigativi più delicati della nuova inchiesta sul delitto di Garlasco.







