Garlasco, Venditti archiviato e ora parte il contrattacco: «Reputazione distrutta a reti unificate, effetti irreversibili»

ex procuratore Mario Venditti

L’archiviazione ha chiuso l’inchiesta per corruzione su Mario Venditti, ma non ha chiuso la battaglia intorno all’ex procuratore aggiunto di Pavia. La decisione del gip di Brescia ha aperto infatti un nuovo fronte, questa volta tra il suo avvocato Domenico Aiello e l’Associazione nazionale magistrati di Brescia, sul modo in cui Venditti ha attraversato mesi di indagini, sospetti e una gigantesca esposizione mediatica legata al delitto di Garlasco.

Aiello mette al centro soprattutto il prezzo personale pagato dal suo assistito prima che la giustizia archiviasse definitivamente l’accusa. «Un cittadino di 70 anni, incensurato, non parliamo di un magistrato in pensione, avrebbe meritato modi e tempi diversi», afferma il legale, ricordando che gli inquirenti avevano formulato «un’ipotesi di corruzione gravissima nella quale non era stata nemmeno individuata la figura del corruttore».

Garlasco, archiviata l’accusa di corruzione contro Mario Venditti

La vicenda riguarda uno dei filoni più delicati nati intorno alla nuova stagione investigativa sul delitto di Chiara Poggi, uccisa nella villetta di famiglia a Garlasco il 13 agosto 2007. La Procura di Brescia aveva indagato Venditti ipotizzando che nel 2017 avesse ricevuto denaro dalla famiglia di Andrea Sempio per favorire l’archiviazione della posizione di quest’ultimo nell’inchiesta sull’omicidio.

Un’accusa pesantissima per un uomo che aveva trascorso quarant’anni in magistratura e che aveva inevitabilmente portato Venditti al centro dell’attenzione pubblica sul caso Garlasco. Successivamente la stessa Procura di Brescia ha chiesto l’archiviazione e il gip ha accolto la richiesta, chiudendo così questo capitolo giudiziario per l’ex procuratore aggiunto.

La decisione, tuttavia, non ha messo fine allo scontro sul modo in cui l’inchiesta ha investito pubblicamente Venditti. È proprio su questo terreno che Aiello ha deciso di alzare ulteriormente il livello della polemica.

Aiello: «Quarant’anni di reputazione distrutti a reti unificate»

Il passaggio più duro riguarda le conseguenze che, secondo il difensore, nessuna archiviazione potrà ormai cancellare. «Una reputazione costruita in quarant’anni di servizio allo Stato è stata distrutta a reti unificate, con effetti irreversibili, in assenza di indizi di colpevolezza», sostiene Aiello.

Per il legale, dunque, la fine dell’inchiesta non può semplicemente azzerare ciò che è accaduto nei mesi precedenti né restituire automaticamente a Venditti l’immagine pubblica che aveva prima che il suo nome finisse associato all’ipotesi di una corruzione legata al caso Sempio.

Aiello contesta soprattutto l’idea che conseguenze di questa portata possano rientrare tra gli inevitabili effetti dell’attività investigativa: «Derubricare tutto questo a effetto collaterale fisiologico è contrario alla Costituzione e al principio di non colpevolezza, che valgono per il magistrato indagato esattamente come per ogni altro cittadino».

Lo scontro con l’Anm di Brescia dopo l’archiviazione

Le nuove dichiarazioni rappresentano la risposta all’intervento di Andrea Gaboardi, presidente dell’Anm di Brescia, che aveva difeso il lavoro delle magistrate impegnate nell’indagine dopo le prime accuse lanciate dal legale di Venditti.

Aiello, subito dopo l’archiviazione, aveva infatti definito la vicenda «triste, indecorosa» e aveva parlato apertamente di un «linciaggio mediatico» nei confronti del suo assistito, contestando l’operato delle due magistrate bresciane che avevano seguito il fascicolo.

Gaboardi aveva reagito respingendo quelle accuse: «Indecorosi nella vicenda Venditti sono solo gli attacchi scomposti e offensivi rivolti, ben oltre la legittima critica, a due magistrate che si sono limitate, con scrupolo e acribia, a svolgere il loro lavoro». Il presidente dell’Anm aveva inoltre sottolineato che proprio il lavoro delle magistrate, insieme a quello degli altri colleghi coinvolti negli accertamenti, aveva consentito di arrivare all’esito finale.

Il legale di Venditti: «Avrebbe meritato modi e tempi diversi»

Aiello adesso ribalta nuovamente il ragionamento e porta il confronto sul rapporto tra la gravità dell’accusa iniziale, gli elementi disponibili e le conseguenze pubbliche prodotte dall’indagine. Il difensore insiste volutamente sulla condizione di Venditti come cittadino, prima ancora che come ex magistrato, sostenendo che un settantenne incensurato avrebbe meritato «modi e tempi diversi».

Il messaggio della difesa appare netto: avere trascorso quarant’anni in magistratura non può ridurre le garanzie riconosciute a Venditti e non rende meno pesante l’impatto di un’accusa di corruzione. Al contrario, secondo Aiello, proprio una reputazione costruita durante una carriera così lunga rende ancora più profonde le conseguenze della vicenda.

Caso Garlasco, l’inchiesta finisce ma la battaglia sulla reputazione continua

Sul piano giudiziario il punto resta chiaro: il gip ha archiviato la posizione di Mario Venditti dopo la richiesta presentata dalla Procura di Brescia. Sul piano pubblico, invece, la battaglia continua e contrappone due letture profondamente differenti di ciò che è accaduto.

L’Anm difende il lavoro delle magistrate e respinge gli attacchi che considera «scomposti e offensivi», mentre la difesa di Venditti sostiene che l’esito finale dell’indagine non possa cancellare le conseguenze di mesi durante i quali il nome dell’ex procuratore aggiunto è rimasto associato a un’ipotesi di corruzione relativa a uno dei casi giudiziari più seguiti d’Italia.

È questo il terreno sul quale Aiello sembra intenzionato a non arretrare. La giustizia può chiudere un fascicolo e archiviare un’accusa, ma ricostruire una reputazione dopo mesi di esposizione pubblica rappresenta un’altra storia. Nel caso Garlasco, dove ogni verbale, interrogatorio e nuovo accertamento genera immediatamente un’enorme attenzione, la vicenda Venditti apre quindi anche una questione sul rapporto tra indagini, presunzione di innocenza e racconto mediatico. Per il suo avvocato, il danno ormai non appartiene più soltanto al passato dell’inchiesta. Aiello lo definisce senza giri di parole: «effetti irreversibili».