Il caso Garlasco apre un nuovo fronte giudiziario, questa volta fuori dall’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi. Massimo Lovati, ex avvocato di Andrea Sempio, dovrà comparire il 14 settembre davanti al Tribunale di Milano come imputato per diffamazione. Al centro del processo ci sono le frasi pronunciate il 13 marzo 2025, quando la nuova indagine su Sempio era appena esplosa su giornali e televisioni.
Lovati, uscendo dalla caserma dei carabinieri di via Monti, aveva sostenuto che l’istruttoria del 2017 contro Sempio fosse «frutto di una manipolazione» organizzata dagli allora difensori di Alberto Stasi, accusandoli di aver «clandestinamente prelevato il Dna» al nuovo indagato. Dichiarazioni pesantissime, finite al centro della querela dello studio Giarda, che assisteva Stasi.
Lovati a processo il 14 settembre
La difesa di Lovati, rappresentata dall’avvocato Fabrizio Gallo, ha tentato di ottenere la sospensione del procedimento, sostenendo la necessità di attendere l’esito dell’inchiesta principale su Andrea Sempio. Secondo la tesi difensiva, il processo per diffamazione sarebbe legato alla nuova indagine di Pavia, fondata anche sul tema del Dna attribuito a Sempio sotto o sopra le unghie di Chiara Poggi.
Ma il Tribunale di Milano ha respinto la richiesta in pochi minuti, ritenendo insussistenti i presupposti giuridici per la sospensione e non utile acquisire gli atti dell’indagine ancora in corso a Pavia. Anche la pubblica accusa si era opposta, così come l’avvocata Pia D’Andrea, legale della parte civile.
La richiesta dello studio Giarda
Lo studio Giarda, con Enrico e Fabio Giarda costituiti parte civile, chiede 58mila euro ciascuno per danni morali e di immagine. In totale, la richiesta supera quindi i 100mila euro.
Il punto del processo sarà stabilire se le parole di Lovati siano state una legittima critica difensiva o se abbiano superato il limite, attribuendo ai legali di Stasi condotte illecite e lesive della reputazione professionale.
“Se processiamo i pensieri siamo tutti colpevoli”
Lovati, fuori dall’aula, ha detto di aspettarsi questo esito: «Era un percorso obbligato». Poi ha lasciato intendere che tornerà sulla presunta “macchinazione” più avanti: «Ne riparliamo il 14 settembre. Più avanti svelerò qualcosa che riguarda la macchinazione del 2007».
L’ex difensore di Sempio è intervenuto anche sui soliloqui intercettati dell’indagato, altro nodo della nuova inchiesta: «Quando uno pensa non dobbiamo fare il processo ai pensieri, perché altrimenti siamo tutti colpevoli».
Il caso Garlasco, dunque, continua a moltiplicare fascicoli, accuse e processi paralleli. Mentre a Pavia si lavora sull’ipotesi che porta ad Andrea Sempio, a Milano si apre la partita sulle parole pronunciate da chi lo ha difeso.







