«Ho visto le carte e ho detto: questo è un caso di omicidio, è una cosa più grande di me e di quella che è la mia esperienza nel penale, che rasenta quasi lo zero». Simone Grassi, uno dei primi avvocati che affiancarono Andrea Sempio quando il suo nome entrò nelle indagini sul delitto di Garlasco, racconta come si trovò coinvolto in una vicenda giudiziaria destinata a diventare uno dei casi di cronaca nera più discussi d’Italia. E ammette di aver compreso fin dall’inizio che l’inchiesta sull’assassinio di Chiara Poggi richiedeva competenze ed esperienza che, all’epoca, riteneva di non possedere.
Le dichiarazioni dell’ex difensore riportano l’attenzione sulla prima fase del coinvolgimento di Sempio, tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017, quando il giovane amico di Marco Poggi si rivolse a uno studio legale per affrontare le verifiche investigative che stavano prendendo forma nei suoi confronti.
Grassi ricostruisce i contatti iniziali, il ruolo del collega Soldani e quello di Angela Taccia, allora non ancora avvocata. Ma soprattutto chiarisce che a occuparsi concretamente degli aspetti più delicati della vicenda sarebbe stato Massimo Lovati, il penalista che avrebbe poi seguito Sempio per anni, fino alla recente interruzione del rapporto professionale.
«Era una cosa più grande di me»: l’ammissione di Simone Grassi
Il passaggio più significativo del racconto di Grassi riguarda il momento in cui prese visione della documentazione relativa all’inchiesta.
L’avvocato non cerca di ridimensionare la propria inesperienza nel settore penale. Al contrario, descrive apertamente la consapevolezza di trovarsi davanti a un procedimento molto diverso dalle questioni che era abituato a trattare.
«Ho visto le carte e ho detto: questo è un caso di omicidio, è una cosa più grande di me e di quella che è la mia esperienza nel penale, che rasenta quasi lo zero».
Una dichiarazione che chiarisce la posizione assunta dal professionista durante la prima fase dell’assistenza a Sempio. Grassi sostiene di non aver avuto un ruolo centrale nella gestione dell’inchiesta e di aver lasciato gli aspetti più propriamente penalistici a colleghi con maggiore esperienza.
Il riferimento principale è Massimo Lovati, destinato a diventare per lungo tempo il difensore più conosciuto di Sempio. Il penalista ha seguito l’evoluzione della vicenda attraverso le diverse fasi investigative, prima che il rapporto con l’attuale indagato si interrompesse.
La testimonianza di Grassi consente così di ricostruire la composizione iniziale del gruppo di professionisti ai quali la famiglia si affidò quando comprese che la posizione del giovane stava diventando particolarmente delicata.
La telefonata del collega Soldani: «Abbiamo una cosa piuttosto grossa in studio»
Grassi ricorda anche come venne informato dell’arrivo di un caso destinato ad attirare un’attenzione enorme.
«Mi telefona il collega Soldani e dice: “Guarda che abbiamo una cosa piuttosto grossa in studio, te ne parlerò”».
La telefonata precedette il coinvolgimento diretto del professionista nella vicenda. In quel periodo il nome di Andrea Sempio cominciava a essere associato alle nuove verifiche sull’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 nella villetta di via Pascoli.
La famiglia cercava assistenza legale per affrontare una situazione che rischiava di assumere conseguenze giudiziarie importanti. La scelta dello studio, secondo quanto racconta Grassi, non sarebbe stata casuale.
A favorire il contatto avrebbe contribuito una conoscenza personale già esistente tra Sempio e una persona destinata, anni dopo, ad assumere un ruolo centrale nella sua difesa.
Il ruolo di Angela Taccia: «Andrea era molto suo amico»
È lo stesso Grassi a spiegare come Sempio arrivò allo studio.
«Sempio arriva da noi tra dicembre e i primi di gennaio, perché era molto amico dell’avvocato, allora non ancora tale, Angela Taccia».
Il dettaglio colloca l’attuale difensora di Sempio già nella fase iniziale della vicenda, quando non aveva ancora acquisito il titolo professionale di avvocata.
Taccia, oggi tra i principali riferimenti della difesa del trentottenne, conosceva dunque Sempio ben prima dell’attuale riapertura dell’inchiesta. Secondo il racconto di Grassi, proprio quel rapporto personale avrebbe favorito il primo contatto con lo studio.
La ricostruzione permette anche di distinguere le diverse fasi dell’assistenza legale. Il gruppo di professionisti coinvolto tra il 2016 e il 2017 non coincide con l’attuale squadra difensiva, chiamata a confrontarsi con le nuove contestazioni della Procura di Pavia.
«Al primo incontro non c’ero»: quanto seguì davvero il caso
Grassi precisa di non aver partecipato nemmeno al primo incontro con Sempio.
«Io non c’ero al primo incontro», racconta, spiegando di aver mantenuto un coinvolgimento limitato nella gestione della vicenda.
L’avvocato accompagna questa precisazione con una considerazione sulle proprie abitudini professionali: «Diciamo che non sono una di quelle persone che finirà la sua esistenza in studio, lavorando. Appena posso preferisco dedicare il mio tempo libero alla mia famiglia e ai miei interessi».
Le parole restituiscono l’immagine di un professionista che non rivendica un ruolo determinante nella strategia difensiva dell’epoca e che, anzi, insiste sulla propria distanza dagli aspetti più complessi dell’inchiesta.
Secondo la sua ricostruzione, fu soprattutto Lovati a seguire i dettagli del caso. Grassi si trovò quindi a far parte del contesto professionale al quale Sempio si rivolse, senza diventare il principale responsabile della sua assistenza.
La paura dei giornalisti sotto casa e la ricerca di un difensore
Nel ricostruire le ragioni che spinsero Sempio a cercare assistenza legale, Grassi avanza anche un’ipotesi legata alla pressione pubblica che cominciava a circondare il giovane.
Secondo l’ex difensore, Sempio potrebbe essersi rivolto allo studio anche perché spaventato dalla presenza dei giornalisti nei pressi della propria abitazione.
È una valutazione personale di Grassi, non una motivazione che l’avvocato attribuisce a una dichiarazione diretta del suo ex assistito. Ma il riferimento aiuta a comprendere il contesto nel quale maturò la scelta di affidarsi a dei professionisti.
All’epoca il coinvolgimento di Sempio nel caso Garlasco rappresentava una novità destinata a incidere profondamente sulla sua vita. La sua posizione sarebbe stata successivamente archiviata, prima che la nuova inchiesta della Procura di Pavia riportasse il suo nome al centro dell’indagine sull’omicidio di Chiara Poggi.
Dalla prima indagine al nuovo procedimento per omicidio
Le dichiarazioni di Simone Grassi arrivano mentre Andrea Sempio affronta una fase giudiziaria molto diversa da quella vissuta tra il 2016 e il 2017.
La Procura di Pavia ha concluso le indagini nei suoi confronti, contestandogli l’omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dai futili motivi. I suoi attuali difensori hanno depositato cinque consulenze tecniche per contrastare il quadro accusatorio, con particolare attenzione al materiale genetico rinvenuto sotto le unghie di Chiara Poggi e all’impronta 33.
Angela Taccia ha definito molto probabile una richiesta di rinvio a giudizio, dichiarando che la difesa è pronta a confrontarsi con le conclusioni degli investigatori davanti a un giudice.
Nel frattempo, il racconto di Grassi aggiunge un tassello alla storia della prima assistenza legale di Sempio: un avvocato che riconobbe subito i limiti della propria esperienza penalistica, un collega che segnalò l’arrivo di un caso importante, il rapporto personale con Angela Taccia e il ruolo assunto da Massimo Lovati nella gestione della difesa.







