Garlasco, omicidio in quattro fasi e nuova ricostruzione: l’orario della morte cambia e riaccende i dubbi su Stasi

Avvocato De Rensis. Chiara Poggi e Alberto Stasi

Garlasco, omicidio in quattro fasi e nuova ricostruzione. Il caso di Garlasco non smette di sorprendere e, a distanza di quasi diciannove anni, continua a rimettere in discussione certezze che sembravano consolidate. L’omicidio di Chiara Poggi, per il quale Alberto Stasi è stato condannato in via definitiva, torna al centro del dibattito giudiziario e mediatico grazie a nuovi elementi che, se confermati, potrebbero modificare profondamente la ricostruzione dei fatti.

Il punto di svolta è rappresentato dalla perizia della dottoressa Cristina Cattaneo, che ipotizza un orario della morte diverso rispetto a quello stabilito nei processi. Non più intorno alle 9:30 del mattino, ma più avanti, dopo le 10. Un dettaglio tutt’altro che marginale. Nelle motivazioni della sentenza, infatti, si sottolinea come Stasi fosse “certamente al pc di casa sua” proprio dalle 10 in poi, intento a lavorare alla sua tesi. Se questa nuova ricostruzione dovesse trovare conferma in sede giudiziaria, l’intero impianto accusatorio potrebbe vacillare.

Garlasco, la nuova perizia e l’orario che cambia tutto

Il tema dell’orario della morte è da sempre uno dei nodi centrali del caso Garlasco. Spostarlo anche solo di mezz’ora significa rimettere in discussione alibi, movimenti e tempistiche. La perizia di Cattaneo introduce un elemento di forte discontinuità, aprendo scenari che la Procura potrebbe valutare in vista di eventuali sviluppi investigativi.

Non è la prima volta che il caso viene attraversato da revisioni e nuove letture, ma questa volta il dato tecnico appare particolarmente rilevante perché incide direttamente su uno dei pilastri della condanna.

La nuova goccia di sangue in cucina

A rendere ancora più complesso il quadro è la scoperta di una nuova traccia ematica all’interno della villetta di via Pascoli. I consulenti della famiglia Poggi avrebbero individuato una goccia di sangue sotto il microonde, in prossimità di un mobile della cucina. Una presenza che, se confermata come appartenente alla vittima, aggiungerebbe un tassello importante alla dinamica dell’aggressione.

Fino a oggi si era ipotizzato un delitto sviluppato in due o tre momenti. Ora, invece, prende forma una possibile sequenza in quattro fasi. L’aggressione potrebbe essere iniziata proprio in cucina, per poi spostarsi nella zona del divano, dove – come ha ricordato il legale di Stasi, Antonio De Rensis – sarebbero presenti quattro tracce di sangue spesso trascurate nel racconto pubblico.

Le quattro fasi dell’aggressione e il mistero delle armi

La ricostruzione si completerebbe con altri due punti chiave già noti: l’area del telefono, dietro il divano, dove Chiara potrebbe aver tentato di chiedere aiuto, e infine le scale che conducono al seminterrato, teatro dei colpi mortali. Una sequenza che racconta, se confermata, una vittima in movimento, capace di reagire e tentare la fuga.

Questa dinamica porta con sé un’altra ipotesi investigativa: l’utilizzo di più armi. Le ferite riscontrate sul corpo di Chiara Poggi presentano infatti caratteristiche differenti, con lesioni compatibili sia con colpi “battenti” sia con strumenti “taglienti”. Un elemento che rende difficile attribuire tutto a un unico oggetto.

Garlasco, omicidio in quattro fasi e nuova ricostruzione

I consulenti di Andrea Sempio, oggi nuovamente indagato, suggeriscono la possibilità di un martello dotato di punta sul lato opposto. Ma i tagli localizzati, in particolare nella zona delle palpebre, continuano a sollevare interrogativi. Secondo alcune letture, quei colpi presentano una precisione che mal si concilia con un’azione impulsiva.

In questo contesto tornano anche le parole dell’avvocato Massimo Lovati, che in passato aveva parlato di una possibile esecuzione legata a qualcosa che Chiara avrebbe scoperto. Una tesi forte, rilanciata anche dal legale Gallo, secondo cui il movente potrebbe essere contenuto nel computer della vittima.

Il caso Garlasco, dunque, resta aperto sul piano della verità storica, nonostante la definitività della condanna. Tra nuove perizie, tracce ematiche e ricostruzioni alternative, il delitto continua a muoversi in una zona grigia dove ogni dettaglio può cambiare il quadro complessivo.