Garlasco, per Andrea Sempio è l’ora della verità: sette giorni per sapere se finirà a processo per l’omicidio di Chiara Poggi

Andrea Sempio al centro delle indagini

Il nuovo caso Garlasco sta arrivando al suo primo, vero bivio giudiziario. Dopo mesi di analisi, perizie, consulenze, interrogatori e battaglie tra esperti, per Andrea Sempio comincia il conto alla rovescia: lunedì 28 settembre scadranno i termini delle indagini preliminari e la Procura di Pavia dovrà decidere quale strada imboccare.

Sempio, 38 anni, resta indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, uccisa nella villetta di famiglia a Garlasco il 13 agosto 2007. Per quel delitto Alberto Stasi è stato condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione, ma la nuova inchiesta aperta su Sempio ha rimesso sotto la lente degli investigatori una serie di elementi raccolti sulla scena del crimine quasi vent’anni fa.

Le possibilità, a questo punto, sono sostanzialmente tre: la Procura può chiedere il rinvio a giudizio di Andrea Sempio, domandare una proroga per continuare gli accertamenti oppure chiedere l’archiviazione della sua posizione.

Il 28 settembre può cambiare ancora la storia di Garlasco

La data da cerchiare sul calendario è dunque quella del 28 settembre. I magistrati guidati dal procuratore Fabio Napoleone stanno completando l’esame delle consulenze e delle osservazioni presentate dalla difesa dopo la discovery degli atti.

Il confronto tra accusa e difesa investe praticamente tutti i punti più delicati della nuova indagine: la ricostruzione della scena del crimine, la possibile dinamica dell’aggressione, le impronte rinvenute nella villetta e soprattutto le tracce biologiche che gli investigatori stanno cercando di interpretare a distanza di diciannove anni dall’omicidio.

Non significa, naturalmente, che il 28 settembre Sempio verrà automaticamente mandato a processo. Se la Procura decidesse di procedere in quella direzione, dovrebbe presentare la relativa richiesta al giudice. Sarà quindi il percorso giudiziario successivo a stabilire se l’indagato dovrà effettivamente affrontare un processo. Esiste anche la possibilità che gli inquirenti ritengano necessario altro tempo per completare gli accertamenti. L’alternativa opposta è invece l’archiviazione, qualora gli elementi raccolti non venissero considerati sufficienti per sostenere l’accusa.

Il Dna sulle unghie di Chiara resta al centro dell’inchiesta

Uno dei punti centrali riguarda il Dna maschile recuperato dalle unghie di Chiara Poggi. Le nuove analisi lo hanno indicato come compatibile con la linea genetica maschile della famiglia Sempio, mentre sarebbe incompatibile con Alberto Stasi e con i componenti maschi della famiglia Poggi.

La compatibilità genetica, tuttavia, non risolve da sola il caso. La questione cruciale riguarda infatti l’origine di quel materiale biologico, la sua qualità e soprattutto il momento e il modo in cui sarebbe finito sulle unghie della vittima. Soltanto stabilendo un collegamento attendibile tra quella traccia e l’aggressione potrebbe assumere un peso realmente determinante nella ricostruzione dell’omicidio.

È proprio su questo terreno che si combatte una delle battaglie più importanti tra i consulenti della Procura e quelli della difesa. A quasi vent’anni dal delitto, ogni elemento deve fare i conti con il tempo trascorso, con le modalità con cui vennero effettuati i primi accertamenti e con la necessità di distinguere ciò che può avere un significato investigativo da ciò che potrebbe invece derivare da contaminazioni o contatti precedenti.

Dall’impronta 33 alle scarpe a pallini: tutti i nodi ancora aperti

Accanto al Dna resta il capitolo delle impronte. Gli investigatori hanno riesaminato anche la cosiddetta impronta 33 e le tracce lasciate dalle suole a pallini sulla scena del crimine, cercando di verificare l’eventuale compatibilità con il piede e con le calzature riconducibili a Sempio.

La Procura ha inoltre affidato allo psichiatra Roberto Catanesi una consulenza documentale per valutare la capacità di intendere e di volere dell’indagato all’epoca dei fatti e l’eventuale presenza di disturbi o alterazioni della personalità. L’esame è stato condotto sulla documentazione disponibile, senza un colloquio diretto con Sempio.

Sono tasselli molto diversi tra loro che adesso devono entrare in un’unica valutazione complessiva. Ed è proprio questo il lavoro che gli inquirenti stanno completando nelle ultime giornate prima della scadenza. Perché dopo mesi nei quali Garlasco è tornata a essere soprattutto una guerra di perizie, indiscrezioni, ricostruzioni televisive e interpretazioni contrapposte, si avvicina finalmente un passaggio giudiziario concreto.

Il 28 settembre la Procura dovrà scegliere se l’inchiesta su Andrea Sempio ha raccolto elementi sufficienti per tentare di portarlo davanti a un giudice per l’omicidio di Chiara Poggi, se servono ancora indagini oppure se questa nuova pista deve fermarsi. Diciannove anni dopo quella mattina del 13 agosto 2007, il delitto di Garlasco si prepara così a un’altra giornata che potrebbe diventare decisiva.