Garlasco, perchè l’EstaThè è una bomba? Se Grimaldi ha ragione il reperto che inchiodava Stasi rischia di crollare

Garlasco, il giallo dell’Estathè

Nel delitto di Garlasco c’è un piccolo brik di EstaThè che rischia di aprire una voragine enorme. Per anni quel contenitore, recuperato nella spazzatura della villetta di via Pascoli e associato al Dna di Alberto Stasi, ha alimentato la ricostruzione secondo cui il giovane avrebbe consumato la colazione con Chiara Poggi la mattina del 13 agosto 2007. Ora, però, Luigi Grimaldi contesta alla radice quella lettura e indica una serie di dettagli che, se troveranno conferma, potrebbero cancellare il valore del reperto e costringere chi condusse le prime indagini a fornire spiegazioni molto più serie di una generica ammissione di sciatteria.

Il punto di partenza arriva dalle fotografie scattate nel frigorifero di casa Poggi dopo l’omicidio. Le immagini mostrano una confezione di EstaThè con la grafica legata alla sponsorizzazione del Giro d’Italia 2007. Il brik recuperato nella pattumiera, invece, non presenta quel logo. Non si tratta di una sfumatura irrilevante, perché il codice impresso sul fondo collocherebbe la produzione del contenitore al 20 giugno 2007, diverse settimane dopo la conclusione della promozione. Secondo Grimaldi, dunque, quel brik non apparteneva alla stessa confezione conservata nel frigorifero e proveniva da un’altra spesa.

Il codice di lotto che cambia tutto

La questione diventa esplosiva proprio quando si incrociano la grafica promozionale e la data di produzione. I contenitori presenti nel frigorifero portavano ancora il marchio del Giro d’Italia, una campagna terminata a maggio. Il brik finito tra i rifiuti, invece, sarebbe uscito dalla fabbrica il 20 giugno e non avrebbe mai potuto mostrare quella stessa veste grafica. Se questa ricostruzione reggerà agli accertamenti tecnici, cadrà l’associazione automatica tra il contenitore trovato nella pattumiera e la confezione che Chiara conservava in casa.

Resta naturalmente possibile che il brik appartenesse a una spesa successiva o che qualcuno lo avesse lasciato nella villetta nei giorni precedenti. Proprio per questo, però, il reperto non potrebbe più dimostrare da solo che Stasi lo bevve durante una presunta colazione con Chiara la mattina dell’omicidio. La difesa del condannato potrebbe così contestare non soltanto l’origine del contenitore, ma l’intero significato investigativo attribuito nel tempo a quel rifiuto.

Chiara non mangiò il Fruttolo

Anche la ricostruzione della colazione condivisa incontra un altro ostacolo. L’ultima perizia sul contenuto gastrico, firmata da Cristina Cattaneo, escluderebbe che Chiara Poggi avesse mangiato un Fruttolo quella mattina. La giovane soffriva inoltre di un’intolleranza ai latticini. Questo elemento, secondo la lettura proposta da Grimaldi, elimina uno dei presupposti usati per descrivere una colazione consumata insieme ad Alberto Stasi.

Il brik di EstaThè rimarrebbe quindi isolato, senza il sostegno dell’altro alimento che avrebbe dovuto comporre quel momento conviviale. A quel punto bisognerebbe spiegare con precisione quando il contenitore entrò nella casa, chi lo utilizzò e perché finì in quella pattumiera. Senza queste risposte, il reperto perderebbe gran parte della forza narrativa e probatoria che gli è stata attribuita.

Il Dna sulla cannuccia, ma nessuna saliva

Un’altra anomalia riguarda le tracce genetiche. Sul brik e sulla cannuccia gli esami avrebbero individuato il profilo di Alberto Stasi, ma non avrebbero trovato saliva. Il dato apre un problema evidente: come può una persona bere da una cannuccia senza lasciare alcuna traccia del fluido biologico che normalmente accompagna quel gesto?

La presenza di Dna, da sola, non chiarisce né il momento né il modo in cui Stasi toccò il contenitore. Potrebbe derivare da un contatto manuale, da una contaminazione o da altre circostanze che nulla dimostrano sulla mattina del delitto. Senza saliva e senza una catena di custodia lineare, la capacità del reperto di collocare Stasi in casa durante la colazione si indebolisce drasticamente.

Otto mesi nella pattumiera e rifiuti rimaneggiati

Il capitolo più delicato riguarda però la gestione della scena del crimine. La pattumiera rimase nella villetta per circa otto mesi, fino all’aprile del 2008. Nel frattempo diversi soggetti entrarono nella casa e i rifiuti avrebbero subito spostamenti e rimaneggiamenti. Le fotografie realizzate dai consulenti della difesa alla fine del 2007 mostrerebbero una disposizione diversa del contenuto, mentre agli stessi tecnici non venne consentito di ispezionare direttamente la spazzatura.

Questa sequenza mette in discussione l’integrità del reperto. Un contenitore recuperato mesi dopo, all’interno di rifiuti che più persone avevano già mosso, non offre le stesse garanzie di un oggetto repertato immediatamente e conservato secondo procedure rigorose. La domanda, allora, non riguarda soltanto il brik, ma l’intera catena di custodia: chi toccò quella pattumiera, quando lo fece e quali controlli impedirono contaminazioni o introduzioni accidentali?

Se Grimaldi ha ragione non basterà più parlare di sciatteria

Per anni molti hanno descritto gli errori dell’indagine del 2007 come il risultato di superficialità, disordine o inesperienza. Il caso dell’EstaThè, però, potrebbe superare quella soglia. Se il codice di lotto dimostrerà che il brik non proveniva dalla confezione nel frigorifero, se l’assenza di saliva renderà incompatibile il consumo diretto e se la catena di custodia confermerà rimaneggiamenti prolungati, qualcuno dovrà spiegare perché quel reperto abbia conservato un peso così importante nella ricostruzione dell’accusa.

Non significherebbe automaticamente dimostrare l’innocenza di Alberto Stasi o individuare un altro responsabile. Significherebbe però togliere un tassello dalla narrazione costruita attorno alla sua presenza nella villetta e aprire un problema gravissimo sulla qualità degli accertamenti compiuti dopo l’omicidio di Chiara Poggi.

Il brik di EstaThè, nato come dettaglio marginale, rischia così di trasformarsi nel simbolo di tutte le domande rimaste senza risposta. E questa volta liquidare tutto come semplice approssimazione potrebbe non bastare più.