«È la difesa di Stasi che mi ributta dentro tutte le volte, spinge per cercare di far ripartire l’indagine contro di me». Andrea Sempio torna a parlare del delitto di Garlasco e questa volta indirizza le sue accuse direttamente verso i legali di Alberto Stasi, condannato definitivamente a sedici anni per l’omicidio di Chiara Poggi. Il trentottenne, attualmente unico indagato nella nuova inchiesta della Procura di Pavia, sostiene che siano state soprattutto le iniziative difensive del fidanzato della vittima a riportarlo al centro delle indagini.
Le dichiarazioni arrivano in un momento particolarmente delicato. La Procura ha chiuso l’inchiesta da circa un mese, contestando a Sempio l’omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dai futili motivi. I suoi avvocati hanno depositato cinque consulenze tecniche per contrastare gli elementi raccolti dagli investigatori, mentre si avvicina la possibilità che i magistrati chiedano il rinvio a giudizio.
Sempio ha affrontato le accuse in un’intervista diffusa il 28 ottobre da È sempre Cartabianca, soffermandosi sui rapporti con Stasi, sulle analisi del Dna, sull’impronta 33 e su alcuni vecchi filmati nei quali aveva espresso opinioni controverse sulla violenza sessuale. A intervenire in sua difesa è stata anche l’avvocata Angela Taccia, che ha respinto duramente le critiche rivolte al suo assistito e a lei stessa.
«Alberto, credi davvero a tutto questo casino che avete fatto partire?»
Il passaggio più duro riguarda proprio Alberto Stasi. Sempio sostiene di non aver mai promosso iniziative contro di lui e di essere stato trascinato nuovamente nell’inchiesta dalle attività della sua difesa.
«Mi si dice: “Ma tu parli di Stasi, lui non parla di te”. Io ne parlo quando me lo chiedono, non c’è mai stato un atto da parte mia o della mia difesa verso di lui».
Poi immagina un confronto diretto con il condannato: «Cosa direi ad Alberto? Gli direi: “Ma credi davvero a tutto sto casino che avete fatto partire?”».
Nonostante queste parole, Sempio ribadisce di considerare corretta la condanna di Stasi. Alla domanda se sia ancora convinto della sua colpevolezza risponde: «Sì, da quello che ho visto io sì, le sentenze fino a oggi lo dicono, da quello che ho visto non ho dubbi».
La sua posizione non cambia neppure davanti alle contestazioni riguardanti possibili omissioni o errori nelle indagini originarie. Se questi elementi dovessero dimostrarsi rilevanti per una revisione della condanna, Sempio ritiene legittimo utilizzarli. Ma aggiunge di non fidarsi delle notizie circolate finora.
Angela Taccia: «Le parole di Sempio vengono strumentalizzate»
L’avvocata Angela Taccia respinge l’interpretazione secondo cui il suo assistito sarebbe contraddittorio nel dichiarare fiducia nella giustizia e, contemporaneamente, nel manifestare preoccupazione per eventuali errori investigativi.
«Si strumentalizzano le parole del mio assistito, lui non si contraddice, ha sempre detto di essere preoccupato degli errori degli umani, dice di avere fiducia nella giustizia, anche se è formata da esseri umani».
Secondo la legale, Sempio non esclude che possano essere stati commessi errori nelle precedenti indagini, ma ritiene che debbano essere accertati nelle sedi competenti.
«Lui ha detto di non credere più a tutto quello che viene sparato mediaticamente», precisa Taccia, sottolineando che il suo assistito non intende considerare attendibile qualsiasi indiscrezione prima che venga verificata.
La posizione di Sempio sulla condanna di Stasi, dunque, sarebbe legata alla fiducia nelle sentenze definitive e non alla pretesa di conoscere personalmente tutti gli elementi dell’inchiesta originaria.
«Lui sostiene di non avere le competenze per capire cosa è successo in passato, per questo si affida alle sentenze passate in giudicato».
Sempio attende inoltre gli esiti degli accertamenti dei RIS, che potrebbero indurlo a rivedere le proprie convinzioni qualora emergessero elementi nuovi e verificati.
Il Dna sulle unghie di Chiara Poggi: «Si arriva a me prendendo pezzi qua e là»
Uno dei punti centrali della nuova inchiesta riguarda il materiale genetico rinvenuto sulle unghie di Chiara Poggi.
Sempio respinge le conclusioni che collegano quel materiale al proprio profilo genetico, contestando soprattutto il metodo utilizzato per interpretare i risultati delle analisi.
«I dati di partenza con cui si fa questa verifica non sono sicuri, si arriva al mio profilo prendendo pezzi qua e là dai tre esami fatti, quindi pescando quello che serve qua e là con dati che nemmeno si ripetono».
Secondo l’indagato, il problema sarebbe la qualità stessa delle informazioni disponibili. «Il perito ha riferito di aver fatto la verifica su dati che non sono verificati, che potrebbero essere frutto di artefatti».
È la linea sulla quale insiste la difesa, che punta a contestare la possibilità di attribuire con sufficiente affidabilità a Sempio il materiale biologico oggetto degli accertamenti.
Le conclusioni delle consulenze difensive dovranno però confrontarsi con quelle degli esperti incaricati nell’ambito dell’inchiesta. Il valore probatorio del Dna sarà uno degli aspetti più importanti nell’eventuale fase processuale.
L’impronta 33 sul muro: «Non era insanguinata, lì era comodo appoggiarsi»
Sempio interviene anche sull’impronta 33, un altro elemento al centro delle indagini.
«Fa scena dire che era un’impronta vicino al cadavere, in realtà è un’impronta in un punto del muro dove c’erano altre impronte, alcune attribuibili altre no».
Secondo il trentottenne, la posizione della traccia avrebbe una spiegazione ordinaria: «Semplicemente era nel punto dove il muro curvava, quindi era comodo appoggiarsi lì».
Sempio contesta inoltre che sia stata dimostrata la presenza di sangue sull’impronta. «Era insanguinata? No, la Procura dice di non poter escludere che ci fosse il sangue».
La difesa considera quindi determinante distinguere tra la presenza di una traccia e la possibilità di collegarla effettivamente alla dinamica dell’omicidio.
Le frasi sullo stupro, Taccia attacca: «Pretendere che mi dissoci è populismo puro»
È sul contenuto dei vecchi video di Sempio che Angela Taccia assume la posizione più dura. Nei filmati il suo assistito aveva espresso considerazioni controverse sulla violenza sessuale, descrivendola anche attraverso riferimenti al comportamento degli animali.
La legale sostiene che quelle parole siano state estrapolate dal loro contesto.
«Per lui era una questione legata alla natura e alla biologia, è il modus operandi del regno animale, il leone, ad esempio, non si accoppia con la leonessa dopo un mazzo di fiori, in natura è diverso, lui la spiega così, è diverso da come viene fatto passare».
Taccia contesta inoltre la selezione dei filmati, sostenendo che siano stati privilegiati quelli suscettibili delle interpretazioni più negative.
Ma il punto sul quale reagisce con maggiore durezza riguarda le richieste di prendere pubblicamente le distanze dalle affermazioni del proprio assistito.
«Pensare che io mi dovrei dissociare dalle sue frasi è populismo puro, ma sono sei mesi che lo dico, da legale contestualizzo secondo le carte che analizzo».
Poi aggiunge: «Se continuate a puntare alla questione come una lite al mercato dicendo che io non mi dissocio come donna è populismo ed è irrispettoso nei miei confronti, come donna e come professionista».
L’avvocata richiama anche le testimonianze delle persone che hanno frequentato Sempio, sostenendo che le sue amiche e le donne con cui ha avuto relazioni non abbiano riferito di essersi sentite minacciate o in pericolo.
«State facendo a Sempio quello che avete fatto a Stasi»
Taccia stabilisce quindi un parallelo con il trattamento riservato in passato ad Alberto Stasi, quando la sua vita sessuale e il materiale informatico sequestrato diventarono oggetto di un’esposizione pubblica particolarmente intensa.
«State facendo la stessa cosa che hanno fatto a Stasi, sullo stesso argomento, la sessualità. Che credibilità avete oggi se avete chiesto scusa a Stasi per come l’avete trattato e oggi ripetete lo stesso comportamento verso Andrea Sempio».
Un paragone contestato da Caterina Collovati, che ricorda come Stasi sia stato assolto dall’accusa di detenzione di materiale pedopornografico e sottolinea una differenza tra le due vicende: nell’attuale ricostruzione accusatoria viene prospettato un movente legato a un approccio sessuale rifiutato, mentre nella precedente indagine quel movente non era stato individuato negli stessi termini.
Taccia replica richiamando proprio gli atti della nuova inchiesta.
«È la stessa Procura che non ha preso in considerazione i video selfie, tanto è vero che non sono nella relazione del RACIS».
E aggiunge un riferimento al consulente informatico della Procura: «Il consulente della Procura Dal Checco dice che il movente sessuale non è provato, visto che non c’è alcuna prova che lui abbia visto questi video».
La difesa distingue così il contenuto dei filmati dalla possibilità di utilizzarli per sostenere una specifica ricostruzione del delitto.
«Il rinvio a giudizio è molto probabile»: la difesa si prepara al confronto
Sul futuro giudiziario di Sempio, Angela Taccia non nasconde la possibilità che la Procura chieda il processo.
«Molto probabile, ma siamo pronti, come lo eravamo già dopo il primo 415-bis arrivato a maggio», afferma.
Per la legale potrebbe essere arrivato il momento di discutere gli elementi raccolti dagli investigatori in una sede processuale: «Forse è arrivata l’ora di confrontarci in contraddittorio davanti a un giudice terzo e imparziale».
Nel frattempo Sempio descrive le conseguenze personali dell’indagine e dell’esposizione pubblica.
«Oggi sono talmente saturo, è come se una parte di emozioni fossero spente», racconta. E quando affronta la prospettiva di un processo per omicidio, il tono cambia: «Parliamo di un omicidio, se le cose vanno male io entro in carcere, se va bene esco tra 30 anni, i miei genitori sono morti, finisci i tuoi giorni in carcere».
La chiusura delle indagini ha portato il caso Garlasco verso una fase nella quale le consulenze della difesa dovranno confrontarsi con gli accertamenti della Procura di Pavia. Al centro ci saranno le tracce genetiche, l’impronta 33 e la ricostruzione della dinamica dell’omicidio.
Ma per Angela Taccia c’è anche un’altra questione: impedire che le opinioni personali, per quanto controverse, del suo assistito diventino una scorciatoia per attribuirgli la responsabilità dell’assassinio di Chiara Poggi.







