Garlasco, Sempio contrattacca con cinque consulenze: impronte, sangue e orari, la difesa prova a smontare l’accusa

Andrea Sempio e il mistero dell’impronta

Andrea Sempio prova a ribaltare il tavolo dell’accusa. Dopo mesi di indiscrezioni, intercettazioni, impronte, DNA e ricostruzioni sulla mattina del delitto di Garlasco, i suoi legali depositano una memoria difensiva e cinque consulenze tecniche con un obiettivo preciso: contestare uno per uno gli elementi su cui la Procura di Pavia ha costruito la nuova indagine sull’omicidio di Chiara Poggi.

La difesa di Sempio contro l’impronta 33

Il primo fronte è quello dell’impronta 33, la traccia palmare trovata sulla parete delle scale interne della villetta di via Pascoli e diventata uno dei simboli della nuova inchiesta. Per la Procura sarebbe compatibile con la mano di Andrea Sempio. Per la difesa, invece, l’attribuzione non regge.

Nell’integrazione firmata da Armando Palmegiani e Luigi Bisogno, i consulenti contestano il numero di minuzie indicate dall’accusa e mettono in dubbio la solidità dell’identificazione. Il punto è decisivo, perché se quella impronta fosse davvero riconducibile all’indagato e se risultasse collegata alla dinamica dell’omicidio, diventerebbe uno degli elementi più pesanti contro di lui. La difesa, invece, sostiene che quella certezza non esista.

Scarpe, sangue e scene del crimine

Il secondo nodo riguarda le scarpe. Palmegiani e l’esperto Giacomo De Angelis hanno analizzato la calzata di Sempio confrontandola con la Frau 42 indicata nelle vecchie sentenze. Secondo la consulenza difensiva, sarebbe impossibile far entrare un piede largo 11,5 centimetri in uno spazio interno di suola da 9,2 centimetri.

La difesa contesta anche diverse ricostruzioni sulla scena del crimine. Nelle 108 pagine dedicate alle macchie ematiche nella villetta, Palmegiani giudica «anatomicamente impossibile» lo stampo di mano sinistra nel sangue individuato dal Ris di Cagliari, considera «poco probabile» lo scavalcamento del muretto per entrare nella casa e definisce «inverosimile» l’ipotesi che il killer si sia lavato in cucina.

Aplotipo Y e ferite: gli altri punti contestati

C’è poi il profilo genetico. La genetista Marina Baldi interviene sull’aplotipo Y, definito dalla perizia della Procura compatibile con Sempio e non riconducibile ad Alberto Stasi. Anche su questo fronte la difesa punta a ridimensionare il valore dell’elemento genetico, contestandone la forza probatoria e l’utilizzo nel quadro accusatorio complessivo.

Altro fronte delicatissimo: le ferite sul corpo di Chiara Poggi. Il medico legale Sabino Pelosi contesta l’interpretazione secondo cui vi sarebbero lesioni da difesa. Per il consulente della difesa, quelle ferite sarebbero una «libera interpretazione» e potrebbero invece essere compatibili con lo scivolamento del corpo lungo le scale. Una posizione che attacca direttamente la lettura dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo e la ricostruzione dell’orario della morte spostato tra le 10 e le 12, definita dalla difesa «carente e scarsamente spendibile».

Una battaglia che ora diventa scientifica

La strategia è chiara: togliere forza ai tasselli principali dell’inchiesta. Se l’impronta 33 diventa incerta, se il DNA perde peso, se la scarpa non coincide, se le ferite non sono da difesa e se l’orario della morte resta discutibile, il castello accusatorio cambia completamente consistenza.

La Procura di Pavia avrà tempo fino a settembre per valutare le controdeduzioni e decidere se chiedere il rinvio a giudizio di Andrea Sempio. Intanto il caso Garlasco entra in una nuova fase: meno dominata dalle polemiche televisive e sempre più affidata alla battaglia tra consulenti. Una guerra tecnica, punto contro punto, nella quale ogni dettaglio può diventare decisivo.