Peter Thiel torna a Roma e sfida il Vaticano sull’Intelligenza artificiale: la crociata del guru della tecnodestra contro Leone XIV

Peter Thiel Ipa @lacapitalenews.it

Peter Thiel ci riprova. Dopo il debutto romano dello scorso marzo, accolto con molto meno entusiasmo di quanto probabilmente si aspettasse, il miliardario americano torna nella Capitale per rilanciare la sua battaglia culturale. Stavolta però il contesto è molto diverso. Sul tavolo non ci sono soltanto le teorie sulla crisi dell’Occidente o le suggestioni apocalittiche sull’Anticristo che da anni accompagnano il pensiero dell’imprenditore vicino a Donald Trump e al vicepresidente JD Vance. Questa volta il convitato di pietra è il Vaticano.

L’enciclica che ha irritato la Silicon Valley

A far discutere il mondo della tecnodestra americana è stata la scelta di Papa Leone XIV di dedicare la sua prima enciclica, “Magnifica Humanitas”, al tema dell’Intelligenza artificiale. Una decisione che ha sorpreso molti osservatori e che ha immediatamente spostato il dibattito globale sul rapporto tra tecnologia, etica e potere.

Non meno significativa è stata la decisione di coinvolgere Christopher Olah, cofondatore di Anthropic, l’azienda che insieme a Dario Amodei ha sviluppato Claude, uno dei modelli di IA più avanzati e maggiormente orientati ai temi della sicurezza e della responsabilità etica.

Una scelta che ha inevitabilmente assunto anche un valore politico, perché Anthropic rappresenta una visione dell’Intelligenza artificiale molto diversa da quella sostenuta da una parte della Silicon Valley vicina all’universo Maga.

La sfida alla Chiesa arriva nel cuore di Roma

Per questo l’appuntamento organizzato l’11 giugno nel Salone Borromini della Biblioteca Vallicelliana viene letto da molti come qualcosa di più di un semplice convegno culturale. È il tentativo di riportare al centro una visione della tecnologia che considera qualsiasi forma di regolamentazione come un ostacolo all’innovazione.

Una posizione legittima, naturalmente. Ma che rischia di scontrarsi con una realtà che spesso il mondo tecnologico tende a sottovalutare: la Chiesa cattolica discute di etica, potere, progresso e natura umana da oltre duemila anni. E difficilmente può essere affrontata come un interlocutore impreparato sui grandi cambiamenti della storia.

Non è la prima volta che una rivoluzione tecnologica si presenta come inevitabile e autosufficiente. Ed è altrettanto vero che il Vaticano, nel corso dei secoli, ha attraversato trasformazioni epocali molto più profonde di quelle vissute oggi dal settore digitale.

Due visioni opposte del futuro

Dietro il confronto tra Leone XIV e Peter Thiel si intravedono in realtà due idee molto diverse del futuro. Da una parte chi ritiene che l’Intelligenza artificiale debba essere accompagnata da regole, responsabilità e limiti etici. Dall’altra chi vede nella velocità dell’innovazione un valore superiore rispetto a qualsiasi cautela.

È proprio questa contrapposizione ad aver trasformato Roma in uno dei luoghi simbolici della battaglia culturale sull’IA. Una sfida che non riguarda soltanto la tecnologia ma il modo in cui le società democratiche decideranno di convivere con uno strumento destinato a cambiare economia, politica e relazioni umane.

E forse è anche per questo che Peter Thiel ha deciso di tornare proprio qui. Perché quando il Vaticano entra nel dibattito, il confronto smette di essere soltanto tecnologico e diventa inevitabilmente una questione di visione del mondo.