Qualcuno sapeva già della morte di Chiara Poggi prima che Alberto Stasi chiamasse i soccorsi alle 13.50 del 13 agosto 2007? Una donna che all’epoca lavorava come cuoca in un ristorante di Dorno sostiene che la notizia di una ragazza morta a Garlasco circolasse già intorno a mezzogiorno, oltre un’ora prima dell’allarme. La testimone ha raccontato il proprio ricordo durante Storie Italiane, con il volto oscurato e la voce camuffata, dichiarandosi pronta a ripetere tutto davanti ai magistrati. Le sue parole richiamano quelle di Massimo Lovati, ex difensore di Andrea Sempio, che già nel 2025 aveva sostenuto di aver sentito parlare della tragedia nella tarda mattinata. Due racconti che sembrano convergere su un dettaglio preciso, ma che devono ancora trovare riscontri indipendenti.
«Alle 12 girava già la voce»: la testimonianza della cuoca di Dorno
«Lavoravo in un ristorante di Dorno, facevo la cuoca», racconta la donna, ripercorrendo quella mattina di agosto. «Alle 12 cominciavamo a sistemare il buffet e già a quell’ora girava la voce di un omicidio di una ragazza a Garlasco. Io lo ricordo vivamente, è da tanto che me lo tengo dentro e non l’ho mai voluto dire».
La testimone precisa poi alcuni particolari: «Io ricordo che a mezzogiorno un quarto, e mezzo, stavo mettendo fuori il buffet e arrivava la gente parlando di una ragazza che era stata trovata morta, poi nel pomeriggio si cominciò a parlare di omicidio».
La distinzione non è secondaria. Secondo quest’ultima ricostruzione, nella tarda mattinata circolava la voce di una giovane trovata senza vita, mentre soltanto nel pomeriggio si sarebbe parlato esplicitamente di un delitto. Resta comunque l’interrogativo sull’orario: il racconto colloca la diffusione della notizia prima della telefonata con cui Stasi segnalò il ritrovamento del corpo.
Il mistero delle 13.50: chi poteva conoscere la notizia?
La cronologia degli atti giudiziari indica le 13.50 come l’orario della chiamata ai soccorsi effettuata da Alberto Stasi, che dichiarò di aver trovato Chiara senza vita nella villetta di Garlasco.
Se la testimonianza della donna trovasse conferme, diventerebbe necessario capire chi avesse diffuso quella voce, da dove provenisse e a quale episodio si riferisse realmente. Il fatto che qualcuno ricordi una notizia circolata prima dell’allarme, tuttavia, non dimostra automaticamente che una persona conoscesse in anticipo l’omicidio.
A quasi diciannove anni dai fatti, gli orari e la successione degli eventi richiedono verifiche particolarmente rigorose. Servirebbero testimonianze autonome o altri elementi capaci di confermare che quelle conversazioni avvennero davvero prima delle 13.50.
Massimo Lovati: «Queste parole rafforzano il mio ricordo»
Il racconto della cuoca riporta al centro dell’attenzione Massimo Lovati. Nell’estate del 2025 l’avvocato aveva dichiarato di aver appreso della morte di una ragazza a Garlasco già tra le 11.30 e mezzogiorno, passeggiando tra le bancarelle di una fiera a Vigevano.
Una versione che aveva suscitato perplessità proprio perché anticipava l’orario dell’allarme. Ora il penalista considera le parole della donna un elemento a sostegno della propria memoria: «Queste parole rafforzano il mio ricordo di quel giorno».
Lovati ricostruisce anche i propri spostamenti: «Io scesi dal mio studio, che si trovava proprio sopra la fiera. Era il secondo lunedì del mese, il mio compleanno, e fra le bancarelle strisciava questa notizia». E insiste: «Io sarò sceso verso le 11:30, mezzogiorno, non dopo. Al pomeriggio non avrei più avuto motivo di andare alle bancarelle, perché stavano già smontando».
La donna pronta a parlare con la Procura di Pavia
La testimone spiega di aver ripensato a quell’episodio dopo aver ascoltato le dichiarazioni di Lovati: «Questa storia di ricordarmi del fatto che a mezzogiorno e mezzo circolava già la notizia me l’ha fatta venire in mente l’avvocato Lovati».
È un particolare importante anche per valutare l’attendibilità del racconto. Le parole dell’avvocato potrebbero aver risvegliato un ricordo autentico, ma gli investigatori dovrebbero anche verificare quanto le informazioni apprese successivamente possano aver influenzato la memoria della donna.
La testimone attribuisce il proprio lungo silenzio alla paura, evocando anche presunti suicidi sui quali esprime dubbi personali, senza fornire elementi che li colleghino alla morte di Chiara Poggi.
La donna si dichiara disponibile a riferire la propria versione alla Procura di Pavia, che ha recentemente chiesto il rinvio a giudizio di Andrea Sempio. Al momento, però, non emergono riscontri investigativi che confermino la diffusione anticipata della notizia. Il mistero delle ore precedenti alla chiamata di Stasi resta dunque una questione da verificare, non un fatto accertato.







