Massimiliano Allegri aveva capito tutto dopo una settimana. Gli erano bastati pochi allenamenti per rendersi conto che il Napoli aveva bisogno di rinforzi veri, non di qualche operazione di mercato buona per riempire le caselle della rosa. Lo aveva spiegato ad Aurelio De Laurentiis e al direttore sportivo Giovanni Manna, chiedendo due o tre giocatori freschi e di livello per affrontare una stagione che si annunciava complicata. L’avvertimento, però, sarebbe rimasto senza risposta. E adesso, mentre la squadra perde terreno e l’allenatore finisce sul banco degli imputati, torna la domanda che a Napoli accompagna ogni crisi: quanto pesano le responsabilità della panchina e quanto quelle di chi costruisce la squadra?
A riaprire il caso è Ivan Zazzaroni, che difende Allegri senza assolverlo dalle difficoltà attuali e soprattutto contesta la tendenza a trasformare l’allenatore nell’unico responsabile dei risultati. Il Napoli, nella sua analisi, paga problemi strutturali che risalgono alle scelte di mercato, alla gestione della rosa e a una serie di assenze pesantissime. Una situazione che chiama in causa direttamente la dirigenza, dal presidente De Laurentiis al direttore sportivo Manna, fino agli equilibri economici e organizzativi sui quali vigila l’amministratore delegato Andrea Chiavelli.
Allegri aveva chiesto tre rinforzi, ma il Napoli non lo ha ascoltato
Il passaggio più significativo dell’analisi di Zazzaroni riguarda ciò che sarebbe accaduto subito dopo l’arrivo del tecnico.
«Allegri al momento non sta aggiungendo nulla, succede anche ai migliori: non so che fine farà, so però che dopo una settimana aveva spiegato al presidente e al ds che senza due o tre acquisti freschi e di livello sarebbero stati guai».
Una ricostruzione che sposta il confronto dalla semplice valutazione dei risultati alla programmazione della stagione. Se l’allenatore aveva individuato immediatamente le carenze della squadra, perché la società non è intervenuta con i rinforzi richiesti?
Zazzaroni arriva persino a ipotizzare che Allegri avrebbe dovuto interrompere il rapporto prima che la situazione precipitasse.
«Forse una volta compreso che non l’avrebbero ascoltato avrebbe dovuto strappare, andarsene e sbattere la porta, ma arrendersi prima di aver combattuto non è nel suo stile e a volte lo stile ci frega».
Una riflessione che racconta anche il carattere dell’allenatore, poco incline ad abbandonare una sfida prima di aver tentato di risolverne i problemi sul campo.
Una squadra senza energie, gli infortuni e il mercato sotto accusa
Il Napoli che Allegri si trova a gestire appare profondamente indebolito rispetto alle ambizioni iniziali. Zazzaroni lo descrive come «una squadra povera di energia che, oltretutto, ha perso via via giocatori fondamentali», citando Alisson, Neres, Lobotka e Spinazzola.
Assenze che hanno ridotto le alternative e complicato il lavoro dell’allenatore, costretto a cercare soluzioni in un organico che già presentava alcune lacune.
Il giornalista parla anche di «trascuratezze evidenti» in relazione ad alcuni problemi fisici, chiamando indirettamente in causa la gestione complessiva della condizione dei giocatori.
Ma il punto più delicato resta il mercato. Giovanni Manna finisce inevitabilmente al centro delle critiche per una campagna acquisti che non avrebbe risolto le difficoltà della rosa. Il presidente De Laurentiis, dal canto suo, deve rispondere delle scelte strategiche e delle risorse destinate al rafforzamento della squadra.
In questo quadro pesa anche il ruolo di Chiavelli, figura centrale nella gestione economica del club. La ricerca dell’equilibrio finanziario rappresenta un elemento importante per qualsiasi società, ma nel calcio i conti devono convivere con la necessità di mantenere competitiva la squadra.
Il rischio è che una programmazione troppo prudente finisca per produrre costi sportivi superiori ai risparmi ottenuti.
Il fantasma di Conte: anche lui era finito sotto processo
Zazzaroni individua un precedente molto vicino nella stagione di Antonio Conte, quando il Napoli attraversò un periodo difficile e l’allenatore finì nel mirino delle critiche.
Dopo il pesante 6-2 subito a Eindhoven, si tornò a parlare dell’incapacità di Conte di gestire contemporaneamente campionato e competizioni europee. Anche allora, però, la squadra doveva fare i conti con numerose assenze e con una rosa che non rispondeva pienamente alle esigenze tecniche.
Conte aveva inoltre chiesto alla società di liberarsi di alcuni giocatori arrivati con il suo consenso, tra cui Lang, Lucca e Marin, successivamente destinati rispettivamente al Galatasaray, al Nottingham e al Villarreal.
Il momento più delicato arrivò dopo la partita di Bologna, quando l’allenatore pronunciò una frase destinata a far discutere: «Non voglio accompagnare il morto».
Parole durissime, che sembravano anticipare una rottura imminente. Eppure Conte riuscì a recuperare la situazione, riportando il Napoli in Champions League e trasformando una stagione complicata in un risultato sportivo importante.
Oggi, con Conte lontano dalla panchina azzurra, il giudizio su di lui è cambiato. Chi lo criticava per il gioco e per la gestione della squadra ne rimpiange i risultati, mentre Allegri si ritrova esposto alle stesse contestazioni.
Allegri è diventato il capro espiatorio di problemi più grandi
Il confronto tra i due allenatori serve a Zazzaroni per contestare un’abitudine ricorrente nel calcio italiano: giudicare i tecnici quasi esclusivamente attraverso il risultato dell’ultima partita.
Quando le vittorie arrivano, le critiche sul gioco passano in secondo piano. Quando invece la squadra perde, tornano le accuse di non avere idee, di proporre un calcio superato e di non riuscire a valorizzare i giocatori.
Allegri conosce bene questo meccanismo. Nel corso della carriera ha conquistato trofei importanti, ma ha dovuto convivere costantemente con le contestazioni di chi considera il suo calcio troppo prudente.
Adesso il problema non riguarda soltanto la qualità delle prestazioni. Il Napoli appare in difficoltà sul piano fisico, ha perso uomini importanti e non dispone delle alternative che l’allenatore avrebbe chiesto prima dell’inizio della stagione.
Zazzaroni non nega le responsabilità tecniche di Allegri, anzi riconosce che al momento non sta riuscendo ad aggiungere qualcosa alla squadra. Ma sostiene che sostituirlo senza affrontare le carenze strutturali significherebbe rinviare il problema, non risolverlo.
De Laurentiis, Manna e Chiavelli: le domande che la società non può evitare
La crisi del Napoli apre dunque un confronto che va oltre il futuro della panchina.
De Laurentiis deve valutare se la programmazione sportiva abbia davvero messo l’allenatore nelle condizioni di competere. Manna deve rispondere dell’efficacia delle operazioni di mercato e della capacità di individuare giocatori funzionali al progetto tecnico. Chiavelli rappresenta invece il versante economico di una gestione chiamata a conciliare sostenibilità finanziaria e ambizioni sportive.
Attribuire a ciascuno responsabilità precise richiede naturalmente di conoscere le decisioni assunte e i margini economici disponibili, ma il dato politico-sportivo resta evidente: la crisi coinvolge l’intera struttura societaria.
C’è poi un elemento che rende ancora più singolare la situazione. Zazzaroni ricorda che, dopo 25 giornate della stagione precedente, il Milan allenato da Allegri occupava il secondo posto con 54 punti e una sola sconfitta, contro le quattro dell’Inter capolista. Un rendimento che rende difficile sostenere che il tecnico abbia improvvisamente dimenticato come si allena una squadra.
A Napoli, invece, rischia di diventare il volto di un fallimento che aveva previsto fin dall’inizio. Se davvero aveva chiesto rinforzi dopo appena una settimana, la domanda più scomoda non riguarda ciò che Allegri avrebbe dovuto fare in panchina, ma ciò che De Laurentiis e Manna avrebbero dovuto fare sul mercato.







