Telefoni cambiati, frasi caute, incontri ipotizzati lontano da casa e da occhi indiscreti. Nelle nuove carte depositate dalla Procura di Pavia sull’inchiesta bis per il delitto di Chiara Poggi emergerebbe un filo preciso: la preoccupazione della famiglia Sempio per eventuali intercettazioni telefoniche e ambientali. Secondo gli investigatori, alcuni comportamenti e alcune conversazioni documenterebbero il tentativo di evitare controlli da parte degli inquirenti mentre l’indagine su Andrea Sempio tornava a stringersi attorno al suo nome.
Come riporta Il Messaggero, uno degli episodi finiti agli atti riguarda Daniela Ferrari, madre di Andrea Sempio, che il 28 maggio 2025 avrebbe attivato una nuova utenza telefonica a Vigevano. Poco dopo aver ottenuto il numero, la donna avrebbe chiamato il marito Giuseppe spiegandogli: “È il nuovo numero”. La risposta dell’uomo, intercettata dagli investigatori, sarebbe stata immediata: “Non telefonare, perché poi magari intercettano”.
Il nuovo telefono e il timore delle intercettazioni
Per la Procura di Pavia, quel passaggio non sarebbe una semplice conversazione familiare, ma un elemento utile a leggere il clima dentro casa Sempio. La nuova utenza telefonica, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbe legata al timore di avere i cellulari sotto osservazione. Una paura che sembrerebbe emergere anche da altre conversazioni finite nel fascicolo.
Il punto non è solo il cambio del numero, ma il contesto in cui avviene. Andrea Sempio è nuovamente al centro dell’indagine sull’omicidio di Chiara Poggi e gli inquirenti stanno cercando di ricostruire non soltanto i fatti del 13 agosto 2007, ma anche i comportamenti successivi, le relazioni familiari, i contatti e le eventuali strategie adottate per sottrarsi ai controlli.
L’idea degli incontri alla “Crivellina”
Un altro episodio indicato negli atti riguarda una telefonata del 10 aprile 2025. In quella conversazione, Giuseppe Sempio avrebbe proposto al figlio Andrea di incontrarsi in una zona privata destinata alla caccia, chiamata “Crivellina”. Secondo gli investigatori, l’obiettivo sarebbe stato quello di parlare lontano da microfoni, dispositivi di ascolto e possibili controlli ambientali.
“Così siamo fuori e non seguono qua”, avrebbe detto il padre durante la telefonata. Andrea Sempio, però, avrebbe mostrato prudenza, osservando che spostarsi troppo avrebbe potuto attirare ancora di più l’attenzione degli inquirenti. Anche questo scambio, per la Procura, contribuirebbe a descrivere il livello di allarme dentro la famiglia.
Il ruolo della zia e i rapporti da approfondire
La località citata nelle carte sarebbe frequentata abitualmente dal padre di Andrea Sempio. Tra i proprietari dell’area risulterebbe anche Silvia Maria Sempio, zia paterna dell’indagato. Proprio il nome della donna compare in un altro passaggio considerato di interesse dagli investigatori, legato ai rapporti con Andrea Marchetto, ex comandante della stazione dei carabinieri di Garlasco all’epoca del delitto Poggi.
Secondo la Procura, quei legami potrebbero aiutare a ricostruire il contesto in cui Andrea Sempio venne inizialmente trattato dagli investigatori nel 2007. Negli atti si ipotizza che il giovane possa aver beneficiato di un atteggiamento particolarmente favorevole. Si tratta di una ricostruzione investigativa, ancora tutta da verificare, ma ritenuta meritevole di ulteriori approfondimenti.
Il precedente del gps e l’ombra dell’inchiesta di Brescia
Il nome di Andrea Marchetto era già emerso in passato in una sentenza del 2013 relativa a un caso di peculato. In quella vicenda, l’ex maresciallo venne accusato di aver fornito a Silvia Maria Sempio un dispositivo gps ottenuto per ragioni di servizio e utilizzato, secondo i giudici, per controllare gli spostamenti del marito. Per gli investigatori, l’intreccio di rapporti personali e familiari meriterebbe ora una rilettura anche alla luce delle nuove indagini sul delitto di Garlasco.
Le carte richiamano inoltre il filone aperto dalla magistratura di Brescia per presunta corruzione. Secondo l’ipotesi accusatoria, nel 2017 Silvia Maria Sempio avrebbe consegnato 30mila euro che sarebbero stati destinati a favorire l’archiviazione della posizione di Andrea Sempio nell’indagine allora coordinata dalla Procura di Pavia. La difesa respinge questa ricostruzione e gli accertamenti sono ancora in corso.
Le consulenze della difesa contro la richiesta di rinvio a giudizio
Mentre la Procura di Pavia lavora alla richiesta di rinvio a giudizio, i legali di Andrea Sempio, Liborio Cataliotti e Angela Taccia, hanno depositato diverse consulenze tecniche per smontare l’impianto accusatorio. Tra queste, una delle più rilevanti è la relazione medico-legale del consulente Sabino Pelosi, secondo cui Chiara Poggi sarebbe sopravvissuta solo pochi minuti all’aggressione.
Questa ricostruzione contrasterebbe con l’ipotesi investigativa di una colluttazione più lunga. Secondo il consulente della difesa, le ferite sarebbero compatibili con un’aggressione rapida e violenta, probabilmente compiuta con un martello, senza segni evidenti di difesa attiva o passiva da parte della vittima. Anche la cosiddetta impronta 33, ritenuta centrale dagli inquirenti, viene contestata dai consulenti: non avrebbe caratteristiche abbastanza chiare per poter essere attribuita con certezza ad Andrea Sempio.
Il nuovo scontro processuale, dunque, si gioca su due piani. Da una parte le intercettazioni, i comportamenti familiari e i rapporti che la Procura considera sospetti. Dall’altra le consulenze della difesa, che puntano a demolire tempi, tracce e compatibilità dell’accusa. In mezzo resta il caso Garlasco, tornato dopo quasi vent’anni a essere una delle inchieste più controverse e incandescenti della cronaca giudiziaria italiana.







