Il caso Bisteccheria d’Italia entra in Parlamento. La Procura di Roma, che indaga sulla vicenda del ristorante romano riconducibile alla società “Le 5 Forchette”, ha chiesto alla Giunta per le autorizzazioni della Camera di poter acquisire tutte le chat tra Andrea Delmastro Delle Vedove e Mauro Caroccia, indagato per riciclaggio e detenuto per una condanna definitiva a quattro anni nell’ambito di un’indagine sul clan Senese.
Delmastro, ex sottosegretario alla Giustizia ed esponente di Fratelli d’Italia, non risulta indagato. Ma i pm di piazzale Clodio vogliono leggere le comunicazioni tra lui e Caroccia, dopo il sequestro del cellulare dell’imprenditore. Il nodo riguarda i rapporti tra l’ex membro del governo e l’uomo indicato come prestanome nell’inchiesta, socio della figlia Miriam Caroccia nella società proprietaria del ristorante.
La richiesta della Procura sulle chat
La mossa dei magistrati romani sposta il caso su un piano più delicato. Per acquisire le conversazioni di un parlamentare serve infatti il via libera della Camera. La Procura vuole capire natura, frequenza e contenuto dei rapporti tra Delmastro e Caroccia nel periodo dell’avventura imprenditoriale.
I pm valutano anche se acquisire agli atti l’audizione svolta dall’ex sottosegretario in Commissione Antimafia. Una seduta in cui Delmastro ha provato a spiegare la propria posizione, sostenendo di non aver conosciuto i trascorsi dell’uomo con cui aveva investito.
Delmastro in Antimafia: «È stata una leggerezza»
Davanti ai commissari, Delmastro ha ripetuto la propria linea difensiva: «Non ne sapevo nulla», «è stata una leggerezza», «quando l’ho scoperto ho venduto». Ha spiegato di aver scelto di investire perché il locale gli sembrava interessante e ha parlato di sé come di una vittima di un meccanismo che non lo avrebbe messo adeguatamente in guardia.
Una versione che ha irritato le opposizioni. Il punto politico resta evidente: un sottosegretario alla Giustizia, con responsabilità legate anche al sistema penitenziario, entra in affari con persone poi finite al centro di un’indagine che tocca ambienti criminali. E la spiegazione del “locale carino” rischia di apparire troppo debole davanti alla gravità del contesto.
Cene con Bartolozzi, Donzelli e altri di FdI
Nel corso dell’audizione Delmastro ha ammesso di aver portato alla Bisteccheria d’Italia diversi nomi di peso delle istituzioni e di Fratelli d’Italia. Tra questi l’ex capo di gabinetto del ministro Nordio, Giusi Bartolozzi, e Giovanni Donzelli. Ha citato anche Michele Schiano, deputato meloniano.
Secondo il racconto dell’ex sottosegretario, si sarebbe trattato di presenze occasionali, senza conoscenza dei proprietari e senza alcun coinvolgimento nella gestione del locale. Ma il dato resta politicamente pesante: il ristorante legato alla società finita sotto attenzione giudiziaria era diventato anche un luogo frequentato da figure istituzionali grazie al rapporto con Delmastro.
Il nodo Caroccia e i rapporti con il clan Senese
Al centro dell’indagine c’è Mauro Caroccia, indicato come prestanome dei Senese e indagato per riciclaggio. Delmastro sostiene di non aver saputo nulla dei suoi trascorsi e di aver interrotto i rapporti appena emersi gli elementi critici.
Ma la domanda posta dalle opposizioni è semplice: possibile che nessuno, dentro il suo sistema di relazioni istituzionali e politiche, abbia verificato prima con chi stesse entrando in affari? E possibile che un esponente di governo non abbia svolto nemmeno controlli minimi sul proprio socio?
Il caso diventa un problema politico per Fratelli d’Italia
La vicenda Bisteccheria d’Italia ora non riguarda più soltanto un investimento privato finito male. Tocca direttamente l’immagine di Fratelli d’Italia, il rapporto tra politica e ambienti opachi, la capacità di controllo interno del partito e la credibilità di un ex sottosegretario alla Giustizia.
Delmastro continua a rivendicare la propria estraneità penale. E al momento non risulta indagato. Ma la richiesta della Procura di acquisire le chat con Caroccia segna un salto di qualità nella vicenda.
Da una parte c’è l’indagine giudiziaria, che dovrà chiarire i rapporti e gli eventuali profili penalmente rilevanti. Dall’altra c’è il giudizio politico, già aperto: perché la leggerezza rivendicata da Delmastro, in una storia che incrocia ristoranti, riciclaggio, clan e uomini delle istituzioni, pesa molto più di una semplice distrazione.







