Il pacco bomba non era della camorra, indagato il giornalista Cappellari

Adriano Cappellari con don Maurizio Patriciello

Doveva essere la vittima di un grave atto intimidatorio legato alla criminalità organizzata, finito nel mirino della Camorra insieme alla Premier Giorgia Meloni e a don Maurizio Patriciello. L’intera vicenda ha preso, però, una piega del tutto inaspettata. La Procura di Vicenza ha, infatti, iscritto nel registro degli indagati Adriano Cappellari, il giornalista ventenne di Enego che lo scorso 30 maggio aveva denunciato l’esplosione di un ordigno rudimentale a ridosso della propria abitazione.

Aveva avuto la solidarietà di Giorgia Meloni

Le accuse nei suoi confronti sono pesantissime: incendio, calunnia, simulazione di reato continuata, procurato allarme e truffa ai danni di un ente pubblico. Secondo la ricostruzione dei magistrati, l’attentato che aveva scosso l’opinione pubblica e sollevato la solidarietà del presidente della Regione Veneto Alberto Stefani e della stessa Premier Meloni sarebbe stato in realtà organizzato ed eseguito dallo stesso giovane.

La dinamica dell’attentato e il materiale esplosivo

La sera del 30 maggio l’involucro di cartone era stato piazzato vicino al cancello dei vicini di casa di Cappellari, accompagnato da una lettera scritta in inchiostro rosso contenente minacce rivolte al ventenne, alla Presidente del Consiglio e al parroco di Caivano.

Le indagini, condotte dai Carabinieri di Bassano del Grappa sotto il coordinamento del sostituto procuratore Alessia Grenna, hanno fatto luce sui retroscena analizzando le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona. Nei filmati si nota una persona travisata che scaglia all’interno della proprietà una busta e posiziona la scatola imbottita di artifici pirotecnici, bombolette di gas da campeggio e contenitori di alcol etilico.

Le prove dei RIS e la traccia degli acquisti online

A incastrare il giovane, ora assistito dall’avvocato Roberto Rigoni Stern, sono state le analisi tecniche dei Ris. Gli esperti dell’Arma hanno infatti stimato che l’autore dell’attentato abbia un’altezza compresa tra 1,69 e 1,75 metri, una misura perfettamente compatibile con quella di Cappellari. Determinanti sono stati poi i riscontri sul materiale recuperato dopo la deflagrazione: nonostante le etichette fossero state accuratamente rimosse dai contenitori, gli investigatori sono riusciti a risalire alla marca precisa delle cartucce di gas e dell’alcol denaturato.

Il materiale comprato su piattaforme di e-commerce

Attraverso i dati delle piattaforme di e-commerce, la Procura ha ricostruito la catena degli acquisti: il 25 aprile scorso Cappellari avrebbe ordinato online quattro bombolette di gas butano-propano identiche a quelle usate per confezionare la bomba, pagando con la propria carta di credito e fornendo il proprio numero di telefono.

Pochi giorni più tardi, il 29 aprile, avrebbe acquistato sei bottiglie di alcol dello stesso tipo rinvenuto sulla scena del crimine. A chiudere definitivamente il cerchio è stato il riscontro delle società di spedizioni, secondo cui quelle due consegne a Enego sono risultate essere le uniche di quei specifici prodotti mai effettuate in tutto il territorio comunale.