Un resort ultra-lusso da 150 camere, suite immerse nella macchia mediterranea, piscine, spa e un beach club esclusivo a due passi dal mare cristallino di Ostuni. Sulla carta, il nuovo progetto della catena Four Seasons in Puglia ha tutte le caratteristiche del successo commerciale perfetto. Nei fatti, si è trasformato in un caso internazionale finito persino sulle pagine del Times, scatenando una trincea ambientalista al grido di «Giù le mani dalla costa».
La vicenda solleva un paradosso non da poco: a controllare la catena di hotel a cinque stelle è oggi Bill Gates (salito al 71,25% delle quote dopo un’operazione da oltre 2 miliardi di dollari). Proprio lui, il filantropo globale che con la sua Fondazione finanzia la lotta al cambiamento climatico, si ritrova oggi nel mirino della protesta per un progetto che rischia di devastare un ecosistema fragile.
Alterazione irreversibile del paesaggio costiero
Il terreno di 9 ettari è stato acquistato a fine 2020 in collaborazione con la società israeliana Omnam Investment Group, ma il progetto ha ricevuto i pareri negativi di Regione e Soprintendenza. L’Assessorato ai beni culturali ha parlato chiaramente di «alterazione irreversibile» del paesaggio costiero.
Eppure, il progetto è andato avanti grazie a un “escamotage” burocratico: l’inserimento dell’area in una ZES (Zona Economica Speciale), uno strumento nato per agevolare insediamenti industriali, qui usato per accelerare il cemento turistico. I comitati locali e le associazioni hanno già impugnato le carte davanti al Tar, mentre il leader di Europa Verde, Angelo Bonelli, ha portato il caso in Parlamento denunciando l’impatto su flora, fauna, inquinamento luminoso e consumo idrico in una regione già piagata dalla siccità.
Il parallelo tra Ostuni e la laguna di Valona in Albania
Questa colata di lusso che minaccia la costa pugliese non è un caso isolato, ma risponde a una logica geopolitica del turismo d’élite che sta sacrificando i paradisi naturali dell’Adriatico. Per capire cosa rischia Ostuni, basta guardare la sponda opposta, in Albania, dove è in corso la protesta dei fenicotteri.
Nella laguna di Narta, vicino a Valona, uno dei santuari ecologici più importanti d’Europa e corridoio migratorio fondamentale per migliaia di uccelli acquatici e fenicotteri rosa, il governo albanese ha dato il via libera alla costruzione di un grande aeroporto internazionale e di resort di lusso (con il coinvolgimento di grandi investitori internazionali, tra cui spiccano i progetti turistici di Jared Kushner, genero di Donald Trump).
Il parallelo tra la Puglia e l’Albania diventa così quasi speculare, muovendosi su tre binari identici. Il primo è l’utilizzo di un vero e proprio “grimaldello” burocratico: se in Puglia si sfrutta lo strumento della ZES, originariamente pensato per lo sviluppo industriale, pur di aggirare i vincoli paesaggistici, in Albania il governo ha modificato radicalmente le leggi sulle aree protette per consentire la costruzione di infrastrutture e hotel di lusso in zone teoricamente inviolabili.
Il greenwashing legato a grandi nomi internazionali
A questo si aggiunge il fenomeno del greenwashing legato ai grandi nomi internazionali. Da un lato, infatti, la narrazione ecologista di Bill Gates si scontra apertamente con il cemento che minaccia i fragili agro-sistemi pugliesi; dall’altro, l’esecutivo albanese promuove la “modernizzazione” e il rilancio economico del Paese a spese della biodiversità balcanica.
Infine, l’elemento più allarmante resta la minaccia diretta alla biodiversità. Mentre le ruspe a Valona hanno già iniziato a spaventare i fenicotteri e a compromettere le storiche rotte migratorie, a Ostuni la preoccupazione dei biologi è identica, poiché l’impatto acustico e luminoso di un resort di quella portata finirebbe per alterare per sempre l’habitat della fauna locale.
Il governo italiano assicura che «nessuna decisione definitiva è stata presa», ma i comitati pugliesi restano in allerta. La battaglia per la costa è appena iniziata.






