Nella Lega torna a soffiare il vento della rivolta del Nord. Stavolta a far esplodere lo scontro è la distribuzione dei 3.000 nuovi agenti di polizia destinati alle questure italiane. Alla Lombardia ne arriveranno appena 180 e Attilio Fontana non ci sta. Il presidente della Regione parla apertamente di una scelta che penalizza il territorio più popoloso e produttivo del Paese e accusa Roma di sottovalutare ancora una volta le esigenze del Nord.
Le sue parole aprono immediatamente un nuovo fronte interno al Carroccio. Perché mentre Fontana denuncia una distribuzione «sproporzionata», il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni, anche lui leghista, rivendica l’operazione come un importante rafforzamento della sicurezza nazionale.
Fontana: «Il Nord viene ancora penalizzato»
Il governatore lombardo parte dai numeri. Con oltre dieci milioni di abitanti, la Lombardia rappresenta circa il 17% della popolazione italiana, ma riceverà soltanto il 6% dei nuovi agenti. «È evidente la sproporzione», afferma Fontana. «Non si può fare finta di nulla davanti a questa sottovalutazione. Politicamente è l’ennesimo segnale che penalizza il Nord produttivo, la Lombardia e Milano». Una presa di posizione durissima che arriva proprio mentre il Viminale celebra l’arrivo dei nuovi poliziotti destinati al controllo del territorio.
Molteni esulta, Cecchetti bacchetta Fontana
Poche ore prima Nicola Molteni aveva accolto con soddisfazione il piano del Ministero dell’Interno. Secondo il sottosegretario, i nuovi agenti rafforzeranno il contrasto all’immigrazione clandestina, alle baby gang, ai maranza, allo spaccio e alla criminalità predatoria. Le parole di Fontana, però, irritano immediatamente l’area più vicina a Matteo Salvini.
Il deputato milanese Fabrizio Cecchetti interviene senza citarlo direttamente ma con un messaggio chiarissimo: «Quando arrivano nuovi agenti la priorità dovrebbe essere valorizzare il risultato, non alimentare polemiche. Chi ha responsabilità istituzionali dovrebbe sostenere questo lavoro, non sminuirlo».
Lo scontro riapre la frattura nella Lega
L’episodio riporta alla luce un malessere che attraversa il partito ormai da mesi. I governatori del Nord continuano a chiedere maggiore peso nelle decisioni nazionali e un ruolo più forte nell’organizzazione della Lega. Da tempo Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga e molti amministratori locali sostengono che le esigenze dei territori non trovino sufficiente ascolto ai vertici del partito.
Secondo questa corrente, il Tavolo dei Territori voluto da Salvini non basta più. «È inutile ascoltare i territori se poi il governo prende decisioni che vanno nella direzione opposta», è il ragionamento che circola tra gli amministratori del Nord.
Sullo sfondo resta il nodo del terzo mandato
Fontana ha rilanciato la polemica proprio mentre la Lombardia registra dati economici positivi. Le stime di Confcommercio prevedono per il 2026 una crescita del Pil dell’1,2% e dei consumi dell’1,8%. Per il governatore servono però «politiche più attente a chi tira la carretta».
Intanto resta aperta anche la questione del terzo mandato per i presidenti di Regione. Salvini ha rilanciato l’ipotesi di modificare la legge, ma molti esponenti del fronte nordista dubitano che Giorgia Meloni possa dare il via libera dopo il precedente stop imposto a Luca Zaia.
La distribuzione dei nuovi poliziotti diventa così molto più di una semplice polemica sulla sicurezza. Per molti dirigenti leghisti rappresenta il simbolo di un partito che, secondo una parte della sua classe dirigente, continua a non dare al Nord il peso politico che reclama.






