La Maturità 2026 rischia di essere ricordata non soltanto per i temi, le tracce e l’ansia degli esami, ma anche per una partitura sbagliata finita tra le mani degli studenti del liceo musicale. Una vicenda che da semplice anomalia tecnica si è trasformata in un caso nazionale, tanto da costringere il Ministero dell’Istruzione e del Merito a ricostruire pubblicamente quanto accaduto e ad annunciare possibili iniziative nei confronti di chi ha commesso l’errore.
Al centro della vicenda c’è “L’Ondine” della compositrice francese Cécile Chaminade, scelta per la seconda prova dell’esame di Stato. A sollevare il caso è stato uno studente del liceo Manzoni di Latina, Matteo Di Massa, che ha individuato circa venti differenze tra la partitura consegnata ai maturandi e quella originale. Un dettaglio che, nel mondo della musica, tanto dettaglio non è. Per chi studia note, armonie e strutture compositive, una modifica può cambiare letture, interpretazioni e analisi.
La catena dell’errore che imbarazza il ministero
Dopo giorni di polemiche è arrivata la ricostruzione ufficiale del ministero. Secondo quanto spiegato da Carmela Palumbo, capo dipartimento del Sistema educativo di istruzione e formazione, il gruppo di lavoro incaricato di preparare la prova aveva selezionato e validato già a marzo la versione corretta dello spartito.
Il problema sarebbe nato nelle settimane successive. Ad aprile si è resa necessaria la preparazione di una versione accessibile per una candidata ipovedente. Lo spartito originariamente validato era disponibile soltanto in formato pdf chiuso e non consentiva le modifiche tecniche necessarie. Per questo motivo la struttura che si occupa degli esami di maturità ha cercato una versione alternativa in formato aperto.
A quel punto entra in scena il passaggio che oggi il ministero considera decisivo. La nuova versione viene sottoposta all’autore della prova e componente del gruppo di lavoro del liceo musicale. Dopo una verifica, il docente ritiene che il documento sia identico a quello già approvato e addirittura migliore dal punto di vista tecnico. Chiede quindi la sostituzione del file originario. Da quel momento la nuova partitura diventa quella ufficiale destinata agli studenti.
Venti errori e una domanda inevitabile
La spiegazione ministeriale chiarisce il percorso burocratico, ma lascia aperta una questione evidente: come sia stato possibile che una partitura contenente venti difformità rispetto all’originale abbia superato tutti i controlli previsti per una prova nazionale.
La vicenda ha rapidamente assunto anche una dimensione politica. L’opposizione ha presentato un’interrogazione parlamentare chiedendo chiarimenti sulle procedure di verifica e sulle responsabilità. Del resto, la Maturità rappresenta uno degli appuntamenti più delicati dell’intero sistema scolastico italiano e ogni errore finisce inevitabilmente sotto la lente d’ingrandimento.
L’aspetto più delicato riguarda proprio la fiducia degli studenti. Migliaia di ragazzi affrontano ogni anno l’esame di Stato sapendo di essere sottoposti a regole rigide e controlli severissimi. Scoprire che una prova può contenere errori materiali rischia di alimentare dubbi e polemiche ben oltre il singolo episodio.
La prova resta valida
Nonostante il clamore, il ministero non mette in discussione la validità dell’esame. La coordinatrice del gruppo di lavoro che ha predisposto la traccia ha infatti spiegato che le difformità riscontrate non compromettono lo svolgimento della prova né alterano in modo sostanziale la comprensione del testo musicale.
Secondo questa valutazione, gli studenti hanno comunque potuto svolgere correttamente l’analisi richiesta e gli errori non avrebbero inciso sull’esito finale dell’esame. Una conclusione che, almeno sul piano formale, chiude il rischio di ricorsi generalizzati o di una ripetizione della prova.
Resta però il danno d’immagine. Perché la vicenda dello spartito sbagliato racconta una macchina organizzativa che, almeno in questo caso, ha mostrato una falla inattesa. E mentre il ministero promette di individuare chi ha commesso l’errore, migliaia di maturandi si chiedono come sia possibile che l’esame più importante della scuola italiana sia inciampato proprio sulle note.







