Campo largo, primarie a inizio 2027 per scegliere il candidato premier: Schlein e Conte divisi su tempi, voto e ballottaggio

Giuseppe Conte – Elly Schlein

Le primarie del campo largo diventano il prossimo terreno di confronto tra Elly Schlein e Giuseppe Conte. La scelta del candidato premier del centrosinistra appare ormai destinata a passare da una competizione vera, ma sul tavolo restano quasi tutte le decisioni più delicate: quando votare, chi potrà partecipare, se prevedere un ballottaggio e quale spazio concedere al voto online. Il confronto decisivo partirà a settembre, mentre nei partiti della coalizione cresce una convinzione: sbagliare le regole potrebbe significare condizionare in partenza l’esito della sfida.

Il problema non riguarda soltanto il meccanismo delle primarie. Riguarda soprattutto il rapporto tra Pd e Movimento 5 Stelle, le due forze maggiori della coalizione, che nelle ultime settimane hanno alternato momenti di unità pubblica e nuove tensioni sulla leadership. A luglio Schlein, Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni hanno mostrato insieme il campo largo nelle iniziative di Napoli e Padova e rilanciato l’obiettivo delle Politiche del 2027.

Primarie campo largo, la data divide già il Pd

Il primo dossier riguarda il calendario. Una parte del Partito democratico vorrebbe chiudere la partita già nel prossimo autunno, indicando novembre come finestra possibile. Dietro la richiesta di accelerare c’è soprattutto il timore che mesi di competizione tra Schlein e Conte trasformino il confronto per la leadership in una guerra di logoramento capace di danneggiare entrambi e indebolire la coalizione.

Un’altra parte del centrosinistra ragiona però in maniera opposta. Rinviare le primarie a gennaio o comunque all’inizio del 2027 permetterebbe di arrivare alla scelta del candidato premier più vicino alle elezioni politiche e ridurrebbe il periodo durante il quale lo sconfitto potrebbe organizzare una controffensiva interna.

La data delle Politiche resta legata all’evoluzione della legislatura e della legge elettorale, ma l’intero campo progressista lavora ormai apertamente alla sfida del 2027. Già nei mesi scorsi Conte e Schlein avevano manifestato la disponibilità a partecipare alle primarie, mentre altre figure indicate come possibili outsider, tra cui Silvia Salis, avevano escluso una propria candidatura.

Schlein e Conte divisi sul doppio turno

Il confronto più duro rischia però di aprirsi sulle modalità di voto. Il Pd guarda alle precedenti primarie di coalizione e considera naturale una consultazione aperta agli elettori del centrosinistra, accompagnata da sistemi di registrazione e identificazione capaci di limitare eventuali interferenze esterne.

Su questo punto anche il Movimento 5 Stelle non mostra particolari resistenze. Le distanze emergono invece sulla struttura della competizione. I Cinque Stelle preferirebbero il turno unico. Nel Pd prevale invece l’idea del doppio turno, con un ballottaggio tra i due candidati più votati se nessuno raggiungesse la soglia stabilita al primo passaggio.

La differenza non ha soltanto natura tecnica. Con più candidati in corsa, il turno unico potrebbe premiare chi dispone di un elettorato più compatto anche senza raggiungere la maggioranza assoluta. Il ballottaggio costringerebbe invece i due finalisti a cercare i voti degli elettori rimasti senza candidato e trasformerebbe la seconda votazione in uno scontro diretto.

Proprio per questo le regole diventeranno parte integrante della battaglia politica. Nessuno vuole arrivare al tavolo negoziale lasciando all’avversario un sistema considerato più favorevole alla propria candidatura.

Il M5S spinge per il voto online

Un altro nodo riguarda il voto digitale. Il Movimento 5 Stelle considera naturale affiancare alle urne fisiche una piattaforma online, coerentemente con una tradizione politica costruita proprio attraverso consultazioni telematiche di iscritti e sostenitori.

Il Pd non chiude la porta, ma pone una condizione: qualsiasi sistema dovrà garantire l’identificazione certa dell’elettore, impedire voti multipli e assicurare controlli sufficienti sulla regolarità della consultazione.

L’ipotesi di primarie aperte anche ai non iscritti appare comunque la più probabile. Conte l’aveva già indicata nei mesi scorsi e lo stesso Pd utilizza da anni questo modello per l’elezione del proprio segretario.

Resta inoltre da decidere se prevedere una preregistrazione degli elettori nei giorni precedenti oppure consentire l’accreditamento direttamente ai gazebo attraverso un documento di identità. Anche questa scelta influenzerà dimensioni e composizione della partecipazione.

Chi potrà candidarsi alla guida del campo largo

Il quarto problema riguarda il numero dei concorrenti. Schlein e Conte rappresentano oggi i candidati politicamente più evidenti, ma le regole dovranno stabilire se la corsa resterà riservata ai leader indicati dai partiti della coalizione oppure se potranno partecipare personalità esterne sostenute da firme, amministratori o una quota degli elettori.

La questione non è secondaria. Una competizione molto affollata potrebbe frammentare il voto e modificare profondamente i rapporti di forza tra Pd e M5S, soprattutto in caso di turno unico. Un regolamento troppo restrittivo, al contrario, trasformerebbe le primarie in uno scontro quasi esclusivo tra i due principali leader.

Alleanza Verdi e Sinistra e le forze centriste guardano al confronto con minore coinvolgimento diretto, ma insistono su un punto: prima di scegliere il candidato premier serve una piattaforma politica comune. È una posizione emersa già nei mesi scorsi, quando gli alleati avevano chiesto di non ridurre la costruzione del campo largo a una semplice gara tra Schlein e Conte.

Prima il programma, poi la leadership

È probabilmente questa la vera condizione per evitare che le primarie diventino un regolamento di conti. Il centrosinistra ha già iniziato a costruire una cornice comune attraverso le iniziative pubbliche di luglio, nate proprio con l’obiettivo di mettere a fuoco le priorità programmatiche e presentare agli elettori una coalizione capace di arrivare unita alle Politiche.

Restano però differenze importanti su politica estera, riarmo, economia e identità della coalizione. Finché quei nodi non troveranno un equilibrio, scegliere il leader rischia di significare scegliere anche la linea politica dell’intero schieramento.

Settembre diventa così il mese decisivo. Pd, M5S e alleati dovranno prima definire il perimetro politico e poi scrivere il regolamento della competizione. Soltanto allora sarà possibile capire quando si voterà davvero e quanti nomi compariranno sulla scheda.

Una cosa, però, appare già chiara: le primarie del campo largo difficilmente saranno una semplice ratifica di un accordo costruito dai vertici. La rivalità tra Schlein e Conte ha ormai trasformato la scelta del candidato premier in una partita aperta. E proprio le regole che i partiti scriveranno nei prossimi mesi potrebbero rappresentarne il primo, decisivo round.