«Meglio morto che gay»: padre uccide il figlio e la moglie che lo difendeva. La tragedia che sconvolge la Versilia

Una frase terribile, pronunciata anni prima, che oggi assume il peso di una profezia tragica. «Meglio morto che gay». Era questo, secondo quanto raccontato dallo stesso figlio sui social, il giudizio che il padre aveva espresso dopo il suo coming out. Oggi quel conflitto familiare si è trasformato in una tragedia che ha sconvolto la Versilia.

Nel primo pomeriggio del 24 giugno, a Pieve di Camaiore, in provincia di Lucca, Piero Moriconi, 63 anni, ha impugnato un fucile da caccia e ha aperto il fuoco all’interno dell’abitazione di famiglia. A terra sono rimasti il figlio Mirko, 24 anni, e la moglie Kathy Andreoni, 52 anni. Entrambi sono morti sul colpo.

Quando i soccorsi sono arrivati sul posto non c’era più nulla da fare. I sanitari hanno potuto soltanto constatare il decesso delle due vittime. L’uomo, invece, è rimasto nell’area dell’abitazione fino all’arrivo dei carabinieri, che lo hanno arrestato dopo momenti di forte tensione.

Gli spari, la fuga sul tetto e l’arresto

L’allarme è scattato poco dopo le 14.30. Un nipote della famiglia ha sentito gli spari e si è precipitato a chiedere aiuto. Alla centrale del 118 è arrivata una segnalazione drammatica: una sparatoria in corso e una persona armata sul tetto della casa.

Sul posto sono confluite ambulanze, automediche, l’elisoccorso Pegaso, i vigili del fuoco e numerose pattuglie dei carabinieri. Gli operatori sanitari hanno dovuto attendere che le forze dell’ordine mettessero in sicurezza l’area prima di entrare nell’abitazione.

Secondo le prime ricostruzioni, dopo aver sparato alla moglie e al figlio, Moriconi sarebbe salito sul tetto della casa. Poco dopo i militari lo hanno bloccato e arrestato.

Le indagini devono ancora chiarire l’esatta sequenza degli eventi, ma gli investigatori sembrano orientati verso una tragedia maturata all’interno di un contesto familiare segnato da tensioni profonde e mai risolte.

«Mi sono liberato di loro»

Tra i particolari che più colpiscono ci sono le parole che l’uomo avrebbe pronunciato subito dopo il duplice omicidio.

Secondo le testimonianze raccolte nelle prime ore dell’inchiesta, Moriconi avrebbe detto ai parenti e ai vicini accorsi dopo gli spari: «Mi sono liberato di loro».

Una frase agghiacciante che ora entra negli atti dell’indagine e che potrebbe aiutare gli investigatori a comprendere lo stato d’animo dell’uomo al momento del delitto.

Sempre secondo quanto emerso nelle prime ricostruzioni, dopo aver sparato avrebbe perfino rimesso a posto il fucile utilizzato per uccidere il figlio e la moglie, come se tutto fosse ormai concluso.

Il rifiuto dell’omosessualità del figlio

Le indagini si concentrano anche sul rapporto tra il padre e il giovane ucciso.

Mirko aveva raccontato pubblicamente il difficile percorso vissuto dopo aver dichiarato la propria omosessualità. In alcuni video pubblicati online aveva spiegato che il padre non aveva mai accettato quella scelta di vita e che la convivenza era diventata sempre più complicata.

La frase «Meglio morto che gay», attribuita al genitore, era già comparsa nei suoi racconti social e oggi viene riletta dagli investigatori come uno dei possibili tasselli di una situazione familiare degenerata nel tempo.

Gli inquirenti stanno ricostruendo anni di litigi, incomprensioni e tensioni che potrebbero aver preparato il terreno alla tragedia.

L’amore per la madre e quella poesia diventata un addio

Mirko era conosciuto nell’ambiente artistico locale. Scriveva testi rap e pubblicava musica sui social utilizzando il nome Michelangelo Andreoni, scegliendo il cognome della madre.

Proprio sui suoi profili resta una testimonianza che oggi assume un significato doloroso. Nel giorno della Festa della mamma aveva pubblicato una lunga dedica musicale per Kathy.

«Sei l’essenza del silenzio quando non ho bisogno di parole, sei tu l’amore, sei tu la dolcezza, la comprensione», scriveva il giovane.

Parole che raccontano il legame fortissimo con la madre, la donna che secondo le prime ricostruzioni avrebbe cercato di difenderlo e proteggerlo fino all’ultimo.

Adesso saranno le indagini dei carabinieri e della Procura a chiarire cosa sia accaduto dentro quella casa di Camaiore e come una storia familiare già segnata da profonde divisioni sia potuta precipitare in una delle tragedie più sconvolgenti degli ultimi anni.