Garlasco, Marco Poggi riapre il capitolo cantina: “Non ricordo se c’era anche Sempio”. E quell’impronta sulle scale torna al centro del caso

Marco Poggi a Quarto Grado

Diciannove anni dopo l’omicidio di Chiara Poggi, anche i ricordi più ordinari finiscono sotto la lente degli investigatori. Una cantina, alcune scatole di vecchi videogiochi, le scale che portano al piano interrato della villetta di via Pascoli. Elementi apparentemente marginali che oggi tornano a occupare uno spazio importante nelle nuove indagini sul delitto di Garlasco.

Nelle immagini della deposizione resa da Marco Poggi il 20 maggio scorso, mandate in onda da “Quarto Grado”, emerge uno dei temi che gli inquirenti considerano ancora rilevanti: la frequentazione della cantina da parte del gruppo di amici che ruotava attorno al fratello di Chiara.

La domanda su Andrea Sempio

Durante l’interrogatorio, gli investigatori chiedono a Marco Poggi cosa conservasse in cantina all’epoca dei fatti. La risposta fotografa una normalità fatta di oggetti accumulati negli anni.

“In cantina avevo, se non sbaglio, alcuni vecchi giochi, alcune scatole. Può essere che sono andato a prendere… siamo andati a prendere delle cose, sì”, spiega. La pm approfondisce immediatamente l’argomento e domanda se lui e i suoi amici trascorressero del tempo nel locale interrato. Poggi ridimensiona quell’ipotesi. “Non credo, no”.

Gli investigatori insistono. Vogliono capire se qualcuno del gruppo frequentasse abitualmente quella parte della casa e se Andrea Sempio, oggi indagato dalla Procura di Pavia, vi sia mai sceso insieme agli altri. La risposta resta sospesa nell’incertezza dei ricordi lontani.

“Può essere che siano venuti tutti perché magari gli dovevo fare vedere una roba, ma non so dire quante volte è capitato. È passato troppo tempo”. Quando il carabiniere gli chiede esplicitamente se ricorda la presenza di Sempio in cantina, Marco Poggi non offre certezze. “Non posso dirlo, non mi ricordo proprio. Come ho detto è possibile che siamo andati perché c’erano effettivamente cose che poi… da riviste di videogiochi ad altre cose”.

Il tema delle scale e delle impronte

L’altro passaggio significativo della deposizione riguarda le scale che conducono alla cantina. Gli investigatori chiedono a Poggi se lui e i suoi amici le percorressero abitualmente e se qualcuno fosse mai caduto. Anche in questo caso il fratello di Chiara non ricorda episodi particolari.

“Non ricordo. Le scale sono sicuramente strette”. Poi aggiunge un elemento che richiama direttamente uno dei temi tecnici affrontati nelle indagini. “Credo che ci sia anche negli atti che tutto il vano delle scale è pieno di mie impronte”. La pm interviene precisando che negli atti risulta una sua impronta sul vano scale. Poggi replica con una frase che non passa inosservata. “Me ne ricordavo di più. Comunque viene da appoggiarsi”.

I ricordi sbiaditi dopo quasi vent’anni

L’interrogatorio mostra con chiarezza una delle principali difficoltà delle nuove indagini: ricostruire con precisione comportamenti quotidiani avvenuti quasi due decenni fa. Gli investigatori cercano dettagli che possano aiutare a comprendere chi frequentasse la casa, quali spazi utilizzasse e con quale frequenza.

Marco Poggi, però, su molti punti non offre conferme né smentite definitive. I suoi ricordi appaiono inevitabilmente sbiaditi dal tempo. La cantina, racconta, custodiva soprattutto giochi, riviste e oggetti della sua adolescenza. Quanto alla presenza di Andrea Sempio o di altri amici, non esclude nulla ma non riesce nemmeno a indicare episodi precisi.

Proprio per questo quelle risposte, apparentemente semplici, assumono oggi un peso particolare. In un’inchiesta che continua a rileggere ogni dettaglio della vita quotidiana della famiglia Poggi, anche una vecchia cantina e una rampa di scale possono tornare improvvisamente al centro della scena.