Sigfrido Ranucci dopo gli arresti per la bomba davanti a casa: «Per conto di chi hanno agito?». E attacca la Rai: «Non mi aspetto nulla»

Sigfrido Ranucci

Dopo l’arresto dei presunti esecutori materiali dell’attentato dinamitardo contro la sua abitazione, Sigfrido Ranucci torna a parlare e lo fa con una domanda che considera ancora senza risposta: chi ha ordinato quell’attacco? Il conduttore di Report, intervistato dal Corriere della Sera, esprime soddisfazione per il lavoro della Procura di Roma e dei carabinieri, ma ritiene che l’inchiesta non sia conclusa e che resti da chiarire il possibile ruolo di eventuali mandanti.

«Chi gli ha chiesto di fare la storia?»

Ranucci racconta di essere rimasto profondamente colpito dalle intercettazioni contenute negli atti dell’indagine.

«Vedere in faccia le persone che volevano mettere un ordigno sotto casa propria fa impressione. Poi leggi le intercettazioni e rimani colpito ancora di più. Sentire uno di loro dire “andiamo a fare la storia”, oppure parlare dell’ordigno come di qualcosa che avrebbe fatto “venire giù il palazzo”, è inquietante».

Proprio quella frase, secondo il giornalista, apre interrogativi ancora tutti da chiarire.

«Spero che siano loro a spiegarlo. Che parlino. Perché la storia, in quel contesto, si fa soltanto se c’è qualcuno che te lo chiede. Per conto di chi dovevano andare a fare la storia? Perché mettere una bomba era così importante? Sono domande alle quali spero che l’indagine riesca a dare una risposta».

Le coincidenze con un’inchiesta di Report

Pur evitando di formulare accuse, Ranucci spiega di aver segnalato agli investigatori alcune coincidenze che, a suo giudizio, meritano di essere approfondite.

«In passato ho sottolineato agli investigatori la presenza di coincidenze temporali e geografiche collegate al nostro servizio di Report sul ritrovamento delle mitragliatrici “dimenticate” nel cantiere navale Vittoria di Adria, in provincia di Rovigo».

Il giornalista precisa però che sarà compito esclusivo degli investigatori verificare se tali collegamenti abbiano un effettivo fondamento.

«Dalla Rai non mi aspetto più nulla»

Nell’intervista trova spazio anche un passaggio molto critico nei confronti della Rai. Ranucci racconta di non aver ricevuto telefonate di solidarietà dai vertici dell’azienda dopo gli arresti.

«No. Ho ricevuto un paio di messaggi: uno dal capo struttura e uno dal responsabile della comunicazione. Per il resto, nulla. Ma non è una sorpresa. Ormai non mi aspetto niente».

Il conduttore denuncia inoltre il peso delle minacce ricevute negli ultimi mesi e delle cause civili che si trova ad affrontare, spiegando di dover sostenere una mediazione per una richiesta milionaria di risarcimento senza la tutela legale dell’azienda.

Nonostante tutto, conferma che Report tornerà regolarmente in onda dall’8 novembre. «Abbiamo già realizzato molte inchieste e siamo pronti a ripartire», assicura, ribadendo la volontà di proseguire il lavoro giornalistico nonostante le intimidazioni.