Otto, Walter e Leila nel cuore dell’Iraq: stasera a Milano il fumetto che racconta il Medio Oriente oltre guerre e pregiudizi

Otto, Walter e Leila nel cuore dell’Iraq

C’è un Iraq che difficilmente arriva nei nostri telegiornali. Non è fatto soltanto di guerre, tensioni, religioni e geopolitica, ma di persone, incontri, paesaggi e storie quotidiane. È questo il Medio Oriente che prova a raccontare Otto – Radici nel deserto, il progetto che stasera alle 19, arriva al Germi di Milano per una presentazione nella quale fumetto e musica si incontreranno sullo stesso palco.

Al centro della serata ci saranno Emanuele Leone e Rajae Bezzaz, rispettivamente autore e coautrice dell’opera, insieme al maestro Luciano D’Addetta, che ha composto le musiche legate al progetto.

Il punto di partenza è un viaggio. Quello di Otto e Walter, scrittore e fotografo che attraversano l’Iraq accompagnati da Leila. Ma il percorso geografico diventa presto qualcosa di diverso: un modo per guardare negli occhi le persone incontrate lungo la strada e scoprire quanto possa essere distante il Medio Oriente reale dall’immagine che ne arriva abitualmente in Occidente.

Otto – Radici nel deserto: il viaggio in Iraq diventa un fumetto

Otto e Walter non attraversano l’Iraq come semplici osservatori. Cercano storie, ascoltano voci e incontrano persone, trasformando progressivamente il viaggio in una ricerca.

Attorno a loro prende forma un mosaico di esistenze apparentemente lontane che finiscono invece per mostrare qualcosa di profondamente comune. È proprio qui che Otto – Radici nel deserto trova il proprio centro: raccontare l’altro senza trasformarlo in una categoria, un simbolo o uno stereotipo.

Leila accompagna i due protagonisti e diventa parte essenziale di questo percorso. Attraverso di lei, Otto e Walter entrano in contatto con un mondo che inizialmente osservano da stranieri, fino a scoprire che le distanze culturali e geografiche possono diventare molto più piccole quando alle definizioni si sostituiscono le persone.

Il fumetto nasce così come racconto di viaggio, ma anche come riflessione sulla capacità di riconoscersi nell’altro. I piccoli «semi di speranza» disseminati lungo il percorso diventano le radici richiamate dal titolo: qualcosa che può continuare a crescere persino nel deserto.

Emanuele Leone, da Dylan Dog a una storia diversa

Dietro i disegni e il progetto c’è Emanuele Leone, milanese, classe 1976, con una storia familiare già profondamente legata all’arte: è nipote del pittore Naife Enrico Benassi. Leone ha trasformato quella passione in una professione che lo ha portato a lavorare nel fumetto e negli storyboard cinematografici, passando attraverso esperienze e collaborazioni che comprendono Dylan Dog, Bonelli e BBC.

Nel 2015 ha inoltre fondato Emacomics, associazione nata con l’obiettivo di offrire un accesso al fumetto professionale anche a giovani dotati di talento che non dispongono dei mezzi economici necessari per costruire autonomamente il proprio percorso.

Con Otto, però, Leone cambia prospettiva. Non cerca un universo fantastico nel quale ambientare la propria storia, ma parte da luoghi e incontri reali, affidando al disegno il compito di restituirli senza perdere la loro complessità.

Rajae Bezzaz, lo sguardo tra due mondi

Accanto a Leone c’è Rajae Bezzaz, che porta nel progetto una prospettiva inevitabilmente particolare. Nata a Tripoli da genitori marocchini e arrivata in Italia a nove anni, Bezzaz ha costruito il proprio percorso tra giornalismo, televisione e scrittura. Dal 2015 lavora come inviata di Striscia la Notizia, occupandosi anche di storie legate a persone e realtà che difficilmente riescono a conquistare uno spazio pubblico.

Nel libro L’araba felice aveva già affrontato il rapporto tra identità, appartenenza e culture differenti. In Otto – Radici nel deserto quella esperienza entra direttamente nel racconto del Medio Oriente. Il suo è lo sguardo di chi conosce due rive del Mediterraneo e può quindi contribuire a raccontare l’Iraq senza ridurlo all’immagine che spesso accompagna questa parte del mondo nel racconto occidentale.

Luciano D’Addetta porta la musica dentro il viaggio

La terza voce del progetto non utilizza né parole né matite. Luciano D’Addetta racconta il viaggio attraverso la musica. Il compositore bergamasco, nel cui palmarès figurano due Leoni di Vetro alla Mostra del Cinema di Venezia, ha realizzato una colonna sonora pensata non semplicemente per accompagnare le immagini, ma per diventare parte integrante del racconto.

Tra i brani c’è Il cavallo di Alì, nato, secondo il racconto dell’autore, in riva al mare durante un momento di riflessione sulla libertà. La stessa libertà che attraversa simbolicamente il viaggio di Otto e Walter nel deserto iracheno. È proprio l’incontro tra queste tre forme espressive a caratterizzare la presentazione milanese: fumetto, racconto e musica costruiscono insieme una narrazione nella quale ciascun linguaggio aggiunge qualcosa agli altri.

L’appuntamento al Germi di Milano

La presentazione di Otto – Radici nel deserto è in programma mercoledì 23 settembre dalle ore 19 al Germi – Luogo di contaminazione, a Milano. Sul palco ci saranno Emanuele Leone, Rajae Bezzaz e Luciano D’Addetta, chiamati a raccontare non soltanto la nascita del progetto ma soprattutto il viaggio umano che lo ha generato.

Perché alla fine è proprio questo il cuore di Otto. Si parte per conoscere un luogo lontano e si finisce per incontrare persone che, dietro lingue, religioni e culture differenti, ci somigliano molto più di quanto avremmo immaginato. Ed è forse questo il significato più semplice delle Radici nel deserto: cercare ciò che unisce proprio nel luogo nel quale siamo abituati a vedere soprattutto ciò che divide.