Nel 2025 cresce la ricchezza prodotta dal sistema economico nazionale. Il valore complessivo di beni e servizi arriva a 2.022.733,1 milioni di euro con un aumento del 2,30% rispetto al 2024. Il quadro che emerge dall’ultimo rapporto realizzato dal Centro Studi Tagliacarne e Unioncamere disegna un Paese caratterizzato da una sostanziale tenuta produttiva. Ma solcato da profonde differenze territoriali e settoriali. Se da un lato l’agricoltura vive un momento di riscatto e l’edilizia mantiene un ritmo sostenuto, dall’altro l’industria rallenta la marcia e la forbice della ricchezza tra Nord e Mezzogiorno continua a mantenersi ad ampiezze critiche.
La mappa della crescita: Rimini al vertice, brilla l’Emilia-Romagna
Nella graduatoria provinciale per variazione percentuale del valore aggiunto totale, Rimini conquista la prima posizione a livello nazionale con un aumento del +3,92% nel 2025. Sul podio salgono anche L’Aquila (+3,69%) e Bologna (+3,39%), superando nettamente la media nazionale (+2,30%). Nelle posizioni immediatamente successive si distinguono Ravenna (+3,29%), Siracusa (+3,28%) e Ascoli Piceno (+3,25%).
A livello regionale, la classifica della crescita economica è guidata dall’Emilia-Romagna (+2,99%), seguita da Abruzzo (+2,84%), Liguria (+2,82%), Lazio (+2,80%) e Sardegna (+2,56%). Tra le grandi ripartizioni territoriali, il Nord-Est segna la corsa più veloce (+2,36%), precedendo il Nord-Ovest (+2,30%), il Centro (+2,29%) e il Mezzogiorno (+2,24%).
Valore aggiunto pro-capite: il Nord-Ovest raddoppia il Mezzogiorno
Il divario geografico emerge con drammatica nitidezza analizzando i dati pro-capite. A fronte di una media nazionale di 34.316,68 euro per abitante, il Nord-Ovest registra 42.339,78 euro. Sfiorando così il doppio del valore osservato nel Mezzogiorno (22.875,35 euro). Il Nord-Est si attesta a 40.193,27 euro, mentre il Centro registra 36.747,85 euro.
Nella graduatoria regionale per ricchezza pro-capite primeggiano Trentino-Alto Adige con 49.882,74 euro, Lombardia con 46.194,96 euro e Valle d’Aosta con 43.840,20 euro. In fondo alla classifica si posizionano la Sicilia con 21.452,80 euro e la Calabria con 20.012,34 euro. A livello provinciale, Milano svetta incontrastata con 67.137,09 euro a testa (pari al 195,64% del parametro nazionale), seguita da Bolzano (56.340,63 euro) e Bologna (47.030,41 euro).
Il riscatto dell’agricoltura e la spinta dell’edilizia
I settori produttivi hanno mostrato dinamiche marcatamente divergenti. L’agricoltura segna l’incremento più consistente (+6,00% su scala nazionale). La crescita è stata tuttavia sbilanciata: le regioni del Nord hanno registrato un balzo del +10,08% (+13,59% nel Nord-Ovest e +7,65% nel Nord-Est), a fronte di un modesto +1,24% nel Mezzogiorno. Le province marchigiane guidano la corsa: Fermo (+22,27%), Pesaro e Urbino (+20,55%) e Ascoli Piceno (+18,90%). Nel 2025, dice il report, l’agricoltura raggiunge il suo peso massimo degli ultimi 20 anni, salendo al 2,33% del valore aggiunto nazionale (rispetto al 2,26% del 2005). Il Molise si conferma prima regione per incidenza del primario sull’economia locale col record del 6,46%, mentre tra le province Oristano (10,42%) e Crotone (10,34%) evidenziano il maggior contributo dell’agricoltura sul valore aggiunto totale.
Il comparto delle costruzioni continua a correre (+3,43% a livello nazionale, per un totale di 119.257,6 milioni di euro, pari al 5,90% della ricchezza prodotta). La dinamica è trainata dal Centro (+5,03%) e dal Nord-Ovest (+5,13%), staccando il Mezzogiorno (+1,09%). A livello provinciale, l’Abruzzo si impone come cuore pulsante del settore: L’Aquila (+13,31%), Teramo (+11,92%), Chieti (+11,92%) e Pescara (+11,31%) occupano i primi quattro posti per ritmo di crescita. In Abruzzo l’edilizia incide per oltre l’8% sul valore aggiunto regionale (8,38%), raggiungendo il 10,00% sia a Teramo sia all’Aquila.
Il settore industriale in senso stretto appare visibilmente affaticato: nel 2025 cresce solo del +1,37% su scala nazionale (per un valore assoluto di 398.171,6 milioni di euro). Il contributo dell’industria all’intera economia italiana è sceso dal 22,07% del 2000 al 19,68% del 2025. La frenata è più accentuata al Settentrione (+1,37% complessivo; +1,60% nel Nord-Ovest e +1,09% nel Nord-Est), mentre il Centro mostra maggiore dinamismo (+3,12%), sostenuto dalle performance del Lazio (+4,83%) e in particolare di Roma (+6,77%).
Nel Mezzogiorno (+1,90%) si manifestano forti polarizzazioni: da una parte Siracusa (+8,82%) e Cagliari (+7,55%) conquistano i primi due posti in Italia per crescita industriale; dall’altra, realtà come Caltanissetta (-3,79%) e Taranto (-2,98%) occupano l’ultimo gradino della classifica provinciale, confermando le complessità strutturali del Sud.







