I colossi tecnologici statunitensi registrano ricavi e utili record nel terzo trimestre, guidati dall’esplosione dell’intelligenza artificiale. Nel terzo trimestre dell’anno, le big tech hanno messo a segno una prestazione finanziaria straordinaria. I ricavi complessivi di Alphabet, Amazon, Apple, Broadcom, Meta, Microsoft e SpaceX hanno raggiunto la quota di 645 miliardi di dollari, segnando una crescita del 20,5% (+109,62 miliardi) rispetto ai 535,42 miliardi dello stesso periodo del 2025.
Parallelamente, l’utile netto cumulato è salito a 141,55 miliardi di dollari (+20,8% su base annua), mentre il margine netto aggregato si è mantenuto stabile attorno al 22%. Il profitto generato esclusivamente dalle attività operative principali ha toccato i 181,93 miliardi di dollari, con un balzo del 67,5% registrato nell’ultimo trimestre.
La spesa per l’infrastruttura AI
Nonostante la redditività record, i mercati finanziari guardano con forte apprensione all’ammontare delle risorse destinate allo sviluppo delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale. Le previsioni di spesa in conto capitale per il 2026 disegnano un quadro di investimenti imponenti. Amazon conta di investire circa 220 miliardi di dollari, Alphabet circa 200 miliardi, Microsoft 175 miliardi e Meta circa 150 miliardi.
La corsa agli investimenti
Le stime elaborate da Bank of America per il 2027 indicano che la spesa in conto capitale degli hyperscaler potrebbe spingersi fino a 1.163 miliardi di dollari, determinando un saldo negativo dei flussi di cassa stimato in circa 163 miliardi di dollari. Per potenziare la capacità di calcolo, Alphabet e Meta avevano già annunciato, prima della scorsa estate, investimenti nell’ordine di 100 miliardi di dollari a testa destinati a data center e chip avanzati.
La necessità di sostenere questi investimenti imponenti ha costretto i colossi della tecnologia a fare un ricorso senza precedenti al mercato dei corporate bond. Nei primi nove mesi del 2026, Amazon, Alphabet, Meta, Microsoft e Oracle hanno emesso obbligazioni aziendali investment grade per un valore totale di 218 miliardi di dollari. Secondo Goldman Sachs nel 2027 l’indebitamento crescerà di altri 400 miliardi. A tassi di interesse altissimi, circa l’11%. La crescita delle big tech alimenta le banche come mai prima d’ora.
Le reazioni di Wall Street: chi convince e chi affonda
La risposta dei mercati alle ultime trimestrali ha evidenziato una chiara discriminazione tra le società capaci di autofinanziare la crescita e quelle penalizzate da flussi di cassa negativi. Alphabet ha subito uno scossone perdendo oltre il 12% nella prima seduta successiva alla pubblicazione dei bilancio.
Microsoft ha invece rassicurato gli investitori registrando un andamento di borsa sostanzialmente invariato. Il gruppo di Redmond ha registrato una crescita del 48% per Azure e del 17% per Microsoft 365 Commercial Cloud (spinto dall’adozione di Copilot), con utili operativi in rialzo del 21%. Mentre i listini di Amazon e Meta sono andati in rosso anche se il crollo è stato inferiore a quello di Alphabet. Stop inatteso anche per Apple penalizzata dagli investitori per le prospettive sui margini che entro fine anno caleranno di circa il 2% rispetto alle stime.
Il caso Nvidia e le restrizioni sui chip
Sullo sfondo della sfida tecnologica globale si consuma lo scontro geopolitico tra Stati Uniti e Cina. Le norme statunitensi sul controllo delle esportazioni vietano la vendita e la spedizione diretta dei chip più avanzati alle aziende di Pechino, pur senza impedire l’accesso alla potenza di calcolo che avviene anche a distanza.
In questo scenario, il Financial Times sostiene che Nvidia abbia chiesto ai propri clienti di data center su scala globale di limitare l’esposizione verso le aziende cinesi, imponendo che almeno il 51% dei servizi forniti sia destinato a clienti al di fuori del Paese asiatico. La misura si applica esclusivamente ai contratti futuri e riguarda l’infrastruttura di calcolo cloud a livello internazionale.







