In Italia si pagavano le tasse sulla neve, ci si sposava di notte con un balzello supplementare e persino i piccioni viaggiatori finivano sotto la sorveglianza dello Stato, perché qualcuno temeva che potessero lavorare per le spie. Non è la trama di una commedia ambientata nell’Ottocento, ma un piccolo campionario delle oltre 30mila norme che il governo Meloni ha eliminato dall’ordinamento italiano. L’operazione di semplificazione promossa dalla ministra per le Riforme Maria Elisabetta Alberti Casellati ha riportato alla luce un archivio di curiosità legislative, tra regi decreti, disposizioni fasciste e provvedimenti del dopoguerra. Molte norme avevano perso qualsiasi utilità da decenni, ma continuavano a sopravvivere formalmente. E dietro alcune delle più stravaganti si nascondono storie sorprendenti.
A Lucca il matrimonio notturno costava di più
Tra le disposizioni cancellate nel 2023 compare una tassa che il Comune di Lucca applicava alle nozze celebrate di notte. Il balzello non colpiva il romanticismo, ma una particolare abitudine sociale. Le cerimonie notturne o alle prime luci dell’alba permettevano di sposarsi con maggiore discrezione, spesso evitando festeggiamenti costosi oppure attenzioni indesiderate. In alcuni casi riguardavano matrimoni che le famiglie non approvavano.
Il Comune aveva trovato il modo di ricavare denaro anche da quelle celebrazioni riservate. Chi voleva pronunciare il fatidico sì lontano dagli sguardi indiscreti doveva quindi mettere in conto una spesa aggiuntiva. Una sorta di tassa sulla discrezione matrimoniale, sopravvissuta nei repertori legislativi ben oltre la scomparsa delle circostanze che l’avevano originata.
La tassa sulla neve: quando il ghiaccio era un lusso
A Cerignola, in Puglia, il Comune aveva ottenuto l’autorizzazione regia a imporre un dazio sulla neve. Una disposizione che oggi sembra surreale, ma che rispondeva a precise esigenze economiche. Prima dell’invenzione e della diffusione dei frigoriferi, neve e ghiaccio rappresentavano beni preziosi. Servivano a conservare gli alimenti, raffreddare le bevande e affrontare le temperature estive.
La neve arrivava anche dalle zone montuose, comprese quelle vicine a Melfi. Gli operatori la conservavano in profonde strutture sotterranee, isolate con paglia e altri materiali per rallentarne lo scioglimento. Il commercio del ghiaccio costituiva quindi un’attività economica che le amministrazioni potevano sottoporre a tassazione. Il provvedimento di Cerignola ha attraversato le epoche fino alla sua abrogazione formale nel 2023.
Piccioni viaggiatori sotto controllo: lo Stato temeva le spie
Un altro capitolo riguarda i colombi viaggiatori. Oggi evocano soprattutto messaggi romantici e racconti d’avventura, ma nell’Ottocento costituivano uno strumento di comunicazione di grande valore strategico. Gli eserciti li utilizzavano per trasmettere informazioni anche quando le normali comunicazioni risultavano impossibili. Proprio per questo, le autorità temevano che potessero diventare strumenti di spionaggio.
Le norme prevedevano controlli sull’allevamento, sull’addestramento, sulla proprietà e sulla circolazione dei volatili. Il Ministero della Guerra e le autorità prefettizie esercitavano specifiche funzioni di vigilanza. Alcune disposizioni risalivano all’epoca sabauda e ai primi decenni del Regno d’Italia. Altre appartenevano ai successivi sistemi di pubblica sicurezza e difesa militare.
Le regole sui colombi viaggiatori sono rimaste formalmente nell’ordinamento fino al 2023, quando il governo le ha eliminate insieme ad altri provvedimenti ormai privi di utilità.
Il monopolio fascista delle banane e i cavalli requisiti per la guerra
Nel 1935 il regime fascista istituì la Regia Azienda Monopolio Banane, conosciuta con la sigla Ramb. L’ente operava sotto il controllo del Ministero delle Colonie e gestiva l’importazione e la vendita delle banane in regime di monopolio. Lo Stato aveva quindi assunto il controllo di un intero settore commerciale, legato anche alla politica coloniale del regime. L’azienda cessò di esistere nel 1964, ma il decreto che l’aveva istituita rimase formalmente nell’ordinamento fino al 2023.
Tra le altre norme eliminate figurano disposizioni sulla requisizione dei quadrupedi e dei veicoli destinati al Regio esercito e alla Regia Marina. In caso di mobilitazione militare, lo Stato poteva requisire cavalli e animali da tiro appartenenti ai privati. Una necessità comprensibile quando il trasporto militare dipendeva ancora largamente dalla forza animale, ma lontanissima dall’organizzazione delle forze armate contemporanee.
Il vino tassato a Pesaro e il lusso punito durante la guerra
Anche il fisco offre curiosità. Nel 1895 un provvedimento autorizzò il Comune di Pesaro ad applicare una sovrattassa daziaria del 50% sulle bevande alcoliche, sul mosto e sull’uva. Il Comune riscuoteva l’imposta all’ingresso delle merci in città, attraverso un sistema che poteva sostituire il prelievo sulla vendita al dettaglio nelle osterie.
Nel 1916, durante la Prima guerra mondiale, arrivò invece un’imposta straordinaria personale sulle «spese non necessarie». Lo Stato cercava di colpire i consumi considerati superflui in un periodo in cui la guerra imponeva sacrifici economici alla popolazione. Anche questa disposizione ha raggiunto il ventunesimo secolo come residuo normativo, prima della cancellazione formale.
Quando lo Stato distribuiva la carta ai giornali
Un decreto legislativo del 1946 disciplinava la distribuzione della carta in bobina destinata alle rotative dei quotidiani. Nel dopoguerra la carta scarseggiava e gli editori non potevano procurarsela liberamente nelle quantità desiderate. Il provvedimento istituiva commissioni regionali incaricate di esaminare le richieste e assegnare le forniture disponibili.
Il sistema rispondeva alla necessità di gestire una risorsa insufficiente e contrastare possibili speculazioni. Allo stesso tempo, attribuiva allo Stato un ruolo diretto nella distribuzione di un materiale indispensabile alla stampa. La norma racconta così le difficoltà dell’informazione italiana nel passaggio dalla guerra alla ricostruzione democratica.
Nel 1946 lo Stato pagava il viaggio per andare a votare
Tra i provvedimenti eliminati compare anche una disposizione dal valore storico particolare. Il Regio decreto legislativo del 25 maggio 1946 riconosceva ai dipendenti statali il rimborso delle spese di viaggio e un’indennità di missione per raggiungere la sede elettorale.
La misura riguardava il referendum istituzionale del 2 giugno e l’elezione dell’Assemblea Costituente. L’Italia usciva dalla guerra e dalla dittatura. Per la prima volta, in una consultazione politica nazionale, anche le donne partecipavano al voto.
Lo Stato voleva favorire la partecipazione dei dipendenti che lavoravano lontano dal luogo in cui dovevano votare. Per questo equiparò eccezionalmente il viaggio elettorale a una missione di servizio, riconoscendo anche una diaria per vitto e alloggio.
La norma ha perso la propria funzione con la conclusione di quella consultazione storica, ma l’abrogazione formale è arrivata soltanto nell’agosto 2023.
I primi sussidi per chi perdeva il lavoro
Non tutte le disposizioni cancellate suscitano sorrisi. Alcune testimoniano i primi tentativi dello Stato di costruire una rete di protezione sociale. Nel 1947 un provvedimento aumentò gli assegni integrativi dell’indennità di disoccupazione e introdusse sussidi straordinari per lavoratori involontariamente disoccupati che non avevano diritto al trattamento ordinario.
La misura poteva aiutare persone prive dei requisiti contributivi, giovani in cerca di occupazione e reduci che cercavano di reinserirsi nella società dopo la guerra. Si trattava di una risposta alle difficoltà economiche e sociali della ricostruzione, oltre che di un precedente storico delle successive forme di assistenza ai disoccupati.
L’operazione promossa da Casellati elimina dunque norme superate, ma restituisce anche un insolito ritratto dell’Italia: un Paese che tassava la neve, sorvegliava i piccioni, controllava le banane e trovava persino i soldi per permettere ai propri dipendenti di partecipare al voto che avrebbe fatto nascere la Repubblica.







