Due nomi, due posizioni giudiziarie diverse e un delitto che, a distanza di anni, continua a suscitare interrogativi. L’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco, in provincia di Pavia, il 13 agosto 2007, ha portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi, oggi 43enne ed ex studente dell’Università Bocconi di Milano.
La vicenda giudiziaria, tuttavia, non si è conclusa con la sentenza. Andrea Sempio, 38 anni, ex commesso in un negozio di telefonia, è ora al centro di una nuova inchiesta. Il 3 novembre la Procura di Pavia ha chiesto il suo rinvio a giudizio per l’omicidio di Chiara Poggi. Spetterà al giudice per l’udienza preliminare decidere se disporre il processo.
La Procura aveva già archiviato le accuse contro Sempio il 28 marzo 2017, su richiesta dell’allora procuratore Mario Venditti. La riapertura dell’indagine, a distanza di 19 anni dal delitto, riporta così al centro dell’attenzione gli elementi raccolti dagli investigatori e le motivazioni che hanno portato alla condanna di Stasi.
È necessario distinguere le due posizioni: Stasi è stato condannato in via definitiva, mentre Sempio resta un indagato per il quale la Procura ha chiesto il processo. Le accuse nei suoi confronti dovranno trovare conferma nelle successive fasi giudiziarie.
I sette elementi alla base della condanna di Alberto Stasi
La Corte di Cassazione, con la sentenza definitiva del 12 dicembre 2015, ha confermato la condanna di Stasi. Le motivazioni hanno individuato sette elementi ritenuti significativi per sostenere la sua colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio.
Tra gli elementi principali figurava la presenza di una quantità definita «copiosa» di DNA di Chiara Poggi sui pedali della bicicletta dell’ex studente. I giudici hanno inoltre valutato le incongruenze che, secondo la ricostruzione processuale, emergevano dal racconto di Stasi sul ritrovamento del corpo.
La sentenza ha preso in esame anche l’assenza di tracce di sangue sulle suole delle scarpe e sul tappetino dell’auto di Stasi, oltre alla descrizione che l’uomo fornì della scena. Per i magistrati, questi elementi non risultavano compatibili con la sua versione dei fatti.
Un altro aspetto riguardava l’ora in cui Chiara Poggi avrebbe aperto la porta di casa. Secondo i giudici, intorno alle 9 del mattino la giovane non avrebbe aperto a uno sconosciuto. La sentenza ha inoltre considerato l’impronta di una suola a pallini, attribuita a una scarpa Frau numero 42, misura compatibile con quella calzata da Stasi.
Infine, gli investigatori avevano individuato due impronte riconducibili all’anulare destro di Stasi sul dispenser del sapone. Secondo la ricostruzione accolta dai giudici, l’assassino avrebbe utilizzato quel dispenser per lavarsi le mani dopo il delitto.
La bicicletta nera e l’alibi del computer
Tra gli elementi esaminati nel processo figura anche una bicicletta nera custodita nell’officina del padre di Stasi. Secondo i giudici, il mezzo presentava caratteristiche compatibili con la bicicletta che la testimone Maria Grazia Bermani dichiarò di aver visto nei pressi della villetta la mattina dell’omicidio.
La sentenza ha inoltre valutato l’alibi informatico di Stasi. L’uomo dichiarò di aver acceso il computer alle 9.35 del 13 agosto 2007 per lavorare alla propria tesi di laurea.
Secondo la ricostruzione giudiziaria, questo dato non escludeva la sua presenza sulla scena del crimine. I giudici collocarono infatti l’ingresso dell’assassino nella villetta dopo le 9.12, orario in cui Chiara Poggi avrebbe disattivato l’allarme di casa.
I venti elementi contestati ad Andrea Sempio
La richiesta di rinvio a giudizio firmata dal procuratore di Pavia Fabio Napoleone richiama una ventina di elementi che, secondo l’accusa, collegherebbero Sempio all’omicidio. Tra questi, la Procura attribuisce particolare rilievo al DNA individuato sui margini delle unghie di Chiara Poggi, che risulterebbe compatibile con la linea paterna della famiglia dell’ex commesso.
Un altro elemento riguarda l’impronta palmare numero 33, individuata sulla parete delle scale che conducono alla cantina della villetta, in una zona non lontana dal corpo della vittima.
Gli inquirenti considerano inoltre sospetto lo scontrino del parcheggio di Vigevano, che secondo l’accusa potrebbe rappresentare un alibi precostituito. La Procura richiama anche una traccia di suola a pallini, che ritiene compatibile con una scarpa numero 44, misura attribuita a Sempio.
L’accusa esamina poi tre contatti telefonici che Sempio avrebbe effettuato il 4, il 7 e l’8 agosto 2007 verso il telefono fisso della famiglia Poggi. Secondo la ricostruzione investigativa, l’uomo non avrebbe cercato Marco Poggi, che sapeva essere in vacanza in Trentino, ma avrebbe voluto verificare se Chiara fosse in casa.
Le intercettazioni e il presunto movente
La Procura ha interpretato alcune frasi di Sempio, intercettate mentre si trovava da solo in macchina, come possibili riferimenti al delitto. Secondo l’accusa, quei passaggi potrebbero riguardare anche un video intimo di Chiara Poggi e Alberto Stasi, che sarebbe stato presente sul computer della famiglia.
Nella richiesta di rinvio a giudizio compaiono anche un foglio che Sempio avrebbe gettato in un cestino e alcuni appunti nei suoi diari. Gli investigatori li collegano a un possibile rifiuto delle sue avances da parte di Chiara Poggi, ipotizzando così un movente.
La Procura richiama infine un malore che Sempio avrebbe avuto durante un interrogatorio nel 2008, circostanza che, secondo l’accusa, non sarebbe stata inserita negli atti dell’indagine. Tra gli elementi contestati figurano anche alcuni prelievi di denaro effettuati da Sempio e dal padre, che gli inquirenti collegano all’ipotesi di un tentativo di ottenere l’archiviazione della precedente indagine.
Si tratta di circostanze che la Procura ritiene rilevanti ai fini dell’accusa, ma che dovranno essere valutate nelle successive fasi del procedimento. La richiesta di rinvio a giudizio non equivale a una condanna e non modifica la presunzione di innocenza di Sempio.







