Più giovani occupati al Nord, sono l’81%. Il 60% dei diplomati si mette subito a caccia di un lavoro. Tra i meno istruiti sono le donne ad avere la peggio con un tasso di occupazione che arriva quasi al 62%. Maggiori “opportunità”, invece, per i non diplomati di sesso maschile: a trovare un impiego è circa l’80%. Istat fotografa la situazione del mercato del lavoro nella fascia 20-34 anni. Lo studio dice che aumenta il numero di quanti decidono di non proseguire gli studi dopo il diploma. Dice anche, e non è una novità, che il Paese viaggia a più velocità e che il Mezzogiorno continua ad arrancare. Inoltre la transizione scuola/lavoro è tra le più lente d’Europa.
I livelli di istruzione
I giovani tra i 20 e i 34 anni residenti in Italia sono circa 9 milioni. Il 17% ha la licenza di terza media, il 57% ha il diploma, mentre i laureati sono il 25%, quota tra le più basse d’Europa: la media Ue27, infatti, è al 36,3%. Tre diplomati su dieci sono ancora inseriti in un percorso di istruzione. Tra i laureati, il 25,1% è ancora inserito in un percorso formativo, che nella maggioranza dei casi è costituito da corsi di laurea specialistica/magistrale e, in un caso su cinque, da corsi post-laurea (master, specializzazioni, dottorato).
Il 60% dei diplomati subito a caccia di un lavoro
Sei diplomati su dieci ritengono di avere una formazione sufficiente per entrare subito nel mondo del lavoro. Per molti, però, il vero problema è pagarsi gli studi universitari. La scelta di non proseguire è spesso dettata da ragioni economiche e familiari. Il mantenimento agli studi è una ragione più che valida per fermarsi.
Un diplomato su tre interrompe gli studi universitari
Il 40% dei diplomati opta per l’università, ma quasi uno su tre lascia gli studi nel momento in cui si trova un impiego e i tempi di lavoro finiscono per sormontare quelli dedicati alla frequenza dei corsi e allo studio. La quota di ritiri è più alta della media europea.
Il tasso di occupazione
Il tasso di occupazione dei 20-34enni usciti dai percorsi di istruzione è pari al 70,2%. Tra chi è in possesso della licenza media è pari al 56,2%. Sale al 71,1% tra i giovani con il diploma e raggiunge l’82,2% tra coloro che sono in possesso della laurea. In questa fascia d’età il tasso di inattività dei giovani con un basso livello di istruzione è pari al 32,2%. Il divario Italia-Ue27 nei tassi di disoccupazione tende a ridursi all’aumentare del tempo trascorso dal conseguimento del titolo di studio, dice Istat, arrivando ad annullarsi tra i laureati da oltre 3 anni.
Più occupati al Nord
Istat dice che l’Italia viaggia a tre velocità, una per ciascuna area del Paese. Al Nord i giovani occupati sono l’81,4%, al Centro il 74,9% mentre al Sud e nelle Isole sono il 54%. I disoccupati meridionali sono il 20,5%. Nelle regioni del centro sono il 9,8% mentre al Nord il 6,3%. Nel Mezzogiorno il tasso di inattività al 32,2% è superiore di 15,1 punti rispetto al Centro e di 18,9 punti in confronto al Nord. Il tasso di occupazione dei laureati nel Mezzogiorno è al 70,7%. Al Nord è all’88,7% e al Centro all’82,3%. La disoccupazione è al 12,7% contro il 6,6% del Centro e il 4,7% del Nord.
Competenze possedute e lavoro
I numeri Istat evidenziano un altro elemento spesso sottovalutato: la percezione circa la corrispondenza tra il livello di istruzione posseduto, l’area disciplinare del titolo di studio, le competenze complessive maturate e il lavoro svolto. Un diplomato su quattro e un laureato su tre ritengono infatti di aver svolto o di svolgere un lavoro per il quale sarebbe stato sufficiente un livello di istruzione più basso di quello posseduto. Il fenomeno della sovra-istruzione si concentra nelle forme di lavoro più precarie, è diffusa soprattutto tra le donne diplomate e in generale al Sud. Si manifesta tra i giovani occupati con contratto di collaborazione o di prestazione d’opera occasionale (49,9% tra i diplomati e 43,1% tra i laureati) e tra i dipendenti a termine (40,7% nei diplomati, 29,5% nei laureati).
Sovra-istruzione, i settori più esposti
Le incidenze massime nella percezione della sovra-istruzione si registrano, dice Istat, in agricoltura (46,9% tra i diplomati e 82,2% tra i laureati) e nel settore degli alberghi e ristoranti (47,9% tra i diplomati e 58,1% tra i laureati). Ma risulta elevata anche nel settore del commercio (36,1% tra i diplomati e 49,5% tra i laureati). Scende invece al minimo nel settore istruzione e sanità (11,3% tra i diplomati e 10,2% tra i laureati).
Il rischio povertà
Oggi Eurostat ha diffuso le stime preliminari sulle statistiche Ue 2025 sul reddito e le condizioni di vita. Le persone a rischio di povertà in Italia sono il 18,6% della popolazione. Quota superiore alla media europea che è al 16,4% in aumento dello 0,1% rispetto al 2024. Eurostat dice che in Italia un giovane su quattro nella fascia d’età compresa tra i 15 e i 29 anni è a rischio povertà.







