Italia sull’orlo del fallimento: 10mila aziende in liquidazione, 7 milioni di persone rischiano di perdere casa e lavoro per i debiti

Sempre più imprese italiane entrano in crisi. Duemila in più negli ultimi 12 mesi. Nel 2025 le procedure di regolazione della crisi sono arrivate a 13.470: erano 11.660 nel 2024 e 9.583 nel 2023, con un aumento del 15,5% in un anno. Le liquidazioni giudiziali, cioè i vecchi fallimenti, sono state 9.869, il 7,2% in più rispetto al 2024. Nel solo secondo trimestre del 2025 hanno dovuto avviarne una 2.712 imprese, il 18% in più rispetto allo stesso periodo del 2024 e il 33% in più rispetto al 2023. Il settore più colpito è il commercio, con 826 casi nel secondo trimestre contro i 713 del primo, seguito da edilizia e servizi. A delineare questo quadro sono i numeri dell’ultimo report Eurispes sullo stato di salute delle imprese italiane.  La mortalità aziendale è precoce: il 20% delle nuove imprese chiude entro i primi due anni di vita, mentre ben il 65% non supera il decennio di attività. In più l’istituto di ricerca evidenzia la situazione di estrema fragilità delle famiglie alle prese con il problema del sovraindebitamento. Sette milioni di persone sono in forte difficoltà.

Il quadro regionale

La crisi appare particolarmente concentrata nelle aree a più alta densità produttiva.

Il Nord-Ovest registra la maggiore concentrazione nazionale dei casi. La Lombardia è la regione più colpita in assoluto, assorbendo da sola circa il 30% del totale dei casi italiani. Seguono Lazio ed Emilia-Romagna, con un numero complessivo di procedure e dissesti registrati superiore alle altre regioni. Sul versante opposto, realtà come Valle d’Aosta, Molise e Basilicata mostrano una frequenza nettamente minore del fenomeno, rispecchiando la loro minore concentrazione industriale e produttiva.

I settori più colpiti

Le sofferenze maggiori colpiscono il commercio (826 liquidazioni nel solo secondo trimestre 2025), l’edilizia e i servizi, oltre a comparti industriali specifici come il metallurgico (+48,4%) e la moda (+41,1%).

Le vulnerabilità di filiera

Il report mette in luce come ogni territorio mostri una specifica “vulnerabilità di filiera“, con determinati comparti produttivi che guidano le crisi a livello locale. In Lombardia, le costruzioni guidano la classifica regionale per procedure attivate, seguite da commercio, manifattura e attività immobiliari. Nel Lazio le maggiori difficoltà riguardano il commercio, sia all’ingrosso che al dettaglio.  Nelle Marche la crisi si concentra soprattutto nel comparto manifatturiero. Rappresenta da solo oltre un terzo di tutte le procedure attivate nella regione.

La liquidazione non è l’unica strada

Crescono anche gli strumenti alternativi alla liquidazione. Le istanze di composizione negoziata sono passate da circa 600 nel 2023 a 1.048 nel 2024 e a 1.776 nel 2025 (+69,5%), ma solo il 20% si chiude con un risanamento. Nel 2025 i concordati preventivi sono stati 895 (+17,5%). I concordati semplificati sono saliti a 143, dagli 85 del 2024, e gli accordi di ristrutturazione dei debiti hanno registrato 348 aperture.

Famiglie sempre più in sofferenza

Sul versante delle persone fisiche e dei consumatori, il quadro rescritto da Eurispes è altrettanto delicato: il 57,4% degli italiani dichiara di fare fatica ad arrivare a fine mese. Secondo le stime della Banca d’Italia, oltre 7 milioni di persone si trovano in condizioni di sovraindebitamento, una situazione caratterizzata da un permanente squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile. Paradossalmente, ciò avviene in un Paese in cui le famiglie figurano al terzo posto in Europa per patrimonio netto, ma soffrono di una forte fragilità da liquidità. Tale sofferenza le espone al rischio di spese impreviste o tassi variabili, ma anche all’emarginazione sociale e al pericolo di usura. Il credito al consumo ha un ruolo determinante: la facilità con cui fino ad oggi sono stati concessi prestiti per i più svariati motivi ha esposto i consumatori a pesanti rischi di insolvenza.

Il Codice della crisi

Per gestire queste emergenze il Codice della crisi, istituito con il D.Lgs. n. 14/2019, ha predisposto una serie di strumenti calibrati sia per le imprese che per le famiglie e i lavoratori autonomi. La norma poggia su quattro pilastri.

Il primo è la possibilità di procedere alla ristrutturazione dei debiti, uno strumento che non richiede l’assenso dei creditori ma una valutazione giudiziale di convenienza.

Il secondo è il concordato minore, destinato a piccoli imprenditori e lavoratori autonomi con prosecuzione o liquidazione dell’attività.

La liquidazione controllata del patrimonio, poi, blocca l’attivo per tre anni garantendo al debitore esclusivamente il limite del “minimo vitale” per il sostentamento familiare.

Infine l’esdebitazione del sovraindebitato incapiente, una misura straordinaria che concede la cancellazione integrale dei debiti una sola volta nella vita a soggetti meritevoli privi di beni o redditi.