In meno di due mesi dall’apertura dei termini, il piano Transizione 5.0 ha generato progetti di investimento che hanno raggiunto quota 4,75 miliardi di euro.
I dati, aggiornati al 13 agosto 2026 dal ministero delle Imprese e del Made in Italy dicono che le domande presentate per accedere all’iperammortamento sugli investimenti tecnologici e green sono già 15mila.
Lo sportello telematico affidato al Gestore dei servizi energetici risulta affollato di progetti. Quelli già confermati, per i quali è stata fornita la prova di un acconto versato ai fornitori pari ad almeno il 20%, ammontano a 2,27 miliardi. Quelli in fase preliminare ammontano a 2,96 miliardi.
Dunque 5,23 miliardi con uno scostamento di 485 milioni al netto di una parziale sovrapposizione di richieste da parte di 1.297 imprese che hanno avviato la bozza di conferma.
Parliamo di numeri che vanno ben oltre le previsioni iniziali. E che nelle settimane precedenti la pausa estiva hanno segnato incrementi record. Per il ministero delle Imprese, guidato da Adolfo Urso, si tratta della conferma della validità delle scelte strategiche compiute con l’ultima legge di bilancio.
Il vantaggio dell’iperammortamento consiste in una maxideduzione sulla base della maggiorazione (fino al 180%) del costo di acquisizione dei beni.
La ripartizione degli investimenti: il dominio assoluto del digitale
Sebbene le componenti strutturali del beneficio fiscale riguardino digitale e green le domande evidenziano il dominio assoluto degli investimenti nel primo settore su cui converge il 98% della spesa delle imprese.
Al contrario, la componente relativa ai software e agli impianti da fonti rinnovabili appare al momento trascurabile, un elemento che il ministero stesso ritiene meritevole di riflessione.
Le ragioni di questo squilibrio sono in parte di natura burocratica e normativa. Per quanto riguarda il software, invece, pesa il mancato allargamento alle soluzioni cloud che avrebbe di sicuro ampliato la platea dei richiedenti. Acquisti non ammortabili perché consistenti in servizi in abbonamento, non inseriti nel piano di Transizione 5.0.
Sul fronte delle fonti rinnovabili, le criticità sembrano risiedere nella complessità delle procedure e nella limitata platea dei fornitori, che offrano prodotti a prezzi convenienti, da cui è possibile acquistare beni incentivabili.
L’attesa dei decreti attuativi e il rallentamento della produzione
Il boom di domande registrato tra giugno e agosto è stato alimentato anche dalla lunga attesa per i decreti attuativi. Molti investimenti, rimasti “congelati” nella prima parte del 2026, si sono riversati sul portale del Gse non appena è stato reso operativo.
Questo fenomeno ha avuto un impatto immediato e potente sul mercato interno. Gli ordini domestici di macchine utensili, che avevano segnato un preoccupante -30% nel primo semestre dell’anno, hanno ripreso a marciare a ritmo sostenuto proprio a partire da giugno. Un segnale di fiducia che si riflette anche nei tempi di realizzazione: il 78% degli investimenti presentati punta al completamento entro l’anno in corso.
Il nuovo modello fiscale: dall’incentivo automatico all’iperammortamento
A differenza della precedente Transizione 4.0, il piano 5.0 non si basa su crediti d’imposta automatici soggetti a “click day”, ma sul meccanismo dell’iperammortamento. Si tratta di una maxi-deduzione fiscale sui costi di acquisizione dei beni, che le imprese possono spalmare su più anni una volta completate correttamente tutte le procedure e le comunicazioni di ultimazione.
Questa agevolazione reintroduce la logica della maggiorazione del costo di acquisizione dei beni agevolabili, riconosciuta ai soli fini fiscali per il calcolo delle quote di ammortamento e dei canoni di locazione finanziaria, in sostituzione dei crediti d’imposta Transizione 4.0 e Transizione 5.0.
Non c’è un effetto di esaurimento immediato delle risorse. Lo Stato ha stanziato 9,8 miliardi di euro, ripartiti in termini di finanza pubblica fino al 2035. Sebbene gli investimenti presentati siano di 4,75 miliardi, il costo reale per l’Erario (l’assorbimento delle coperture) è stimato in circa 1,5 miliardi di euro.
Il Governo ha già aperto alla possibilità di un rifinanziamento nella prossima legge di bilancio. I 5,23 miliardi attuali rappresentano già una parte significativa dei 30 miliardi di investimento totale a beneficio della digitalizzazione delle imprese stimati per l’intero periodo di applicazione del piano di agevolazioni (fino al 30 settembre 2028).







